“Piove, governo ladro!”. Una frase celebre inventata da un vignettista d’altri tempi, il mazziniano piemontese Casimiro Teja

Garibaldi difende la 'Giovane Italia' dagli appetiti dei governanti piemontesi e savoiardi.

Garibaldi difende la ‘Giovane Italia’ dagli appetiti dei governanti piemontesi e savoiardi.

E’ a lui che si deve la famosa imprecazione – ormai un luogo comune, specie in tempi (mesti, come quelli attuali) di post-grillismo militante, “Piove, governo ladro!”. Imprecazione che, per quanto sia buona sotto ogni governo (e, dunque, per e in tutte le ‘stagioni’ politiche italiane: Prima, Seconda o Terza Repubblica che sia…), è sempre più che attuale. Peraltro, quando Casimiro Teja la adoperò in una vignetta per la prima volta ‘correva l’anno’ 1861 e, sul giornale che Teja dirigeva dall’età di 26 anni, il Pasquino, la usò a corredo di una vignetta che illustrava un comizio indetto dai mazziniani. I ‘grillini’ dell’epoca, si potrebbe dire, e Mazzini era il loro guru in esilio volontario permanente, proprio come Giuseppe (detto ‘Beppe’) Grillo: infatti, ai mazziniani ieri come ai grillini oggi, non andava mai bene nulla.

Eppure, anche se la città di Torino ha dedicato a Teja una statua (realizzata nel 1903 da Edoardo Rubino, oggi si trova in piazza IV marzo) che lo raffigura in altorilievo proprio sotto la copia del busto del romanissimo Pasquino (celebre inventore, nel Cinquecento, delle cd. ‘pasquinate’ che, affisse all’inizio della suggestiva e centrale di via del Governo Vecchio, prendevano di mira papi, cardinali, aristocratici e grandi uomini di Roma) e la città di Roma ha voluto intitolare a Teja una via stradale, la drammatica damnatio memoriae che attraversa, ormai da decenni, la nostra società, ha prodotto una grave ‘dimenticanza’: trascinare nell’oblio Teja. Ed è stato solo grazie alla recente e meritoria opera dell’ultimo Consiglio regionale del Piemonte ad averci messo, come si suol dire, una ‘pezza’.

sembra un cosacco, il vigmnettista mazziniano...

sembra un cosacco, il vigmnettista mazziniano…

Vignettista, illustratore, caricaturista, ma anche giornalista, scrittore, viaggiatore e, inoltre, alpinista, Casimiro Teja (Torino, 1840-1899), Teja meritava davvero di essere ‘riscoperto’, oltre che ricordato e celebrato. Ecco perché, dunque, vale(va) davvero la pena andare a visitare (la mostra era visitabile dal 4 ottobre e fino al 16 novembre 2013, ndr.), la mostra “Casimiro Teja. Sulla vetta dell’umorismo”. Curata da due valenti disegnatori torinesi, Dino Aloi e Claudio Mellana, e organizzata e resa possibile dall’Archivio di Stato di Torino, l’esposizione presenta i migliori e più riusciti disegni dell’arte del “principe dei caricaturisti” (Teja, appunto) vissuto a fine del XIX secolo in un Piemonte allora cuore del nuovo ‘stato unito’ italiano, regio e sabaudo, e delle sue contraddizioni. Disegni e tavole che si possono ammirare insieme a stampe originali, tavole e illustrazioni pubblicati da Teja sulle diverse riviste e giornali con cui il caricaturista piemontese collaborava (Le scintille, Spirito Folletto, il Fischietto e Pasquino, dove si firmava ‘Puff’: una rivista umoristica allora molto quotata e popolare, Pasquino, che Teja diresse dal 1826 fino alla morte). In più, una sezione di disegni e vignette realizzate dai contemporanei di Teja e scelti tutti nel descrivere la ‘montagna’ in onore dei 150 anni del Cai (Club Alpino italiano) di cui anche Teja è stato un convinto e appassionato frequentatore.

Nntevole la bellezza stilistica del ritratto e l'uso raffinato dei caratteri

Nntevole la bellezza stilistica del ritratto e l’uso raffinato dei caratteri

Pezzo forte e ‘cuore’ della mostra su Teja è l’album di schizzi inediti (tavole disegnate a matita, per la precisione) che, ritrovati e comperati da un collezionista privato, che viene esposto al pubblico per la prima volta. Del resto, Teja realizzava incisioni e litografie di cui non sono, purtroppo, rimasti i disegni originali e l’album degli inediti costituisce una sostanziale testimonianza unica del suo modo di lavorare. Altri lavori esposti sono reportage giornalistici fatti da Teja per i suoi giornali: una sorta di – prezioso e curioso – carnet de voyage per immagini tra i quali spicca il racconto (racconto disegnato, ovviamente) del viaggio compiuto in Egitto per l’inaugurazione del ‘taglio’ dell’Istmo di Suez (novembre 1869, un evento, per qui tempi, davvero epocale) e il viaggio – tutto casalingo – “Da Torino a Roma” in occasione del trasferimento della capitale del Regno d’Italia prima da Torino a Firenze (1866) e – dopo la conquista sabauda dello Stato Pontificio – del secondo trasferimento, definitivo, della capitale italiana da Firenze a Roma (1870).

Illustrazione sul Pasquino del viaggio di Teja sul nascente istmo di Suez

Illustrazione sul Pasquino del viaggio di Teja sul nascente istmo di Suez

Chicca finale, l’album di schizzi inediti (tavole disegnate a matita) ritrovato da un collezionista ed esposto al pubblico per la prima volta (opera di grande valore perché i disegni realizzati da Teja oggi disponibili sono rarissimi) e dei reportage giornalistici che fanno di Teja, tra le altre cose, anche un precursore in Italia dei carnets de voyage.Tra questi ultimi spicca il racconto disegnato del viaggio compiuto dal vignettista in Egitto per il taglio dell’istmo di Suez (novembre 1869).

NB. Questo articolo è stato pubblicato sulle pagine culturali del quotidiano Libero il 10 ottobre 2013.

In mancanza di meglio e in assenza di riferimenti, ecco alcune delle (splendide) vignette e disegni di Teja che offrono Wikipedia e Digilander