Il Senato tra pupazzi, insulti e rissa. Un’altra giornata di ordinaria follia. “Ore sui banchi, siamo come detenuti”, sbotta Malan. Scilipoti ai grillini: “Siete dei cialtroni”.

 

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

ROMA – Si inizia con una rissa, in piena notte, che appare l’anticamera della ‘guerriglia’ annunciata dai senatori pentastellati urbis et orbis e si finisce tra ‘canguri’ di pezza sventolati sui banchi, pausa cena e sedute d’aula che si prolungano stancamente e in modo ossessivo, sfibrando non solo i senatori, ma giornalisti, commessi, camerieri. Tanto che, alla fine, dopo una giornata ‘consumata’ tra amarcord di Casini su De Mita, Minniti su D’Alema, Sposetti su Cervetti, Naccarato su Cossiga, ‘sfinimento’ e stanchezza valgono erga omnes. Un (ex) dalemiano di ferro, Nicola Latorre, la mette così: “La Camera ci vuole far lavorare domenica? E noi gli rimandiamo qualche decreto in pieno agosto così lavorano un po’ pure loro…”. Ma la giornata di ‘ordinaria follia’ del Senato della Repubblica era iniziata in piena notte quando gli animi erano già accesi come mai. Tanto accesi che, alle 00.34, l’Ansa, l’unica testata ‘sopravvissuta’, ‘batte’ la notizia: “Rissa sfiorata al Senato tra senatori Pd e M5S”.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Succede che, a fine seduta, ormai a notte fonda, senatori democrat e pentastellati finiscono uno accanto l’altro con un obiettivo, in teoria, pacifico: guadagnare l’uscita ascensore. I grillini, però, non paghi dei molti attacchi verbali tenuti in Aula (“Avete passato la seduta ad insultarci!” aveva detto loro il capogruppo Pd, Zanda), prendono di mira il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti. In sua difesa intervengono diversi senatori Pd, la tensione sale, vengono tirare in mezzo ‘mamme’ e ‘sorelle’ e lo scontro rischia di degenerare sotto i busti dei padri della Patria Mazzini e Garibaldi. Il mattino dopo, quando la seduta riprende e, alle nove in punto, molti cronisti si precipitano, pregustando ‘l’odore del sangue’. Invece, nonostante l’immediata interruzione dei lavori per riunire la Giunta del Regolamento sull’ormai famoso tema del ‘canguro’, interruzione che si protrae per ore, il sangue non scorre affatto. La Giunta del Regolamento dà ragione, anche se a maggioranza (10 sì, 4 no) al suo presidente e dopo varie ore, alle 15, l’aula riprende.

Il capogruppo democrat al Senato, Luigi Zanda.

Il capogruppo democrat al Senato, Luigi Zanda.

Il dibattito s’avvinghia sul tema della legittimità del canguro. Felice Casson, ex magistrato come Grasso, attacca il Presidente, mentre molti, tra cui i grillini, la Lega e soprattutto Sel protestano. E mentre alcuni senatori raggiungono vette di pensiero inarrivabili (Mimmo Scilipoti: “Io ho capito me stesso e quello che ho detto, il popolo italiano noi, siete una banda di cialtroni!”, ilarità generale), ai pentastellati torna un po’ di buonumore. Maurizio Buccarella mette sul suo banco, a bella vista, un canguro di pezza, che Grasso ordina di sgombrare: “Non sono ammessi pupazzi (sic) in Aula!”. Grasso, ieri, era in forma, in realtà, tra frasi ad effetto (“non è un canguro, al massimo un cangurino”, “allora, un’ora di pausa-cena, ma tornate riposati, eh?”, e “aggiudicato” in vece di “approvato”) e conduzione dei lavori d’Aula un po’ meno ‘contestata’ del solito. E i senatori? E’ di Lucio Malan (FI) la battuta migliore: “E’ il mio compleanno, moglie e figlia sono venute a trovare il detenuto…”.

 

NB. Questo articolo è stato pubblicato sulle pagine di Politica del Quotidiano Nazionale (http;//www.quotidiano.net)

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