Mattarella e la sinistra Dc. Una lunga storia di valori, testimonianza, identita’ che parte da don Sturzo, passa per Moro e arriva all’Ulivo

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

E’ quando Lorenzo Guerini, “l’Arnaldo” (nel senso di Forlani, storico ex segretario della Dc) di Renzi, e Beppe Fioroni, capofila degli ex-Popolari (oggi si chiamano, piu’ modernamente, Pop dem), si sciolgono in un caldo abbraccio che stempera mille tensioni accumulate in questi giorni che capisci. Il mondo che sta intorno a Sergio Mattarella, nuovo Capo dello Stato, non e’ banalmente il ‘Risorgimento’ della ‘Balena Bianca’ in quanto tale, ma di una particolare filiera di quella storia. Quella, appunto, della sinistra dicci’. Una storia che parte da lontano e arriva ad oggi.

Il PPI di don Sturzo.

All’origine, c’e’ addirittura il Partito popolare italiano, quello primigenio, fondato nel 1919 da don Luigi Sturzo, altro siciliano e che si oppose in modo fermo, dopo qualche tentennamento, all’avvento e all’ascesa del fascismo. Una storia di cui si trova traccia e memoria nel Domani d’Italia, stesso nome di allora, oggi diretto da un ex senatore erede e custode di quella storia, Lucio D’Ubaldo (www.ildomaniditalia.it). Dopo il ventennio della dittatura fascista, quando dopo (anzi durante) la II Guerra mondiale, nacque la Dc e Alcide De Gasperi ne era il dominus, i ‘sinistri’ venivano chiamati ‘i professorini’.

La sinistra Dc dei ‘professorini’.

Intorno a una figura carismatica come Giorgio La Pira, sindaco santo della Firenze del dopoguerra (“Papa’ chi e’ quello che sembra un prete ma senza abito talare che e’ venuto a trovarti?” chiese uno dei figli di Mattarella al padre, “e’ La Pira”, la risposta) e al padre costituente Giuseppe Dossetti si chiamavano Giovanni Gronchi, eletto capo dello Stato nel 1955, Aldo Moro, Amintore Fanfani, che poi prese pero’ una strada tutta sua. Rigidi, impeccabili, un po’ funerei nell’aspetto e nel contegno, erano implacabili e occhiuti nel chiedere che la Costituzione venisse attuata, nella moralita’ interna di un partito, la Dc, che sull’argomento lasciava a desiderare e nella volonta’ di aprire le alleanze di governo prima al Psi, come avvenne negli anni Sessanta, e poi al Pci, negli anni Settanta.

La stagione di Moro e dei morotei.

Moro e altri formarono una corrente apposita, quella dei Morotei, opposta ai Dorotei, centro manovratore e conservatore del potere dc. Il centrosinistra con il coinvolgimento del Psi fu il loro storico successo, il periodo del compromesso storico e dei governi di solidarieta’ nazionale (1976-’79) il loro grande insuccesso, interrotto dal tragico rapimento e uccisione proprio di Moro. Testimone di quegli anni e protagonista triste e doloroso di quella stagione fu Benigno Zaccagnini, non a caso detto “l’onesto Zac” in un partito che, ai tempi, era travolto da scandali di ogni tipo.

La sinistra ‘di Base’ di De Mita.

Negli anni Ottanta, nonostante gli anni della Segreteria De Mita, che rinnovo’ la sinistra interna, rifondata con il nome di sinistra ‘di Base’ (i suoi erano infatti chiamati ‘basisti’), e del suo governo, le loro piu’ cocenti sconfitte: il governo Craxi, la rottura definitiva con il Pci, il teorema del ‘CAF’ (Craxi-Andreotti-Forlani) che faceva il bello e il cattivo tempo. E proprio negli anni Ottanta, il giovane Sergio Mattarella, morto il padre Bernardo, che fu ministro con Moro, debutto’ in politica dopo l’omicidio, da parte della mafia, di suo fratello, Piersanti, presidente dell’Assemblea siciliana. Silenzioso, impacciato, timido, Mattarella appariva ‘grigio’, ma l’indole del carattere non si cambia e quello del fratello Piersanti era invece allegro, giocoso, spavaldo, ma la sua morte chiuse ancora di piu’ Sergio nel suo riserbo. “Ho l’orgoglio della storia migliore della DC che e’ un momento importante della storia migliore del Paese”, diceva il futuro Capo dello Stato in una rara intervista. Ma la sinistra dc, in Sicilia, si interseca con quella della contiguita’ con i poteri e lo strapoteri mafiosi che si ripercuote anche, è tragicamente, nella famiglia Mattarella: il padre, Bernardo, un notabile vecchio stampo, che non affrontava di petto il tema della contiguita’ con i poteri mafiosi, il fratello un eroe della lotta alla mafia. Lui, Sergio, l’uomo che sceglierà Leoluca Orlando nell’estremo tentativo di rinnovare la Dc dando vita alla ‘Primavera palermitana’ a fine anni 80 e che diceva nei comizi che la sua Dc era “quella che doveva essere e non quella che purtroppo era”. Vice segretario di Forlani e ministro all’Istruzione nel governo Andreotti, Mattarella condusse una battaglia a viso aperto contro la destra Dc, l’accordo con Craxi, l’avvento dell’era Berlusconi, dimettendosi quando il governo Andreotti varo’ la legge Mammi’ che aiutava le tv del Biscione.

