Senato valanga di emendamenti. Solo Sel ne presenta 6 mila. Il Cav ai suoi: votate le riforme. Renzi striglia i dissidenti Pd

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

ROMA. Grillo vede i suoi (solo senatori), Berlusconi vede i suoi (deputati e senatori) a metà pomeriggio, Renzi vede i suoi (senatori) a sera tarda, ma è l’unico che lo fa in streaming (e La 7 lo da in diretta!). La riforma del Senato voluta entra nel vivo (eufemismo) e i guai, per la maggioranza, sono appena cominciati (ndr.: questo articolo NON tiene conto del discorso di Renzi all’assemblea Pd, troppo tardi per le chiusure di QN).

 

La seduta dell’aula di palazzo Madama segna temperatura bollente già di prima mattina mentre Grillo assiste ai lavori dalla tribuna circondato dallo staff. Intanto, in aula, è show: urla, insulti, offese reciproche, poi tra un intervento e l’altro si fa ‘na’ certa’ e tutti sciamano tra Buvette e ristorante dell’odiata Casta, Grillo in testa. Lo score del giorno dice che, su 124 iscritti a parlare, hanno tenuto il loro intervento in meno di 60, il che vuol dire – considerando che il presidente del Senato, Piero Grasso, ha garantito “diritto di parola per tutti” – che i voti clou non arriveranno prima di giovedì, se va bene, o lunedì. Ma non è solo questione di tempi (in Aula ogni senatore ha diritto di parola per venti minuti), ma anche, e soprattutto, di numeri.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

La mole di emendamenti che sono stati presentati in Aula è a dir poco enorme: almeno duemila. Solo l’M5S – che, nel frattempo, rende noto di aver accettato l’invito del Pd a discutere di riforme (ma di legge elettorale, cuore dei desiderata di tutti, mica del Senato…) per giovedì 17 alle ore 14 (alla Camera e in streming, si capisce) – ne ha presentati oltre 200. I più insidiosi vertono su immunità, Senato elettivo e riduzione dei parlamentari. Guarda caso, sono molto simili ai 55 emendamenti della minoranza del Pd che Renzi cercherà (inutilmente) di far rinculare nell’assemblea serale. Innocui, invece, i 14 emendamenti targati NCD (non c’è il Senato elettivo). Insidiosi, al contrario, quelli della Lega (referendum) e di alcune minoranze molto agguerrite come Gal, Sel, ex-M5S, PSI.

Il senatore socialista Enrico Buemi

Il senatore socialista Enrico Buemi

Proprio un senatore socialista, in transito a Montecitorio, spiega a un amico la strategia dei ‘dissidenti’: “Siamo – dice Enrico Buemi – una quarantina solo nel fronte governativo, così divisi: 15/20 nel Pd, 5 in NCD, due nel Psi (Buemi e Longo, ndr.), due Popolari. Poi c’è l’opposizione: tutto l’M5S (40), dissidenti e fuoriusciti compresi (14), tutta Sel (7). Il problema è Forza Italia: in potenza sono 15, ma temo che si ridurranno molto, come pure in Gal (11). Il nostro obiettivo è arrivare, tra no e astenuti (l’astensione, al Senato, vale voto contrario, ndr.), a quota 105 per impedire che il governo riesca ad approdare la riforma del Senato con i due terzi”.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi, infatti, ha imposto ai suoi di votare con il governo: “Fidatevi di me, basta liti, niente voti, la linea è questa, la mia”. Gli irriducibili, come Minzolini, non si fermeranno, ma son pochi e solo uno, Vincenzo D’Anna, ha avuto il coraggio di dire di ‘no’, apertamente, al Cav che gli ha risposto così: “Vattene da Alfano”.

 

NB.questo articolo e’stato pubblicato il 16 luglio 2014 sulle pagine di politica di Quotidiano nazionale (http://www.quotidiano.net)