Nada, una voce e una scrittura ‘malanima’ e la sua passione per il Toscano

Nada, la sensualità in musica

Nada, la sensualità in musica

UN PICCOLO RITRATTO DI NADA.

Nada Malanima (Gabbro, Toscana, classe 1953), nota al mondo semplicemente come ‘Nada’, si chiama proprio così, ‘Malanima’. Un cognome, un destino. Nada è molto di più di una cantante, una che a quindici anni era già famosa in tutto il mondo a partire dalla ribalta di Sanremo con ‘Ma che freddo fa’ (provate ad ascoltarla: ancora mette i brividi), che nel 1973 Sanremo lo vince con ‘Il mio cuore è uno zingaro’ (una filosofia d’intenti, più che una canzone). Nada, già allora, abbandona la strada di un successo facile e futile, falso e stereotipato, per lavorare con un gigante misconosciuto come Piero Ciampi (poeta-cantautore) e: il titolo dell’lp, Ho scoperto che esisto anch’io, dice tutto. Nada è, certo, anche Amore disperato, come recita il titolo della canzone che la riporta alla ribalta di un successo internazionale negli anni Ottanta (e chi non ricorda quell’ ‘ah ah’ sensuale e profondo?) ma è anche e soprattutto collaborazioni artistiche raffinate, come con l’Orchestra Avion Travel, Mauro Pagani e Massimo Zamboni, che segnano la sua carriera artistica fino agli anni Novanta. Nada è, nel 2007, di nuovo Sanremo, ma con una canzone e poi un album interamente scritto da lei (Luna in piena) fino all’ultimo album, Vamp, uscito nel 2011. Nada è non solo musica e parole, ma anche molto altro ancora: teatro e letteratura, per dire in un crossover culturale e artistico continuo. A teatro Nada, dal 2008 in poi, vuol dire Musicaromanzo, spettacolo in cui l’artista racconta se stessa attraverso monologhi e canzoni all’interno di un’intima atmosfera onirica. In libreria, Nada è già un’autrice di spessore, anche se la sua ritrosia tende a vivere il suo talento come il suo successo, con semplicità e rigore. Sempre nel 2008 esce il romanzo autobiografico Il mio cuore umano (Fazi), da cui verrà tratto anche un film tv, e nel 2012, per Bompiani, il romanzo La grande casa, storia dell’amicizia di tre donne speciali (Elke, Gemma ed Emilia) e del destino che le ha fatte incontrare. Sempre donne, al centro dei suoi racconti, come nell’esordio letterario (Le mie madri, Fazi, 2003) perché – dice Nada – “La pazzia mi sfiora o ce l’ho dentro, mi accompagna, non sono una scrittrice, ma è una vita che scrivo per me stessa”. Perché Nada è sempre una donna vera, che canti o scriva.

Nada canta a Sanremo (1969)

Nada canta a Sanremo (1969)

INTERVISTA: ‘UN AMORE DISPERATO’. LA PASSIONE DI NADA PER IL TOSCANO.

Nada fuma il sigaro con un’eleganza dandy, ma anche con passione. Nada (Malanima) e il sigaro sono, oramai, un binomio inscindibile. Nada ‘è’ il sigaro. Al femminile, si capisce, ma un femmineo roco, pastoso, scontroso e sensuale. ‘Alla Nada’. Nada fuma il sigaro con passione e determinazione e non se ne separa mai, quasi come con Gerry Manzoli, suo compagno di vita e di arte, il suo amore. Perché Nada, quando ama, ama intensamente, profondamente, voluttuosamente. Amore disperato? No, amore incatenato sì, però. Questa è la prima intervista che Nada concede sulla sua passione non segreta e nascosta, ma vissuta ed esibita, quella del sigaro, passione che però non ha mai raccontato. E, possiamo assicurarvelo, quando Nada ‘racconta’ è come sentirla cantare. Senti il miracolo che è.

Nada, quando hai iniziato a fumare il sigaro? E perché?

Oh, è nata molto tempo fa, ma lo ricordo con precisione. Era il 1983, ero in barca, a fare un viaggio per il Mediterraneo, e c’era un mio amico che fumava il sigaro, un Toscano. Io avevo smesso da un po’ di fumare sigarette, mi facevano male. Eravamo in un luogo bello, incantato. Ho assaporato il Toscano e, da allora, non ho più smesso. E’ diventato il mio modo di fumare. Da allora in poi, devo avercelo sempre dietro, il ‘mio’ Toscano.

Che tipo di Toscano fumi e quando lo fumi?

