Le elezioni europee del 25 maggio. Un test cruciale per i diversi attori politici e gli equilibri interni (italiani)

La sede del Parlamento europeo di Bruxelles

La sede del Parlamento europeo di Bruxelles vista dall’esterno.

Il 25 maggio 2014 si terranno, anche in Italia, le elezioni europee, che riguarderanno nel complesso i 28 stati membri dell’Unione Europea. Sono le ottave elezioni per il Parlamento Europeo a cui hanno partecipato i cittadini italiani a partire dal 1979 e sono le prime elezioni che, in base al Trattato di Lisbona, porteranno alla elezione da parte del Parlamento Europeo (PE) del presidente della Commissione Europea, capo dell’Esecutivo europeo, sulla base di una proposta fatta dal Consiglio europeo, ma per la prima volta prendendo in considerazione il risultato delle elezioni (articolo 17, paragrafo 7 del Trattato europeo).

Il sistema elettorale in vigore in Italia per la scelta dei rappresentanti da mandare al PE è un sistema proporzionale di lista con la possibilità di esprimere da una a tre preferenze per i singoli candidati, con un di più’ le ‘quote rosa’, introdotte di recente per legge (su tre preferenze possibili espresse e’ obbligatoria l’alternanza di genere uomo-donna-uomo, donna-uomo-donna, donna-donna-uomo, ove manchi una donna il voto e’ invalido).

In totale, all’Italia sono assegnati 73 seggi. Il territorio è diviso in cinque circoscrizioni elettorali: Nord-ovest (20 seggi), Nord-est (14 seggi), Centro (14 seggi), Sud (17 seggi), Isole (8 seggi). Inoltre. A ciascuna circoscrizione spetta un numero di seggi proporzionale al numero di abitanti risultante dall’ultimo censimento della popolazione. Per presentare una lista alle elezioni europee era necessario raccogliere le firme, per ogni singola circoscrizione, di almeno 30.000 e non più di 35.000 elettori, tranne nel caso in cui la lista abbia partecipato alla precedenti elezioni al Parlamento italiano o europeo con un proprio simbolo e ottenendo almeno un seggio.

Per ottenere seggi nel PE ciascuna lista deve superare un soglia elettorale stabilita a livello nazionale, pari al 4% dei voti validi. Per le liste delle minoranze linguistiche è prevista la possibilità di collegamento con una lista nazionale: in tal caso i voti della lista linguistica andranno ad incrementare quelli della lista nazionale, ottenendo uno dei suoi seggi qualora un candidato linguistico ottenga almeno 50.000 suffragi.

Nel campo degli studi elettorali, le elezioni europee sono sempre state considerate come second order elections, ossia elezioni in cui le questioni europee sono in secondo piano. I partiti fanno cioè’ campagna elettorale su temi e questioni prevalentemente nazionali su cui poi gli elettori basano le loro scelte di voto. Inoltre, le elezioni di secondo ordine sono elezioni in cui la posta in gioco è minore (o è percepita come tale) rispetto alle elezioni politiche (quando invece in palio c’è il governo del proprio paese) e di conseguenza la partecipazione al voto è minore e gli elettori si sentono più liberi nelle loro scelte elettorali, punendo nelle urne i partiti di riferimento quando si ritiene che non stiano svolgendo un’azione politica efficace e consona alle proprie aspettative.

Secondo questa prospettiva, quindi, le elezioni per il PE costituiscono un laboratorio per i partiti per sperimentare nuove offerte elettorali e sono un arena elettorale particolarmente favorevole per i partiti all’opposizione e per quelli di protesta, mentre i partiti al governo di solito sono svantaggiati in base alla teoria del ciclo elettorale. In particolare, i partiti di governo tendono a subire perdite quando le elezioni europee non si svolgono subito dopo le elezioni nazionali (quando solitamente i governi sono in “luna di miele” con gli elettorati), ma quando avvengono circa a metà legislatura.

