Tessere, crollo degli iscritti e polemiche relative. La querelle sul nuovo e vecchio Pd

ROMA – Con 52 mila iscritti su poco più di 100 mila, l’Emilia-Romagna potrebbe, nonostante il flop delle ultime primarie (58 mila votanti) rivendicare legittimamente la golden share di un Pd in ‘rosso’ di iscritti quanto di fondi (12,8 milioni al 2014 contro i 60 del 2011).
Matteo Renzi parla davanti alla Direzione del Pd riunita per discutere sull'art. 18

Matteo Renzi parla davanti alla Direzione del Pd riunita per discutere sull’art. 18

Meno 400 mila iscritti in un anno è, infatti, il dato schock di un inchiesta che, pubblicata ieri sul quotidiano La Repubblica, ha rimesso nella tempesta un partito già dilaniato dalle polemiche. Infatti, lo stesso Pd che ha vinto le Europee con il 40,8% dei voti registra un calo vertiginoso di iscritti. Erano 539.354 nel 2013 (Pd al 25,45%) e sarebbero appena 100 mila o poco più ora, nel 2014.

Anche se il dato fosse sottostimato e gli iscritti fossero 130 mila, solo un miracolo potrebbe, nei tre mesi che mancano, raddoppiarli. Non aiuta la replica del vicesegretario Lorenzo Guerini: in un tweet parla di “dati a caso”, in una nota di “proiezioni inventate”, poi l’autodenuncia: “il tesseramento è iniziato il 25 aprile 2014 (sic), le tessere sono state distribuite da giugno (ri-sic) e terminerà il 31 dicembre 2014”. Tradotto: ci siamo impegnati poco e male. L’obiettivo del Pd, annuncia sempre Guerini, “è superare 300 mila iscritti, veri”, sottintendendo che gli iscritti 2013 erano ‘gonfiati’…
L'ex leader e fondatore del Pd Walter Veltroni si sente pronto per il Colle...

L’ex leader e fondatore del Pd Walter Veltroni si sente pronto per il Colle…

Ma se la matematica non è un opinione, fa sempre 200 mila iscritti in meno rispetto al 2013 (quando, però, si tenne pure il congresso). Per non parlare della media alta (500 mila) di sette anni di vita. Il Pd nasce con 791.517 iscritti nel 2008 (33,2% alle politiche), ma ‘nasce’ anche in un modo molto particolare, e cioè dalla fusione Ds-Margherita (che dichiarava all’epoca, bontà sua, ben 250 mila iscritti…). Non a caso, scende a 587.284 iscritti nel 2010 (primarie Bersani-Franceschini), a 536.757 nel 2011, 469.086 nel 2012 (anni di segreteria Bersani), poi risale a 539.354 nel 2013 (gestione Epifani), ultimo dato certo. Da qui in poi, il tracollo. Quello che, oggi, è finito sotto ggli occhi di tutti.
I dati raccolti dal Quotidiano Nazionale sono impressionanti: 52.965 gli iscritti nell’Emilia-Romagna ex ‘rossa’ contro i 76.015 del 2013, 59.400 in Toscana (stabile), 6.800 in Umbria (14 mila nel 2013), mentre anche i soli dati fermi al 2013 di Lombardia (40 mila) e Marche (12 mila) non promettono nulla di buono nel 2014. Infine, ci sono i veri buchi neri: in regioni come Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata e Molise, il tesseramento non è neppure partito.
Pier Luigi Bersani quando ancora poteva fumare il suo inseparabile sigaro Toscano...

Pier Luigi Bersani quando ancora poteva fumare il suo inseparabile sigaro Toscano…

Le reazioni non si fanno attendere. La ‘vecchia guardia’ attacca. Il primo affondo è di Pier Luigi Bersani: “Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti, non è più un partito, ma un’altra cosa. Uno spazio politico e non un soggetto politico. Non finiremo lì”. Poi tocca a Stefano Fassina: “Renzi, invece della Leopolda, dovrebbe organizzare un’assemblea nazionale dei coordinatori dei circoli, molti in condizioni di abbandono. Temo che il Pd stia scivolando verso forme vicine a quelle del comitato elettorale”. Il guaio (per la sinistra dem) è che i renziani proprio lì puntano.

Per dirla con lo stesso Renzi: “a chi dice mamma mia, perdiamo iscritti, faccio notare che il Pd ha preso il 40,8%, 16 punti più delle politiche”. ‘Urne piene, sezioni vuote’ si potrebbe definire, l’idea.
NB. Questo articolo è stato pubblicato il 7 ottobre 2014 sulle pagine di politica del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)  
Annunci