S’avanza il Toscanellum, versione 2.0 dell’Italicum. Renzi riapre la partita con il Cav. Verdini vola ad Arcore per convincere Berlusconi.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi fa festa per la sua nuova sede a San Lorenzo in Lucina.

ROMA – L’Italicum ‘2.0’ si potrebbe chiamare, da qui a qualche mese, Toscanellum. E cioè il sistema elettorale che, proprio in questi giorni, è in discussione nel consiglio regionale della Toscana con i due principali partiti in campo, Pd e Forza Italia, d’accordo su tutto e tutti i piccoli (Sel, Ncd, Udc, Fd’It) all’opposizione ostruzionista in vista dell’approvazione finale (settembre). Un sistema elettorale, quello toscano, che – oltre a norme un po’ balzane, come le preferenze ‘à la carte’ (nel senso che ogni partito può scegliere se utilizzarle per eleggere i suoi consiglieri, vedi Pd, o usare listini bloccati) – prevede: a) il ballottaggio se nessun partito raggiunge il 40% dei voti; b) soglie di sbarramento più alte e diverse dall’Italicum (3% per partiti dentro una coalizione, 5% per le liste non coalizzate, 10% per ogni coalizione). Ma perché si dovrebbe fare la rivoluzione, dall’Italicum al Toscanellum?

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

Perché Renzi ha riaperto, da ieri e ufficialmente, la ‘trattativa’ sull’Italicum – trattativa subito presa al volo dalla presidente della I commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro (“Calendarizzeremo l’Italicum al più presto, già a settembre”).

L’interpretazione corrente, almeno quella più in voga a palazzo Madama, dell’ultima mossa del premier (“L’Italicum è stato già approvato alla Camera, sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente”) e che ha messo in moto (e in agitazione), immediatamente, l’intero Pd, sta, in realtà, in quella sorta di cul de sac in cui il premier è finito, suo malgrado. Rotti i ponti, infatti, in modo pressoché definitivo con Sel e con Vendola – il quale, ieri di passaggio accompagnato da Fratoianni e Giordano, non appariva ‘turbato’ più di tanto, anzi: si aspetta che sia Renzi a cercarlo – Renzi ha bisogno come il pane che il ‘patto del Nazareno’ regga la prova.

Napolitano nel suo studio al Quirinale

Napolitano nel suo studio al Quirinale

Anche Silvio Berlusconi – che pure oscilla tra le ‘vocine’ degli azzurri più ‘barricaderi’ (Brunetta, Fitto, etc.) contro il patto con Renzi e la realpolitik del partito Mediaset (i figli, Confalonieri, Letta) e del partito avvocati (Coppi, Longo, non Ghedini) – vuole, in realtà, “tenere fede” a quel patto. Ecco perché le (nuove, e dirette) trattative tra Pd e FI hanno ripreso piede ed hanno messo a tema proprio l’Italicum. Naturalmente, primo motore di ogni trattativa sulla legge elettorale è, per gli azzurri, Denis Verdini: sia perché Verdini ci capisce, e parecchio, di sistemi elettorali, sia perché con Renzi e i suoi fedelissimi (Lotti) ha un feeling ormai storico e strutturato.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

Anna Finocchiaro (Pd), presidente della I commissione Affari cost del Senato.

Non a caso, ieri Verdini, in questi giorni sempre in Aula a votare sulla riforma del Senato, era assente in quanto è volato ad Arcore per discutere di questo (e altro) con Berlusconi in un pranzo con Gianni Letta e Ghedini. Poi, certo, ci sono alcune ‘specificità’ di cui tenere conto – le pretese di Ncd e altri ‘piccoli’ che chiedono a tutti i costi, preferenze e soglie più basse – ma il solo vero warning che conta, per Renzi come per Berlusconi, arriva direttamente dal Colle e ha già chiesto di ‘cambiare’ su soglie e preferenze pena il rischio di “profili di incostituzionalità”. Sarà, ovviamente, esaudito. Obiettivo di Renzi e Berlusconi: votare a primavera 2015 con le Regionali.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 31 luglio 2014 sulle pagine di Politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)