Renzi striglia i cattorenziani: “basta correnti, sono pagliacciate”. Tensione anche con la minoranza Pd. Ira di Bersani: “Siamo al limite”

Renzi parla all'Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

Renzi parla all’Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

“Col massimo rispetto per il doveroso dibattito interno al Pd tra aree culturali, sensibilità diverse e gruppi organizzati, vorrei che il nostro confronto fosse sui contenuti più che sulle etichette. Che fiorissero idee più che correnti”. Renzi attacca le correnti e, per una volta, non ce l’ha con la minoranza dem, che pure risponde a brutto muso, a partire da Bersani, ma sull’idea del confronto partito/parlamentari, ma con i suoi. E cioè con i ‘diversamente renziani’ fondati da Matteo Richetti – da tempo in ‘freddo’ con il premier – e da due pezzi da novanta del renzismo, lontani dal ‘giglio magico’ (Lotti, Boschi), i sottosegretari Graziano Delrio e Angelo Rughetti.

La corrente si chiama ‘Spazio democratico’, ma è detta dei ‘cattorenziani’ perché la sua spina dorsale dell’area è costituita dai Popolari di Fioroni, anche se all’esordio, che si è tenuto ieri sera nella sala Berlinguer della Camera, c’erano anche veltroniani (Martella), ex Area dem (Rosato), nuovi acquisti del Pd (Romano) ed ex bersaniani (Malpezzi). A sovraintendere alla nascita della corrente c’è, peraltro, il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, ex-dc ed ex-ppi, che pur con un ruolo ‘defilato’ (stessa definizione che fa circolare Delrio) ha benedetto e gestito tutta l’operazione fino alla cena di tregua dell’altra sera tra lui, Lotti e Rosato. Obiettivo: ingrossare le fila, specie tra i giovani deputati di provenienza ideologica incerta e che non hanno un rapporto diretto e privilegiato con il premier né con il ‘giglo magico’, e creare “un luogo comune” che dia “senso compiuto alle riforme del governo”, scrivono nel loro manifesto.

Renzi, però, aveva ed ha tutt’altra idea. Vedeva con favore la nascita di un mega ‘correntone’ di maggioranza che aggregasse tutte le aree lontane e diverse dalla minoranza bersaniana: Areadem, lettiani, Giovani Turchi, veltroniani e, ovviamente, renziani di prima come di seconda fascia. Resosi conto dell’impossibilità di far nascere un ‘correntone’ così largo, ha rispolverato il suo antico disprezzo per le correnti al punto che ieri ai suoi ha detto: “basta con questa pagliacciata delle correnti, basta giochetti”. Da qui la sconfessione di fatto della nuova area, anche se ieri sera Boschi e Lotti dovrebbero farsi vedere, ma per annacquare l’intera operazione, e anche se Richetti nega la sconfessione (“Ci siamo sentiti, è d’accordo”).

L'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un espressione rilassata

L’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un espressione rilassata

Altri dolori, per Renzi, arrivano dalla minoranza. Ieri, la lettera in cui il premier ha annunciato il timing di incontri su tutte le riforme in vista (scuola, Rai, ambiente, fisco) in un solo pomeriggio, e per un’ora ciascuno, quello di venerdì 27, è stata vissuta malissimo dalla pancia dei deputati. “Ci siamo trovati la lettera sul blog, non nelle nostre caselle di posta, inoltre il venerdì c’è aula, io non ci vado né mando contributi scritti!”, la risposta seccata di molti. Durissima la reazione dell’ex segretario Bersani: “Non si può far finta di discutere, in un’ora e davanti a 400 persone! Sono i gruppi parlamentari a invitare il segretario, così si fa in democrazia”. Sottotraccia c’è anche il tentativo di Renzi di mettere sotto tutela, se non di sostituire direttamente, il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza: pur leader della minoranza dialogante, dentro Area riformista, ha criticato con durezza il governo per come ha gestito i decreti delegati del Jobs Act. E la minoranza già guarda alla convention unitaria del 24 marzo a Roma.

NB. Questo articolo è stato pubblicato a pagina 4 del giornale Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net) il 26 febbraio 2015.

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