La battaglia del nuovo Ppi contro Berlusconi.

Come ricorda Guido Bodrato, altro storico esponente della sinistra Dc, “quella non fu una battaglia contro Berlusconi o contro Craxi, ma un modo per opporsi alla degenerazione dell politica che prendeva forma in quegli anni”. Ma non fu l’ultima battaglia, sia pur di retroguardia, di Mattarella. Negli anni Novanta, infatti, ve ne fu un altra e che vide tutta la sinistra Dc come quasi rinascere. Quella che vide i principali esponenti della ex sinistra Dc (Castagnetti, Bodrato, Bianco, Mattarella) opporsi al tentativo, poi riuscito, di portare i resti dello scudocrociato in dote al Cavaliere nel 1994. Ne nacquero due scissioni: il Cdu, poi Ccd, di Buttiglione e Casini, e il Ppi di tutti gli altri ora citati. Una battaglia che si trasferi’ anche in Europa, quando nel 2004 Forza Italia chiese, dopo lunghe trattative, di entrare nel PPE della Merkel e la pattuglia del Ppi, dopo lunga opposizione, ne usci’. Poi, Mattarella fu ministro della Difesa nei governi D’Alema è Amato, infine giudice della Consulta.

La stagione dell’Ulivo.

Nel frattempo, il Ppi era diventato una delle costole principali che diedero vita all’Ulivo, incoronando leader della coalizione con il Pds-DS e altri partiti minori quel Romano Prodi che era un’altro figlio della storia della sinistra democristiana, candidatura voluta da Beniamino Andreatta e dal grumo degli ex professori della sinistra Dc che avevano prima frequentato e poi insegnato all’Universita’ Cattolica di Milano. cosi’, dopo vent’anni di inabissamento nelle sabbie di partiti in cui quella storia si era annacquata (la Margherita prima, il Pd poi) e di strapotere dei leader della ‘Ditta’ Pds-DS (D’Alema, Veltroni, Fassino, Bersani) ecco l’anima del popolarismo cattolico e della sinistra dicci’ risorge e si impone, con l’elezione di Mattarella a presidente della Repubblica.

Gli strateghi e gli uomini dell’operazione Mattarella.

Non a caso, oltre lo stratega ultimo, nell’opera di convincimento di Renzi sull’operazione Mattarella, quel Castagnetti ultimo segretario del Ppi, spuntano tutti i giovani figli di quella stagione dimenticata. Si tratta dei giovani deputati Francesco Saverio Garofani, ultimo direttore del Popolo, che probabilmente lo seguira’ al Quirinale, di Piero Martino, ex portavoce del ministro Dario Franceschini, altro figlio putativo di Castagnetti come di un altro storico leader della sinistra (ma sindacale) interna alla Dc, Marini, di oscuri deputati come il catanese Giovanni Burtone, che spinse Mattarella a entrare in politica, e di molti altri. Oltre che, ovviamente, di Guerini e Fioroni che, organizzando la cena degli ex-ppi al ristorante ‘Scusate il ritardo’, sono stati, un paio di settimane fa, i King-maker dell’operazione. Scusandoli per il ritardo, oggi, vent’anni dopo, la sinistra Dc si e’ presa la sua storica rivincita.

NB. Questo articolo è’ stato pubblicato sul blog I giardinetti di Montecitoro che tengo sulla versione on-line di Quotidiano.net (http//www.quotdiano.net)

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