“Chiamiamolo Duma o Ecclesia”. Nuovo Senato al palò tra sfottò ed emendamenti assurdi. Ministro Boschi (“Parlare di svolta autoritaria è una bugia”) contestata in Aula dai grillini.

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

ROMA – I “sassi” (copyright Matteo Renzi) sulla strada della “madre di tutte le riforme (copyright Maria Elena Boschi), quella del Senato, si vedono di mattino presto, a palazzo Madama. Esaurita, venerdì scorso, la discussione generale, già lunga come una Quaresima, si doveva passare, dopo le repliche di governo e relatori, a discutere e votare l’articolato del ddl Boschi, a partire, ovvio, dall’art.1. Ma quando il ministro alle Riforme prende la parola in un’Aula già infuocata di suo (e non per il caldo) succede l’imponderabile.

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd).

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd).

La Boschi, infatti, tira fuori gli artigli. “Si può essere contro la riforma del Senato e contro il governo, ma definire la riforma una svolta illiberale e autoritaria per il Paese è una bugia e le bugie, diceva Fanfani (Amintore, leader Dc, aretino, come Boschi, ndr.) hanno le gambe corte”. Pochi secondi e si scatena il finimondo. I grillini si distinguono per urla (belluine), pianti (sinceri?), finti svenimenti, libroni degli emendamenti che volano sugli scranni. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, cerca inutilmente di riportare la calma in Aula, ma la frittata ormai è fatta. Il dissidente piddino, Corradino (un nome, un destino) Mineo urla (“svolta autoritaria”), l’immenso Mimmo Scilipoti fa un intervento degno di Cicerone (“Magari dico cose che non stanno né in cielo né in terra…”), un altro genio, Antonio Razzi, sfotte i suoi colleghi: “facciamone una casa chiusa!” (sic).

Tutti – o, meglio, molti – intervengono, come si fa quando si pratica l’ostruzionismo, ‘sul Regolamento’, le cui copier volano, letteralmente, da un banco all’altro mentre Grasso perde il suo aplomb. E ahivoglia la presidente della I commissione, Anna Finocchiaro, a chiedere di “abbassare i toni che le parole pesano come macigni”. Ecco, a proposito di ‘macigni’ e, appunto, di ‘sassi’, già invocati da Renzi dal Mozambico (“Toglieremo i sassi dell’ostruzionismo sulla strada delle riforme”), sono i grillini a dare il ‘meglio’ di sé. “Metteremo uno, due, tre, centomila sassi sui binari di questo ddl” urla, stile anarchico dell’Ottocento, il capogruppo, Vito Petrocelli.

Interno dell'aula di palazzo Madama

Interno dell’aula di palazzo Madama

Ma le ‘perle’ della discussione, come pure quelle contenute negli emendamenti (2.190 per un totale di 842 solo quelli all’articolo 1) non finiscono qui. A far notare l’ironia (involontaria?) dei senatori sono i tecnici dell’Ncd che diramano una nota che recita secca così: “il 95% delle richieste di modifica è di puro ostruzionismo”. Tra esse, alcuni piccoli capolavori di ingegneria psicanalitica, più che costituzionale. Dalla richiesta di introdurre “il diritto-dovere di ogni cittadino a esercitare la resistenza individuale e collettiva ai poteri pubblici” (i black-bloc ringraziano), a firma di FI-Gal, al cambio del nome dello stesso Senato in ‘Duma’ (come nella Russia pre-rivoluzionaria, cioè pre-1917), ‘Adunanza’ o ‘Ecclesia’.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

Detto del faceto, resterebbe da dire del serio, ma l’unica cosa certa la spiega sempre Finocchiaro: “Oggi (ieri, ndr.) mi sembra difficile che si voti…”. I voti cominceranno solo oggi, infatti, e per ‘licenziare’ la riforma del Senato, più che i primi di agosto, come ancora spera il governo, bisognerà attendere almeno settembre.

 

 

 

 

 

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2014 sulle pagine di Politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)

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