Nomine, pasticcio all’europea. E la Merkel dice ‘nein’ a D’Alema…

L'ex premier italiano Massimo D'Alema e la Merkel.

L’ex premier italiano Massimo D’Alema e Angela Merkel.

ROMA, 21 luglio 2014 – SI COMPLICA e, a suo modo, s’ingrossa l’affaire ‘mister (o lady) Pesc’ e, di conseguenza, l’intera partita delle nomine della prossima Commissione Ue. Ieri mattina, un articolo uscito sulla versione online dell’autorevole quotidiano tedesco Der Spiegel sosteneva quanto segue. Voci provenienti dalla cancelleria tedesca fanno sapere che Angela Merkel avrebbe detto un ‘no’ secco alla proposta — che sarebbe stata avanzata dal governo italiano — di un nome ‘in seconda battuta’ per la carica di ‘ministro degli Esteri’ europeo, quello dell’ex premier Massimo D’Alema. Nome che sarebbe stato liquidato dalla cancelleria tedesca con un giudizio sprezzante, quello di «vecchio comunista».

Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

ORA, al di là del giudizio sbrigativo su un ex premier come D’Alema, resta incontrovertibile il fatto che le nomine a guida della Ue sono bloccate perché è l’Italia a essersi incartata. Il nostro premier non vuole sentir neppure fare altri nomi oltre a quello del ministro Federica Mogherini (circolano, oltre a D’Alema, quelli di Enrico Letta, per il Consiglio europeo ed Emma Bonino alla Pesc). Nomi, in effetti, messi nel ventilatore dal gossip nostrano da Paesi europei (la Germania) o partiti (il Ppe) che hanno interesse a screditare la candidatura della Mogherini.
Ribadisce la linea del governo il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi: «La Mogherini è l’unica candidata italiana alla carica di Alto rappresentante alla Politica estera e vicepresidente della Commissione Ue. Da presidente di turno, l’Italia si sta impegnando per trovare una soluzione che rappresenti tutti gli equilibri in campo, ma proprio in tale senso il Pse ha designato la Mogherini e non altri come suo candidato». Punto e fine della storia, si potrebbe dire; ma non è così facile. Molti, infatti, forse troppi, i fattori in campo.

La sede del Parlamento europeo di Bruxelles vista dall'esterno.

La sede del Parlamento europeo di Bruxelles vista dall’esterno.

I PAESI dell’Est pressano per avere voce in capitolo (e candidati) su entrambe le cariche più ambite in gioco: a presidente del Consiglio, come successore di Van Rompuy, avanzano i nomi del polacco Tusk e della danese Thorning-Schmidt, mentre per la Pesc si stanno spendendo con forza per la bulgara Georgieva. Poi c’è il Ppe che gioca al gatto col topo con il Pse: forti le pressioni per Letta (Enrico) a capo del Consiglio, perché stimato e vissuto come ‘di famiglia’.
E c’è, appunto, la Germania e tutto il suo peso specifico (lo Spiegel ipotizza la socialista francese Guigou per la Pesc). Poi, c’è l’Italia. Il presidente della Commissione, Juncker, vorrebbe che Renzi indicasse il nome del suo commissario prima del 31 luglio anche se la nuova Commissione s’insedierà solo il 31 agosto, ma Renzi non ci pensa nemmeno. Se ‘salta’ la Mogherini, la carta del rimpasto di governo, che si vuole giocare a settembre, salta con lei.

NB. Questo articolo era l’apertura (seguito a pagina 3) del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net) il 21 luglio 2014.