1992, “la serie”. Nel format tv c’e’ di tutto, ma manca un attore dell’epoca: la sinistra

Il logo della serie Sky 1992

Il logo della serie Sky 1992

“1992”, la serie tv trasmessa da Sky ieri sera con le prime due puntate, e’ ben fatta. C’e’ il plot narrativo (Tangentopoli), c’e’ la location giusta (la Milano da bere, sia pure al suo declino), ci sono le luci (specie in notturna) i costumi (Armani e la moda gridata di allora) e il climax (la fine di un epoca). Ci sono, come e’ giusto che sia in una serie tv che deve fare audience e vendere pubblicita’, gli elementi indispensabili per funzionare: sesso, sangue (AIDS compreso), violenza, verbale e fisica. Il format e’ a meta’ strada tra House of cards e Romanzo criminale: comprensibile. La serie 1992,pero’, vuole anche ricostruire un pezzo, importante e doloroso, tragico e decisivo, della storia d’Italia, quella del 1992, appunto. Ed allora ecco che manca, del tutto, un protagonista: la sinistra dell’epoca.

Infatti, mentre il ruolo dell’ex sessantottino Stefano Accorsi, che lavora a Publitalia con Dell’Utri, e’ fin troppo profetico, con tanto di indagini di mercato per preparare la discesa in campo di Berlusconi, decisamente antidatati rispetto alla storia o a quel che se ne sa (il Cavaliere li fece fare nel 1993) e mentre il ruolo di Di Pietro e della sua squadra e’ fin troppo esaltato e considerato come elemento di purezza giudiziaria rivoluzionaria verso una politica corrotta e indifendibile, la sinistra di allora e’ del tutto assente dal quadro, dalle scene e dall’insieme della ricostruzione. Eppure, per dire, la Lega Nord c’e’ eccome, con tanto di Bossi, bandiere, sede,comizi e uno dei protagonisti, er Batman, che reduce dalla guerra in Iraq e figlio di povera gente trova il suo riscatto sociale candidandosi e vincendo un seggio proprio con la Lega. C’e’ anche una Dc che, sia pure allo sbando e che sente a franare sotto i piedi il suo potere, cerca di porvi rimedio rigenerandosi e, nel racconto un po’ fantasioso,della serie abbordando Publitalia e, dunque, Berlusconi (il tentativo di allearsi con i resti della Dc, il Ppi di Martinozzoli e il Cdu di Buttiglione, e’ successivo, siamo gia’ nel 1994…). E c’e’, ovviamente, il Psi: da Mario Chiesa al ‘cinghialone’ Craxi, vero obiettivo del Pool, che a Milano e Roma condizionava giunte e governi.

La sinistra dell’epoca, invece, semplicemente non esiste. Almeno non nelle prime due puntate, pronto a ricredermi sul prosieguo. E allora cerchiamo di ricordare cos’era e cosa faceva. Il Pds, innanzitutto, veniva dalla svolta della Bolognina (1989) di Occhetto e da due anni di due lancinanti congressi che, tra il 1990 e il 1991, portarono allo scioglimento del Pci e alla nascita del Pds. Due anni di tormenti, discussioni, polemiche, mirabilmente raccontati nel docufilm di Nanni Moretti, La Cosa, e che avevano lasciato intatto, nonostante tutto, un grande popolo, quello ormai ex comunista. Poi c’era Rifondazione comunista,che nasce all’atto dell’ultimo congresso del Pci (Rimini, 1991) e che rappresentava, allora, una forza resistente e combattente che drena molti consensi al Pds proprio e gia’ dalle elezioni politiche dell’aprile 1992. Il popolo pidessino e comunista, peraltro, nonostante l’arresto del compagno G (Greganti) e il suo coinvolgimento in Tangentopoli, e’ parte attiva è fondamentale del movimento di opinioni pubblica a favore del pool di Milano. Poi, c’erano, sempre a Milano, circoli come Societa’civile di Nando dalla Chiesa,gli intellettuali della sinistra dei Club e il movimento di protesta civica democratica della Rete, pure presente alle elezioni del 1992, che i giudici del Pool li portano in palmo di mano, con tanto di ‘girotondi’ e manifestazioni davanti al palazzo di Giustizia di Milano. Manifestazioni e cortei che, pero’, hanno un respiro di massa solo perche’ il popolo della sinistra vi partecipa, sia pure acriticamente. C’erano, in quegli anni, anche il movimento degli studenti, il movimento studentesco universitario della Pantera e un fiorire di centri sociali e il loro protagonismo politico che vede il suo apice nel movimento contro lo sgombero del Leoncavallo, peraltro ordinato proprio dalle giunte socialiste di Milano. C’era un grande dibattito, sui giornali della sinistra, sul postcomunismo in Urss e sulla presunta ‘fine della storia’ post-1989, sulle speranze di un socialismo dal volto umano e sui fatti di piazza Tienammen avvenuti in Cina sempre nel 1989. C’era una borghesia progresssita, che fa capo al quotidiano La Repubblica, che vede nel Pds il grimaldello per rompere il sistema della Prima Repubblica e giunte di centrosinistra che si affermano in molte città, anche del centronord (non sara’cosi’ solo a Milano, dove ma nel 1993 vincera’ la Lega di Formentini proprio contro Dalla Chiesa, alla guida della prima, vera, coalizione dei futuri Progressisti). C’era, nelle piazze e tra gli operai, un forte senso di ribellione e, insieme, di frustrazione contro le politiche del rigore imposte, nel biennio ’92-’93, prima dal governo Amato e poi dal governo Ciampi,con tanto di cortei e manifestazioni contro il rigore, l’austerita’, la politica dei sacrifici e del prelievo forzoso (“nelle tasche degli italiani”) usate per far fronte allo spaventoso deficit e alla svalutazione della lira. C’era un profondo sentimento di ribellione contro la classe politica che si incalano’, sul piano politico, nei referendum Segni prima per l’abolizione della preferenza unica (1992) e poi per l’introduzione del sistema maggioritario (1993) mentre veniva varata la nuova legge sui sindaci, per la prima volta eletti direttamente dal popolo.

Il pool di Milano nella fiction tv 1992 di Sky

Il pool di Milano nella fiction tv 1992 di Sky

Sbaglio’, forse, anzi quasi sicuramente, la sinistra di allora a sottovalutare la questione sociale e a concentrarsi solo sulla questione democratica, pensando che la semplice conquista delle casamatte del Potere sarebbe bastata al cambiamento. Ma cio’ non toglie che la sinistra, democratica come radicale, postcomunista come neocomunista, politica come sociale, della borghesia illuminata come dei centri sociali, degli intellettuali come degli operai, allora, nel biennio 1992-’93, c’era eccome. Si faceva sentire e, senza di essa, neppure la ‘rivoluzione’, vera o presunta che sia stata, di Mani Pulite, non avrebbe mai potuto essere tale. Speriamo che, nelle prossime puntate, qualcuno se ne accorga o che, anche la sinistra, ricompaia. Perche’ anche solo una serie tv non puo’ riscrivere la storia d’Italia ignorandone ruolo e funzione.

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