‘Berlusconi o l’eterno ‘Rieccolo’ della Politica italiana. In vent’anni è sopravvissuto a sconfitte, tradimenti e ‘complotti’

Silvio Berlusconi, leader e fondatore di Forza Italia

Silvio Berlusconi, leader e fondatore di Forza Italia

Silvio Berlusconi non verrà processato di nuovo per il processo Ruby1. Anche gli altri processi in corso (compravendita dei senatori a Napoli, processo su cui calerà presto la mannaia della prescrizione, caso escort a di Tarantini a Bari, dove il Cav è imputato solo di induzione a falsa testimonianza, e Ruby 3, processo in cui Berlusconi non è tra gli imputati, al massimo potrebbe uscirne nuovo fango sulle sue abitudini sessuali) non rappresentano più un vero pericolo, per l’ex premier. Infine, il Tribunale di sorveglianza di Milano sta per decretare il ‘fine pena’ per la sola condanna subita e anche passata in giudicato, per Berlusconi (quattro anni per frode fiscale, di cui tre indultati, nell’agosto del 2013), dopo i dieci mesi di servizi sociali condotti alla Casa famiglia di Cesano Boscone. Certo, restano gli effetti della legge Severino: ineleggibilità e incandidabilità fino al… 2018, anche se Berlusconi ha fatto ricorso alla Corte di giustizia europea eccependo sulla irretroattività della norma.

Berlusconi o il ‘Rieccolo’ come nella Dc si diceva di Fanfani…

Insomma, si aprono ‘nuove’ possibilità di ritornare in politica quanto prima, anche se più ammaccato del solito. Quello di Berlusconi in politica, lasciando cioè da parte i problemi giudiziari, è un caso unico, eccezionale, nella storia politica italiana. Berlusconi è ‘sceso in campo’ a inizio del 1994 ed è ancora lì vent’anni e rotti dopo. L’ex dc di lungo corso, Rotondi, lo chiama ‘il Rieccolo’, come nella Dc veniva definito Amintore Fanfani. Ma Fanfani è stato ‘solo’ uno dei tanti leader della Dc, con una sua corrente, non un suo partito: più volte ministro e presidente del Consiglio, venne osteggiato dentro e fuori la Dc e, alla fine, dopo trent’anni di insuccessi (dagli anni 50 agli anni 70) finì solo e isolato, senza più amici e consensi. Berlusconi ha fatto di molto meglio. In vent’anni è caduto, risorto, caduto di nuovo. E’ stato pugnalato alle spalle, ferito, villipeso, circondato, isolato, ma si è sempre risollevato, ripulito, riconcentrato, ritornato. Berlusconi ha visto passare quattro capi di Stato (Scalfaro, Ciampi, Napolitano due volte, Mattarella), anche se ha contribuito con i suoi voti alla scelta solo di Ciampi e del II Napolitano. Ha affrontato, e battuto, almeno tre capi di governo del centrosinistra attraverso libere elezioni (Occhetto nel 1994, Rutelli nel 2001, Veltroni nel 2008) e un altro paio attraverso rovesci parlamentari o, che dir si voglia, congiure di Palazzo (Prodi I nel 1998, quando era all’opposizione, con l’aiuto’ di D’Alema, Prodi II nel 2008, quando – secondo l’accusa della procura di Napoli – condusse l’operazione compravendita dei senatori per scalzare Prodi). Ma Berlusconi ha appoggiato e condiviso le sorti di ben tre governi tecnici o di ‘larghe intese’ (Dini nel 1995, Monti nel 2012, Letta nel 2013) riuscendo in entrambi i casi a dividere le proprie sorti, davanti agli elettori, da quelle di governi ‘lacrime e sangue’. Infine, dopo due clamorosi rovesci politici e dopo esser stato costretto a portare il suo partito e la sua coalizione all’opposizione (al governo Prodi, nel 1996-’98, e ai governi D’Alema e Amato, nel ’98-‘2000, ma anche al governo Prodi II nel 2006-2008), Berlusconi è sempre riuscito a risalire la china, ripresentarsi e vincere. Gli è riuscito con la cd. ‘traversata nel deserto’ di FI e della Casa della libertà (Cdl) durante la prima legislatura di governi dell’Ulivo (1996-2001) e durante la molto più breve seconda legislatura dell’Ulivo (2006-2008), quando ha ‘sciolto’ d’imperio la Casa delle Libertà e fondato il Pdl (Popolo delle Libertà, nato formalmente a febbraio 2008) a fine 2007 con la famosa manifestazione del ‘predellino’ a Milano. Infine, Berlusconi è riuscito a superare anche la scissione dell’Ncd, nato a novembre del 2012, di Alfano, ricostruire FI e portarla all’opposizione del governo Letta, dopo averlo sostenuto, causa il voto della maggioranza per la sua decadenza. Un ‘ritorno’ a Forza Italia, quello di Berlusconi, che in vista delle Regionali (maggio 2015) promuove alleanze con la Lega Nord di Salvini nel centro-nord (Veneto, Liguria, Toscana) e con Ncd nel centro-Sud (Marche, Umbria, Campania), che ricorda il ‘doppio’ Polo formato per la prima volta nel 1994: Polo delle Libertà con la Lega al Nord, Polo del Buongoverno con An al Sud ma ottenendo (allora) la massimizzazione dei voti elettorali. Non si vuole certo dire, con questo breve excursus, che Berlusconi ci abbia sempre visto giusto o che le sue mosse siano sempre state azzeccate. FI prima, Cdl e Pdl poi, di nuovo FI ora sono sempre stati un partito di ‘nominati’ dall’alto, come riconosce Renato Brunetta: “nessuno viene eletto, siamo tutti, dal primo all’ultimo, nominati dal Cavaliere”.

