Renzi torna a fare quello che sa fare meglio, il Rottamatore. Da Forlani a D’Alema, una lunga galleria di ‘rottamati’

Renzi parla all'Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

Renzi parla all’Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

“Di D’Alema non temiamo il seguito nel partito, in Direzione, o nei gruppi parlamentari, perche’ sappiamo che e’ pari allo zero. Temiamo la sua capacità di interloquire con ‘ambienti’ e poteri”. Era fine agosto quando il renziano di rango, vicino al premier e di peso nel partito, interpellava (lui) il cronista sull’uscita pubblica di Baffino, l’ultima e sola antecedente l’intervista di ieri al Corsera. Si era alla festa del PSI di Nencini in quel di Carrara. D’Alema, dal palco, prima dice: “ si può aver peso senza avere poltrone, basta avere idee, e io ce le ho”. Poi, l’avvertimento: “sconsiglio vivamente chiunque dal cercare di farmi fuori. Non gli conviene”. Panico, tra i renziani.

“Questo ci farà la guerra, dopo che Matteo lo ha silurato come mister Pesc”. Renzi, del resto, lo sapeva già. Un rischio calcolato, il suo. Come ripete ai suoi da settimane, “la vecchia guardia dei D’Alema, Bersani, Bindi, che io ho rottamato, mi fanno la guerra, ma l’art. 18 è un pretesto. Vogliono riprendersi il partito, lo considerano una ‘cosa loro’, ma non mi spaventano”. Renzi, dunque, è tornato quello che era ‘prima’.

L'ex premier italiano Massimo D'Alema e la cancelliera Merkel.

L’ex premier italiano Massimo D’Alema e la cancelliera Merkel.

Il ‘Rottamatore’. RenzQuemada lo chiama, nel suo bel libro sul premier (The boy, Marsilio) il giornalista del Corriere Fiorentino David Allegranti. Renzi inizia la sua carriera di ‘rottamatore’ sul giornalino del suo liceo classico, il Dante di Firenze, scrivendo (correva l’anno 1992) che “la dirigenza della Dc, i Forlani, i Gava, deve andare a casa”. Nel 1996, atto di nascita dell’Ulivo, Renzi è prodiano, coté veltroniano, affascinato dal pantheon dell’allora leader dei Ds. “Sarebbe meglio che scrivesse libri” dirà poi, Renzi, di Vùolter, anche perché questi gli preferisce Lapo Pistelli per scalare Firenze ma ‘Matteo’, ormai in rampa di lancio, straccia entrambi, e vince. Renzi, poi, diventa rutelliano ed entra nella Margherita. Rutelli lo cresce come un figliuol prodigo, ma al congresso del 2007 Renzi non risparmia bordate: “Sogno, speranza, fantasia sono le mie tre parole d’ordine, ma vedo in prima fila Dario (Franceschini), Lapo (Pistelli), Enrico (Letta), Renzo (Lusetti). Alla nascita del Ppi voi ponevate il tema del rinnovamento, oggi non lo siete più”. Amen. Nel 2008, quando Veltroni perde le elezioni contro Berlusconi, lui e Franceschini vengono bollati come “il disastro e vice-disastro”.

Un imberbe e molto giovane Matteo Renzi partecipa alla Ruota della Fortuna del grande Mike Bongiorno...

Un imberbe e molto giovane Matteo Renzi partecipa alla Ruota della Fortuna del grande Mike Bongiorno…

Solo a Veltroni verrà concesso l’onore delle armi, molti anni dopo, quando Renzi ne riconosce meriti e intuizioni ricollegando il suo Pd a quello del discorso del Lingotto. Veltroni ringrazia e avverte: “Matteo sia inclusivo, il Pd a vocazione maggioritaria è possibile”. Il ‘resto’, e cioè la lunga rincorsa di Renzi, che passa per una prima sconfitta (alle primarie del 2012) contro l’allora segretario, Pier Luigi Bersani, ben quattro Leopolde, e la vittoria schiacciante contro Gianni Cuperlo (2013), è ‘storia’, si potrebbe quasi dire. “Noi siamo amministratori, loro stanno rinchiusi nel Palazzo. Mentre loro stavano già in Parlamento, noi sedevamo all’asilo” dirà Renzi alla Leopolda del 2012. Certo, il Renzi che conquista il Pd e vince il congresso del 2013 è diverso, meno ‘rottamatore’. Persino la polemica con i vari Bersani, Bindi, Finocchiaro e, ovvio, D’Alema, si attenua. Neppure l’art. 18 “è un problema”. Renzi giura che non metterà mai i bastoni tra le ruote a Letta, allora capo del governo, fino all’arcifamoso ‘Enricostaisereno’.

E questa, invece, è cronaca. Come lo è il riavvicinamento con lo stesso D’Alema, che si convince, sbagliando, che con Renzi si può ‘parlare’ e viene illuso sulle chanches di diventare mister Pesc. Siamo all’oggi. Renzi torna a fare quello che gli viene meglio, il ‘Rottamatore’. Perché, come nsi dice dai tempi della favola di Esopo, “è la sua natura”.

NB. Questo articolo è stato pubblicato sulle pagine di Politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net) lunedì 29 settembre 2014.

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