Senato, Renzi getta un ponte ai ribelli. Legge elettorale come merce di scambio. Ma il premier dice: “tratto solo su cento modifiche, non su 8 mila”.

ROMA – Come nel gioco dei ‘Quattro Cantoni’, da ieri, il problema della politica non è più, pare, la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, ma la legge elettorale, meglio nota come Italicum. Ma prima di analizzare perché l’Italicum – dopo essere stata approvato dalla Camera tra urla e strepiti non solo delle opposizioni ma anche di tutti i partiti ‘piccoli’ della coalizione di governo (Ncd, Sc, Popolari, Cd), langue da mesi, per scelta dell’asse del ‘patto del Nazareno’ (Pd-FI), nei cassetti del tanto vituperato Senato – è tornata ‘come il sole all’improvviso’ centrale nel dibattito politico, conviene fare il punto sulla ‘madre di tutte le battaglie’, la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, meglio noto – al colto come all’inclita – come ‘ddl di riforme della Boschi’.

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

A partire da oggi, lunedì sera (28 luglio), al massimo da martedì mattina (29 luglio), nell’aula di palazzo Madama ripartirà il tour (de force, non di Francia…). Quello che prevede la bellezza di (almeno) 80 ore di votazioni a causa dei 7850 emendamenti da esaminare (e votare) con una media di lavoro di cinque/sette ore al giorno di lavoro dei ‘poveri’ senatori e per (almeno) tutti i prossimi quindici giorni. E visto che di riuscire a finire per l’8 agosto anche il governo Renzi e il ministro Boschi – che ci avevano provato, a forzare i tempi – hanno capito che proprio non ce la si faceva, ecco la nuova data e la nuova ‘tappa’ del (massacrante, almeno per i senatori…) gran tour: si va avanti “a oltranza”fin quando il ddl Boschi non passa.

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd).

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd).

Renzi dice di non temere l’ostruzionismo delle opposizioni, ma i primi voti segreti sono alle porte e il governo rischia grosso, si sa. Con una mega-intervista uscita proprio ieri il ministro alle Riforme, Maria Elena Boschi, lancia un messaggio tutto ‘politico’ e tutto indirizzato, soprattutto, a Sel e ai suoi 6 mila emendamenti: “mettete da parte le proposte di modifica ‘fantasiose’, quelle di sostanza – spiega – saranno poi oggetto di confronto politico”.

Solo che, dalle parti di Sel, dove le ‘aperture’ come quelle di Nichi Vendola ,sempre via interviste, pure non mancano, sono della saggia filosofia ‘se volere tappeto, prima vedere cammello’. Insomma, non si fidano neppure delle aperture (possibili, da parte del governo) su temi cari a Sel come alla minoranza ‘bersaniana’ del Pd: numero di firme da raccogliere per il referendum, etc. Vorrebbero aperture ‘vere’ o su temi sostanziosi (mix tra elezione diretta e indiretta dei senatori, riduzione del numero ‘anche’ dei deputati come da insidiosi emendamenti presentati presto al voto), oltre che, appunto, sull’Italicum. Di Italicum parlerà anche il leader dei pentastellati, Beppe Grillo, che oggi ‘calerà’ a Roma per incontrare i suoi parlamentari (tema dell’incontro sono, in teoria, i costi della politica), pur se il suo vero obiettivo è mettere a tacere, e per sempre, la ‘fronda’ dei moderati (Di Maio).

Renzi, Grillo e Berlusconi.

Renzi, Grillo e Berlusconi.

Qui, invece, e cioè sulla riforrma della legge elettorale, il discorso è elementare: Sel come Ncd, come tutti gli altri, persino molti M5S (ala morbida) vogliono solo e soltanto due cose molto precise: abbassare le soglie per accedere alla ripartizione dei seggi per i partiti singoli (dall’8 al 4%), alzare la soglia per vincere il premio (dal 37 al 40%) e introdurre (qui chi più, chi meno) le preferenze. Ove mai, sia Renzi e il Pd che Berlusconi e FI fossero d’accordo, e ove, come sembra, i due leader che hanno dato vita al ‘patto del Nazareno’ s’incontrassero, e presto, forse anche durante questa settimana che è appena iniziata (e, da ieri, segnali ne stanno arrivando sia da parte del Pd che di FI, a cercare di rassicurare i ‘minori’), allora sì che l’opposizione potrebbe ammorbidirsi. E la battaglia sul Senato resterebbe di pochi pasdaran votati al loro, personale, suicidio, forse neppure ‘assistito’ più di tanto dal resto della ‘mandria’.

NB. Questo articolo è stato pubblicato sulle pagine del Quotidiano Nazionale (http//:www.quotidianonazionale.net) il 28 luglio 2014 a pagina 7.

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