#ildiavolovesteItalicum/2. Renzi punta tutto sull’Italicum (“Se non passa cade il governo” ) e liquida le critiche di Prodi e Letta (“Hanno due libri in uscita….”)

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi

“Credo che l’Italicum passerà – dice il premier – e m’interessa fino a un certo punto se con una maggioranza risicata o meno. La fiducia? Vedremo martedì”. “Non credo che il Pd si spaccherà – continua Renzi dalla Gruber a Otto e ½ – perché abbiamo detto che si rispetta il volere della maggioranza, se no è anarchia”, aggiunge il premier. Ma una cosa è certa, e qui sta la frase chiave pronunciata ieri sera negli studi de La 7 dal premier-segretario Pd: “Se questo governo viene messo sotto sulla legge elettorale è come se i parlamentari dicessero di andare a casa. Hanno il potere di farlo e io non sono per tenere la poltrona attaccata alle terga”. Insomma, il premier si gioca tutto, sull’Italicum, e lo dice anche.

La scommessa è di quelle toste, anche perché non è detto che, se l’Italicum non passasse e Renzi chiedesse il voto anticipato, il Capo dello Stato glielo conceda o non provi invece a formare un nuovo governo, o che non nasca, di suo, un fronte ‘anti-voto’. Magari sotto l’ala protettrice e benaugurante di esponenti oggi, o domani, fuori dall’agone parlamentare, ma non da quello politico. Da Romano Prodi a Enrico Letta, infatti, passando per D’Alema, non mancano ex leader/ex premier che punterebbero al bersaglio vero, con le loro, da giorni sempre più ripetute e insistite, critiche. Critiche, di questi esponenti, che sono esplicite sull’Italicum, ma che mirerebbero a disarcionare il governo Renzi per ‘ispirare’ un governo (a guida Grasso, magari) ‘di salute pubblica’ che permetta di proseguire la legislatura e, insieme, di ‘riprendersi’ il ‘loro’ Pd. Fantapolitica? Forse.

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

Una cosa è certa, nel fronte anti-Italicum si stanno posizionando in tanti. Dai grillini, che parlano un giorno sì e l’altro pure, di “colpo di stato”, a SeL; da Forza Italia, dove uno scatenato Brunetta guiderà il fronte delle opposizioni nel chiedere i primi voti segreti lunedì, quando s’inizierà a discutere sulle pregiudiziali di costituzionalità, alla sinistra a sinistra del Pd che lancia l’appello di 48 intellettuali per chiedere “un sussulto di dignità” ai parlamentari che li porti a votare no all’Italicum. A molte di queste critiche risponde il ministro alle Riforme Boschi, ma il suo vero intrecciar di sciabole è con l’ex premier Letta, cui ribatte: “Noi abbiamo fatto le riforme, con lui erano bloccate”.

E proprio Letta è stato ieri protagonista di un botta e risposta con tre costituzionalisti (Barbera, Ceccanti e Clementi) che gli avevano contestato la contraddizione delle sue critiche all’Italicum (“Ho dubbi sull’opportunità di approvare una riforma della legge elettorale con una maggioranza risicata”) con il suo passato, a partire dal lavoro dei Saggi, nato proprio durante il suo governo. Letta risponde sul ‘metodo’, ricordando come “tutte le ultime riforme approvate senza largo consenso hanno fatto brutta fine”, mentre sul ‘merito’, ai costituzionalisti che contro-replicano, ribatte il lettiano Marco Meloni: “mantenete l’onestà intellettuale, almeno quella, voi che siete entusiasti sostenitori del governo…”.

Nb. Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2015 sulle pagine di Quotidiano Nazionale (htttp://www.quotidiano.net)

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