Senato, la maggioranza tiene ma la ‘rivoluzione’ del nuovo Senato procede a rilento

L'ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica italiana.

L’ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica italiana.

ROMA – SONO INIZIATI a rilento e senza affrontare di petto i nodi più spinosi, in commissione Affari costituzionali del Senato, le votazioni sul ddl Boschi (riforme costituzionali). Bocciati, per ora, tutti gli emendamenti dell’opposizione, grazie soprattutto all’apporto di FI. Forza Italia ha votato sempre con la maggioranza rendendo gli equilibri interni alla commissione, sulla carta precari (15 a 14), solidi per il governo. Le prime votazioni sono finite 15 a 11 per l’esecutivo, con gli azzurri che, ad l’eccezione di Augusto Minzolini, contrario all’idea di un Senato non elettivo, hanno quasi sempre votato con la maggioranza. Insomma, in attesa dell’incontro di giovedì di tutti i gruppi parlamentari azzurri (Camera, Senato, europarlamentari), presente anche Berlusconi, che dovrà dirimere tra l’opposizione interna dei falchi (Brunetta) e la volontà delle colombe di portare a dama la riforma, il governo, per ora, la ‘sfanga’.

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)).

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)).

Ma la calendarizzazione del provvedimento — prevista per giovedì prossimo in aula – non potrà rispettare i tempi previsti. Con i ritmi visti ieri, prima di una o due settimane, il testo di riforma del Senato e del Titolo V in Aula non arriverà, anche se la Finocchiaro assicura che «stiamo andando avanti bene». Ma è proprio la mole dei subemendamenti (581) e lo spessore della riforma (728 pagine) a rendere difficili tempi celeri. I relatori del testo, la presidente della I commissione, Anna Finocchiaro (Pd, che ieri mattina ha incontrato anche il ministro alle Riforme Boschi), e il leghista Roberto Calderoli hanno fatto il punto e poi aperto la seduta.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

A scrutinio segreto è stato votato l’art. 1, quello che recita «Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica». Non si chiamerà più, quindi, ‘Senato delle Autonomie’, come era stato ribattezzato nella bozza originaria del governo, la seconda Camera dello Stato. Votati anche i poteri della Camera, la sola che concederà la fiducia al governo. In realtà, non tutto è filato via proprio liscio. La seduta della commissione, infatti, era cominciata con un problema procedurale sollevato dall’M5S che aveva chiesto alla presidenza di riesaminare la validità della sostituzione dell’ex ministro Mario Mauro da parte del suo gruppo (Popolari per l’Italia). E proprio Mauro è diventato, con i ‘dissidenti’ del Pd, Sel e M5S, tra i più fieri avversari del ddl del governo.

Roberto Calderoli (Lega), correlatore del ddl riforme al Senato.

Roberto Calderoli (Lega), correlatore del ddl riforme al Senato.

Sempre nell’M5S l’ex capogruppo al Senato, Vito Crimi, sostiene che «non è vero che la maggioranza tiene: i punti cruciali, la modifica degli artt. 56-57, sono stati tutti accantonati». In effetti, rimangono da sciogliere ancora diversi nodi e tutti cruciali: il Senato elettivo, la questione dell’immunità e la proposta avanzata da 27 senatori della minoranza interna al Pd (Lo Mor, Gotor, Migliavacca, etc.) che puntano ad alzare il quorum per eleggere il futuro Capo dello Stato. Si dice, però, «soddisfatta» il ministro Boschi: «Si va avanti spediti». Sulla legge elettorale, intanto, il grillino Luigi Di Maio chiede un altro incontro col premier giovedì. Renzi replica: «Domani (oggi, ndr) risponderò con una lettera pubblica».

NB. Questo articolo e’ stato pubblicato il I luglio 2014 sulle pagine di politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidianonazionale.net o @quotidiano.net).

 

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