Antico Toscano. Sempre e solo quello. Ho provato un po’ di tutto e anche se so che vi sono delle qualità più pregiate non riesco a ‘tradire’ l’Antico. Non c’è un momento particolare, per fumare. Fumo spesso, quando e dove posso. Dopo pranzo, fumo sempre. In ogni caso, ho sempre in mano un Toscano, per tutta la giornata. E il momento in cui me lo assaporo di più è quando sono da sola, in relax, mentre leggo o penso.

Prendi precauzioni, rispetto all’ambiente esterno, quando fumi?

Sì, cerco di non dare fastidio agli altri. Ma vedi, succede che le persone che ho intorno se all’inizio mi guardano storto, appena tiro fuori il sigaro e sto per accenderlo, poi si ricredono. Perché un Toscano puzza molto meno di quanto si dica! A me, in ogni caso, piace anche il suo odore, lo assaporo. E ricordo a tutti che le sigarette puzzano molto di più…

Hai un modo tuo di fumare il Toscano?

Sì, ma è del tutto inconsapevole. Molti intenditori mi dicono che lo fumo molto bene, che faccio in modo che non puzzi e che il mio ‘tiraggio’ è molto buono, ma io lo faccio senza rendermene conto.

Usi gli assessori classici che accompagnano un buon sigaro?

Devo ammettere che li uso molto poco. Eppure, da quando si è diffusa la notizia che fumo il sigaro, mi hanno riempito casa, specialmente a Natale, di tutti i regali possibili e immaginabili legati al Toscano: portasigari, tagliasigari, umidificatori, etc. Io, però, sono molto discola e anarchica anche in questo. Me li dimentico e spesso, quando sono in giro, faccio come posso. Taglio i sigari con il coltello, con le forbici o con quello che capita! Lo so che non è da puristi, ma me la cavo lo stesso. Vale lo stesso per i portasigari. Me li dimentico e dunque i sigari li porto sciolti nella borsa, o in tasca, ma sempre ben arrotolati o avvolti in fazzoletti o tovaglioli. Mi piace sentirmi addosso l’odore del Toscano, sempre.

Quando scrivi o componi fumi?

No, mai. Fumo quando sono in relax, quando leggo o bevo o dove capita.

Donne e sigaro, un abbinamento che ancora oggi molto giudicano ‘sconveniente’…

Oh, sì, ogni tanto mi guardano strano e capisco che pensano con una certa sorpresa o scandalo: ‘guarda, una donna che fuma il sigaro!’. Le donne fumano poco il sigaro, è vero, che è ancora associato a una cosa maschile, ma io non ci penso. Fumo il sigaro perché mi piace e basta! Comunque, non penso affatto che il sigaro uccida la femminilità, sono solo convenzioni. E se qualcuno pensa che sono ‘un maschiaccio’ solo perché fumo il sigaro, beh si sbaglia di grosso…

A proposito di donne. Sono sempre al centro dei tuoi romanzi, anche dell’ultimo, La grande casa.

Forse perché sono una donna e conosco meglio l’argomento… Non credo che le donne siano migliori o peggiori degli uomini, ma sono diverse da raccontare: mi permettono di descrivere personalità complesse e tormentate, grazie alla loro femminilità, mentre gli uomini sono figure più distaccate e razionali.

In cosa, il tuo ultimo libro, è diverso dagli altri due precedenti?

Negli altri c’era molto più autobiografia, c’era molto più me stessa, in questo no, sono storie diverse (anche se c’è la storia di una cantante). Quando scrivi c’è sempre molto di te, della tua sensibilità, ma questa è una storia inventata, anche se ispirata a fatti che ho vissuto. Ci si può calare dentro pensando di trovarci qualcosa di me, ma i romanzi inventano sempre, pur partendo dalla realtà…

E’ più difficile scrivere libri o canzoni?

Non è faticoso nulla, se ci credi. Sono sempre cose che mi nascono da dentro. Scrivo le canzoni che amo ed a un certo punto ho sentito l’esigenza di andare oltre, di raccontare storie. Scrivere mi viene facile, come cantare. Poi sono gli altri, quelli che ti stanno intorno e che ti aiutano, ti danno fiducia, a farti credere nelle tue capacità e in quello che stai facendo, che ti dicono che hai delle possibilità.

Già, perché – in fondo – scrivere o cantare è come fumare: devi piacere anche a chi ti sta intorno (et. co.).

 NB. Questo articolo è stato pubblicato sul numero 2/2012 della rivista ufficiale del sigaro toscano, ‘Il Toscano”.

il sito ufficiale della cantante Nada

Una indimenticabile canzone di Nada, ‘Ma che freddo fa’:

http://www.youtube.com/watch?v=T1jdyA8Cikw (“Ma che freddo fa“)

 

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