In base a quanto scritto fino ad ora, si capisce come le prossime elezioni europee in Italia rappresentino un interessante test elettorale per diversi attori politici. In primo luogo sono un importante test per il principale partito al governo, il PD. Infatti, tali elezioni cadono dopo poco più di un anno rispetto alle precedenti elezioni politiche, quando il Pd prese il 25,4% e risulto’ il primo partito per un soffio e prima coalizione alla Camera solo grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge in vigore, il Porcellum, che venne conquistato dalla coalizione Italia Bene Comune (Pd-Sel-PSI) con il 29,5 % dei consensi che permise al centrosinistra di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera (55%) ma non al Senato, dove la situazione e’ ancora più’ frastagliata e controversa a causa di premi che li’ sono regionali. Piu’ difficile bissare il risultato del Pd di Veltroni alle Politiche del 2008 (33%), molto più’ facile superare il risultato del Pd alle Europee del 2009 (26,1%). Le europee, inoltre. in realtà avvengono in un contesto politico del tutto nuovo determinato dalla nascita del governo Renzi nel febbraio 2014. Per Renzi e per la popolarità del suo governo da poco insediato, quindi, tali elezioni costituiscono un importante banco di prova.

Lo stesso si può dire per i due principali partiti all’opposizione, in particolare per il M5S e per Forza Italia. Per Grillo e il suo movimento si tratta della ‘scommessa’, molto azzardata, di qualificarsi come primo partito italiano, togliendo al Pd un primato che, per un soffio (grazie al voto degli italiani all’estero) l’allora partito guidato da Pier Luigi Bersani ha conseguito alla Camera dei Deputati alle ultime elezioni politiche. In caso di vittoria dell’M5S, peraltro il suo leader, Beppe Grillo, ha già’ annunciato che chiederà’ le dimissioni del governo Renzi, quelle del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, l’elezione di un nuovo Capo dello Stato e l’indizione di nuove elezioni politiche anticipate. Obiettivo molto ambizioso dell’M5S (25,5% alle ultime elezioni politiche, dati Camera) e’, dunque, quello di superare almeno il 30% dei voti. Infatti, il Pd e’ accreditato almeno di tale cifra nelle peggiori delle previsioni e negli ultimi sondaggi (sondaggi che, nelle ultime settimane di campagna elettorale, non si possono divulgare).

Nel caso di Forza Italia, poi, la verifica elettorale avverrà in un momento delicato per la vita di questo partito, con il leader Silvio Berlusconi non solo interdetto dai pubblici uffici e quindi incandidabile, ma anche limitato (se non impossibilitato) nel fare campagna elettorale dal momento che ad aprile si saprà se Berlusconi dovrà espiare la pena ai servizi sociali o agli arresti domiciliari. Obiettivo primario di FI e’ non scendere sotto la soglia del 20% dei voti, considerando che alle Europee del 2008 l’allora Pdl prese il 35,3% mentre alle ultime elezioni politiche sempre il Pdl prese il 21,5%.

Ma c’è un ulteriore motivo che rende tale tornata elettorale estremamente interessante: il fatto che quelle del maggio 2014 potrebbero essere le prime elezioni europee caratterizzate dalla rilevanza e dalla centralità delle questioni legate all’Unione Europea e al suo funzionamento, perdendo così il carattere di elezioni di secondo ordine. Infatti, l’attuale crisi dell’Eurozona (come effetto della crisi economica globale dovuta al crollo di Wall Street nel 2008) è iniziata alcuni mesi dopo le ultime elezioni del PE nel giugno 2009. Anche se ha interessato la maggior parte degli Stati membri dell’UE, le economie più colpite sono state quelle del sud Europa, tra cui appunto l’Italia. Con le dure misure di austerità imposte a questi paesi, il consenso delle istituzioni dell’UE presso l’opinione pubblica è significativamente diminuito. A tal proposito, sarà importante capire quale sarà la performance elettorale dei partiti euro-scettici (in primis il M5S, ma per certi aspetti anche Forza Italia), di quei partiti che chiedono apertamente l’uscita dell’Italia dalla zona Euro (Lega Nord e Fratelli d’Italia) e infine di quelli che chiaramente focalizzeranno la propria campagna elettorale sulla critica radicale alle misure di austerità imposte dall’Unione Europea (Lista Tsipras).
Per quanto riguarda i partiti cd. ‘Minori’ obiettivo di tutti costoro e’ superare la soglia di sbarramento, fissata in Italia, come in altri Paesi della Ue, al 4%, anche se tale soglia e’ stata di recente dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale tedesca e un ricorso pende, da poco, anche presso la Consulta italiana. Per l’NCD guidato dal ministro Angelino Alfano (ex segretario del Pdl che ha rotto con Berlusconi e fondato il nuovo partito), alleato con l’UDC di Pierferdinando Casini si tratta di questione di vita o di morte politica e di dimostrare di essere l’ago della bilancia dentro il governo. Per la Lega Nord guidata da Matteo Salvini pure e’ lotta di sopravvivenza, ma mentre NCD e Lega venivano dati, negli ultimi sondaggi diffuso prima del blocco, sopra tale soglia, per Scelta Civica (il partito fondato da Mario Monti e oggi guidato dal ministro Stefania Giannini), Fratelli d’Italia (che si è’ fusa con diversi pezzi che vengono dalla storia dell’Msi e di An) di Giorgia Meloni e per la lista Tsipras (formata da personalità’ e professori ‘indipendenti’ della sinistra radicale più’ il Prc di Paolo Ferrero, Azione civile di Antonio Ingroia, e altri movimenti minori) raggiungere la soglia del 4% appare un miraggio. Come pure lo è’ per i Verdi – lista Green Italia degli ecologisti Bonelli e altri.