Quando Berlusconi vuole far fuori qualcuno tutti i mezzi sono leciti.

Zero democrazia interna, dunque. Zero statuti, regole, organismi dotati anche solo di una parvenza di democraticità. Se Berlusconi vuole fare fuori qualcuno lo fa fuori senza problemi né scrupoli: allontanandoli, come è successo con il ‘partito dei Professori’ (Colletti, Melograni, Vertone, Pera, etc.), illuminati e ingenui consiglieri del Principe, di cui il Principe presto si stufò, scaricandoli; non ricandidandoli, come è successo ad altri (Scajola, che pure era stato potente responsabile Organizzazione); o, semplicemente, cacciandoli. E’ successo, come si sa, a Gianfranco Fini nel 2010 (il famosissimo ‘che fai, mi cacci?’ dell’assemblea del Pdl), ma anche a Follini e Casini, costretti sostanzialmente a rompere nel 2010; come ad Alfano, di fatto ‘costretto’ alla scissione dell’Ncd a fine 2012, e come potrebbe succedere, un domani, ai verdiniani che, oggi, vogliono tenere fede al patto del Nazareno stipulato tra lo stesso Cav e Renzi. Proprio sul patto del Nazareno (febbraio 2014) si è consumata l’ultima giravolta del Cav, non nuovo ad alzate d’ingegno e rovesciamenti di scena e di alleanze: scelse Dini premier e poi gli fece la guerra, nel 1995; voleva la Bicamerale con D’Alema e poi la fece naufragare, nel 1997; elesse Ciampi e poi iniziò lunghi bracci di ferro con lui sui decreti legge; subì Napolitano, poi lo blandì, poi gli fece la guerra, poi contribuì a rieleggerlo, infine se ne sentì gradito perché non gli concedeva la grazia; appoggiò e fece nascere il governo Letta per poi farlo naufragare sulla Severino; disegnò le riforme istituzionali con Renzi e ora è all’opposizione delle stesse riforme concordate, fino al giorno prima, rigo per rigo tra Pd e FI. Ora, appunto, Berlusconi, eterno ‘pendolo’ della politica italiana, è tornato ‘falco’: all’opposizione del governo Renzi su tutto, dall’economia alle riforme, con la linea politica fatta dal ‘super-falco’ Brunetta mentre, escluso il ‘cerchio magico’, vengono esautorati e messi nell’angolo storici big e numeri uno di FI come il responsabile Organizzazione Denis Verdini, forse uno dei prossimi epurandi (potrebbe andarsene con alcuni dei suoi).

Il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Neppure il ‘Grande complotto’ del 2012 è riuscito a far scomparire il Cav.

