La Merkel pensa alle dimissioni, da noi se ne vanno solo li cacciano… Un paragone tra Italia e Germania, a meta’ tra calcio e politica

Angela Merkel

Angela Merkel

ROMA. Tedeschi pronti a mollare e a inventare nuove strategie,calcistiche e politiche, in ogni momento, italiani prevedibili, stanchi e, ovviamente, attaccati alla poltrona. La Germania ha vinto il suo IV titolo mondiale e noi subito a ‘rosicare’. E non solo perché siamo stati sbattuti fuori da Brasile 2014 al primo turno, ma soprattutto perché gli ‘amici/nemici’ tedeschi hanno pareggiato il contro proprio con noi. Da oggi in poi, quattro titoli mondiali a testa. Ma da ieri ci si è messa pure la Merkel a darci lezioni di come si sta al mondo. Vorrebbe dimettersi per lasciare il suo, di podio, quello da cancelliere tedesco e da imbattuta. A differenza di come (mai) hanno fatto i premier italiani, pervicacemente incollati fino all’ultimo allo loro seggiola.

La nazionale azzurra vincitrice ai Mondiali 2006

La nazionale azzurra vincitrice ai Mondiali 2006

Paragoni possibili con l’Italia? Nein, nisba, nothing. Si sa, i nostri politici non amano lasciare l’incarico. Una tradizione lunga, consolidata e dura a morire, anche in senso letterale. Così duratura che non è che abbia attraversato, indenne, solo la Prima, la Seconda e la Terza, di Repubblica. No, viene direttamente dalla cuore più antico e sacro della storia d’Italia. Avete mai visto, prima di Joseph Ratzinger (tedesco, appunto… ) un papa dimissionario? Sì, Celestino V fece ‘il gran rifiuto’ ma Bonifazio VIII gli toglieva il fiato e i papi, di solito, manco a cannonate si dimettevano. Ma lì c’era di mezzo il divino, e in qualche modo si poteva comprendere….
>> I reali italiani, con l’eccezione di Umberto II, il ‘re di maggio’, neppure. Poi, appunto, è arrivata la Repubblica. Il potere della Dc era, per sua stessa definizione, ‘eterno’, quello del Psi provò (pallidamente) a imitarlo, quello del Pci veniva da oltre Cortina e in teoria era eterna perché rivoluzionaria.

Renzi Grillo e. Berlusconi

Renzi Grillo e. Berlusconi

Certo, la ‘rivoluzione’ renziana ha prodotto novità: molti ministri giovani, molte donne e un ricambio ‘generazionale’ che non si vedeva da decenni. La famosa ‘rottamazione’, dolce o dura che sia, dipende dai punti di vista. Beppe Grillo – che, però tutto è tranne che ‘nuovo’ – ci ha messo del suo. Nuove molte alte cariche dello Stato (tra tutti Senato e Camera), uguale solo il Capo, Napolitano, che però il raddoppio dell’incarico non lo voleva e per quello l’hanno dovuto pregare.

Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer

E tutto il resto? Silvio Berlusconi è sempre lì, prima come imprenditore (1976 e seguenti) e poi come politico (dal 1994): fanno circa quarant’anni. Massimo D’Alema ancora coltiva ambizioni europee,eppure viene dagli anni Settanta, anche se è ormai fuori dal parlamento. Ex parlamentare è Walter Veltroni, ma non è detta l’ultima parola e magari dopo una altrettanto lunga,rispetto a quella di D ‘Alemanno, dalle figurine Panini fino ai film su Berlinguer ce lo potremmo anche ritrovare al Colle. Uno alla Fabrizio Cicchitto (e tanti altri) ha tradotto in politica il motto keynesiano, ‘dalla culla alla tomba’ ma senza lo stile di un Pannella. Nulla di nuovo, insomma, come durante la I Repubblica, quando Craxi e Andreotti, Moro e Cossiga, Togliatti e Berlinguer preferivano morire, piuttosto che smettere di far politica. Un po’ come se Pelé o Maradona avessero deciso e ottenuto di affrontarla loro, da vecchietti, la Germania.

NB. Questo articolo e’stato pubblicato sulle pagine di politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net) il 15 luglio 2014.