Gli scranni dove siedono i parlamentari europei a Bruxelles

Gli scranni dove siedono i parlamentari europei a Bruxelles.

I principali attori politici italiani, inoltre, fanno parte di ben determinate famiglie politiche europee, alcune delle quali hanno deciso che i partiti di riferimento in ogni paese si presenteranno alle elezioni dichiarando quale sarà il candidato alla presidenza della Commissione europea (che come si è visto in precedenza sarà poi eletto dal PE). In Italia, ad esempio, il PD (che da poco fa parte organicamente del PSE) sosterrà la candidatura del tedesco Martin Schulz (attuale presidente del PE e membro della SPD), mentre i partiti della sinistra radicale, assieme a esponenti della società civile e a SEL, hanno deciso di dar vita a una lista comune che già nel nome richiama il candidato del partito della Sinistra Europea, ossia il greco Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra radicale greco Syriza. Del Partito Popolare Europeo (il cui candidato alla presidenza è il lussemburghese Jean-Claude Juncker) fanno invece parte Forza Italia, l’UDC e il NCD di Alfano (questi ultimi due alleati tra loro). Scelta Civica invece appoggia il candidato del gruppo liberal-democratico (ALDE), ossia il belga Guy Verhofstadt.

Invece, il M5S non aderisce a nessuna famiglia politica in seno al PE, mentre la Lega Nord e FdI faranno parte dello stesso gruppo del Front National di Marine Le Pen, ossia lo European Freedom and Democracy, che ha deciso di non indicare nessun candidato alla presidenza ritenendo una presa in giro la nuova normativa. Alle precedenti elezioni del 2009, in un contesto in cui l’affluenza era stata del 65,1%, ricordiamolo ancora, il partito nettamente più votato era stato il PDL (membro del PPE), con il 35,3% dei voti (ottenendo 29 seggi), mentre il PD era arrivato secondo con il 26,1% (e 21 seggi).

Ma il 2009 era un’altra era politica: c’era ancora il governo Berlusconi, la sua popolarità era ancora molto elevata e il suo partito era unito. In seguito, la crisi economica si è manifestata in tutta la sua gravità, numerosi scandali politici e giudiziari hanno riguardato i principali partiti e soprattutto Berlusconi, il governo di centrodestra è caduto ed è nato il governo tecnico di Monti, si è affermato sulla scena nazionale un nuovo attore politico come il M5S di Grillo, fino ad arrivare al “pareggio” e all’instabile risultato delle elezioni del febbraio 2013. Sicuramente oggi il quadro è completamente cambiato e non resta che attendere il 25 maggio per capire quali saranno i vincitori e i vinti delle prossime elezioni europee.

NB. Questo articolo e’ stato scritto e pubblicato per il sito della Fondazione Europa Popolare ( http://www.eupop.it) e per il sito Internet dell’MCL (http://www.mcl.it).

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