Eppure, al di là degli errori tattici e strategici che pure il Cav ha fatto, nella sua lunga carriera politica, la sua capacità di uscire indenne da prove inani e insuccessi conclamati è indubbia. Isolato nel consesso internazionale, causa l’alleanza con i post-fascisti di An, riuscì a ottenere l’ingresso nel PPE nonostante l’ostilità dell’allora PPI e di molti partiti popolari europei. Accerchiato e irriso dai principali leader e partner europei nella terribile estate del 2012, quella che per Berlusconi corrisponde al ‘Grande complotto’ architettato a Bruxelles (e a… Washington) per farlo cadere, isolato in una sorta di ‘cordone sanitario’ anti-Italia da Francia e Germania che ne chiesero, in sostanza, la testa per mettere al suo posto Monti, è riuscito a non farsi espellere dal PPE, non farsi più odiare dalla Merkel, godersi la fine politica di Sarkozy e limitarsi a maledire Obama, rimpiangendo i vecchi amici Bush (padre e figlio) e il sempre amico Putin.

I nuovi (Renzi e Salvini) potranno prescindere davvero dal fattore B?

Non è compito di questo articolo analizzare le capacità di fascinazione di massa e le abilità del Berlusconi ‘persuasore’ (più o meno occulto) dell’elettorato italiano attraverso i più diversi strumenti tecnologici, peraltro quasi tutti (tranne i Social network) introdotti da lui, in politica (televisione, spot, sondaggi, gadget, convention, condizionamenti vari), e neppure il successo che, in diverso modo e in diversi tempi e modalità, Berlusconi ha ottenuto presso le diverse fasce dell’elettorato italiano. Certo, oggi FI è ridotta al lumicino, come mai nella sua storia (11-12% ca), ma la capacità di Berlusconi di risorgere dalle sue ceneri è ancora intatta oppure una lunga ‘storia italiana’ è davvero arrivata al capolinea? L’arrivo sulla scena di un leader giovane, caparbio e sfrontato come Matteo Renzi a capo del governo e di uno con altrettante, simili, caratteristiche, Matteo Salvini, all’opposizione nel campo diviso dell’opposizione di centrodestra, farebbero pensare di sì. Che, cioè, la ’luce’ politica di Berlusconi sia destinata a spegnersi presto e in modo irreversibile. Troppo vecchio lui, troppo logori i suoi slogan, troppo ovvie e flebili le sue parole d’ordine, troppo debole la capacità di unire e fare sintesi in FI e nel centrodestra. il ruolo di Berlusconi a leader incontrastato del centrodestra, per dire, non è mai stato così in discussione come oggi. Né ai tempi della crisi con la Lega di Bossi (1995), nè nella lunga e sorda rivalità con Casini né nel vero e proprio scontro diretto con Fini (2010-2011) ma neppure nel tentativo di Alfano di essere nominato primo e unico ‘delfino’ erede dell’impero (2012-2013), Berlusconi è stato isolato, criticato, messo in discussione e non obbedito come adesso. Berlusconi, però, mostra di avere sette vite come i gatti, come dimostra la sua capacità di uscire indenne da tutte le terribili temperie giudiziarie subite (altro tema che esula da questa analisi) e di voler tornare sulla scena. Una cosa sola è sicura: dopo aver segnato la Prima Repubblica come tycoon dell’informazione e di un oligopolio privato pesantissimo e invadente (l’impero Fininvest e Mediaset), dopo aver plasmato la II Repubblica con il meglio (e il peggio…) di sé (personalizzazione della politica, verticismo, leaderismo, decisionismo, gaffes, default, crisi, etc.), Berlusconi entra, ancora una volta da protagonista, nella III Repubblica. Sia perché ha contribuito a scrivere, fino a ieri, le riforme istituzionali e la legge elettorale con il patto del Nazareno n è detto che non torni a farlo, sia perché ancora oggi i principali attori politici, anche i più ‘nuovi’ (Renzi e Salvini) devono e dovranno fare i conti con lui, in Parlamento, nelle piazze, nel Paese, anche solo con il fine di sottrargli più voti possibili. Insomma, Berlusconi ancora ‘c’è’ e intende esserci, sulla scena politica. Antiberlusconiani di tutte le ore e le stagioni devono farsene una ragione. Anche perché non sono mai riusciti a sconfiggerlo definitivamente con le armi della Politica e neppure surrettiziamente con quelle della Giustizia. Il giudizio finale, oltre quello della Politica e della Giustizia, sarà quello della Storia: non sarà certo tenero, con Berlusconi, ma non potrà mai ignorarlo.

NB. Questo articolo è stato pubblicato sul blog ‘I giardinetti di Montecitorio’ nella sezione ‘Politica’ delle pagine blogger di Quotidiano nazionale (http://www.quotidiano.net)