#ildiavolovesteItalicum (1a). Sistemi elettorali, un po’ di storia: la Prima Repubblica, tra proporzionale (1948) e ‘legge truffa’ (1953) 


Iniziamo un piccolo exccursus sui sistemi elettorali antecedenti l’Italicum e, anche, il Porcellum. La Prima Repubblica (1946 – 1992): il proporzionale puro o ‘semipuro’ (1948) e la ‘legge truffa’ (1953).

Il portone d'ingresso di palazzo Madama.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama.

En attendant l’Italicum….

Con grande probabilità, entro la prima settimana di maggio – nei giorni dal 5 all’8 maggio, presumibilmente, causa una serie di ‘ponti’ festivi, a partire da quello del I maggio, e del contingentamento dei tempi deciso dal governo che preferirà scavallare il mese di aprile per dare, a maggio,  alle opposizioni, meno ‘tempo di parola’) ee dopo la discussione generale sul provvedimento, che inizierà alla Camera il 28 aprile, dopo due passaggi già effettuati (il primo alla Camera,il 12 marzo 2014, il secondo, con modifiche, al Senato, il 27 gennaio 2015), l’Italicum diventerà legge dello Stato. C’è da dire subito che esso se presenta due particolarità importanti e prive di precedenti nella storia costituzionale italiana a partire dalla sua stessa, prossima, promulgazione.   Oltre a una, ad ogggi non ancora sicura, ma molto probabile: l’apposizione della questione di fiducia sulla legge elettorale, procedura che ddi solito  ‘non si fa’: infatti,  tutte le leggi elettorali della Prima come della Seconda Repubblica (proporzionale puro, 1948, Mattarellum, 1993, Porcellum, 2005) sono state approvate senza questione di fiducia, mentre solo la legge Acerbo (1923), di epoca fascista, e la legge truffa ((1953) sono state votate con la fiducia. 

….e le sue ‘particolarità”, “mai viste prima”….

L’Italicum, infatti, entrerà in vigore, come prevede il testo stesso della legge, composto di quattro articoli, ‘solo’ a partire dal luglio del 2016 (data in cui il governo pensa, sulla base di stime temporali effettuate, che entrerà in vigore la riforma costituzionale del Titolo V e la trasformazione del Senato in organo non più elettivo, riforma a sua volta in itinere a  partire dal marzo 2014, ma che abbisogna, però, di ben quattro letture in copia conform) e inoltre, varrà solo per la Camera dei Deputati, non per il Senato. E così, entro breve, l’Italia sta per avere un nuovo sistema elettorale. Si tratterà, cioè, del quarto sistema elettorale italiano in meno di 70 anni di storia patria. Tanti, decisamente troppi, se si considera che la Francia ha cambiato tre sistemi elettorali, sì, ma in più di duecento anni di storia (tra III, IV e V Repubblica), la Germania mantiene lo stesso sistema, allargato all’Est dal 1989, varato nel 1955, in Gran Bretagna è identico da oltre cento anni, per non dire degli Usa, che votano allo stesso modo da tre secoli… Ecco perché, prima ancora di entrare nel dettaglio e scoprire come è fatto l’Italicum, quali aspetti, rischi, possibilità tecniche presenta è utile affrontare, prima, una ‘carrellata’ sui quattro sistemi elettorali (più un quinto, la ‘legge truffa’, mai entrato in vigore) che hanno caratterizzato la storia politica ed elettorale dell’Italia.

Il proporzionale ‘puro’ o ‘semi-puro’ della I Repubblica (1948).

Il primo sistema elettorale della Repubblica italiana – non considerando, cioè, né i sistemi elettorali dell’Italia risorgimentale, umbertina e giolittiana (uninominali maggioritari a turno unico, all’inizio rigidamente censitari e solo per i maschi adulti istruiti, a suffragio universale maschile dal 1919) né quelli di età fascista (a partire dalla famosa legge Acerbo del 1923: un maggioritario secco a un turno basato su collegi uninominali che attribuiva un abnorme premio di maggioranza del 65% alla prima lista che avesse raggiunto il 25% dei voti, votata con la fiducia e che garantì la maggioranza dei seggi a un ‘listone’ composto dal ‘blocco’ di fascisti, nazionalisti, popolari, etc.) – fu varato nel 1946 per le elezioni dell’Assemblea costituente (2 giugno 1946) e adottato definitivamente nel 1948 per le prime elezioni della legislatura repubblicana con due leggi (l. n. 6 del 20 gennaio 1948 per la Camera e l. n. 29 del 6 febbraio 1948 per il Senato), leggi entrambe confluite nel Testo unico n. 361 del 30 marzo 1957. TU (‘testo unico’) ancora oggi, si badi bene, ‘fonte’ di ogni legge elettorale e cui ogni modifica sopravvenuta si rifà, fino al Porcellum compreso ogni volta ritoccandolo perché è sul TU che vengono disegnati circoscrizioni e collegi. 

Caratteristiche del sistema elettorale proporzionale  della Prima Repubblica (1948-1992). 

In base alla legge in questione, legge che non ha mai assunto o avuto un ‘nome’ proprio di battesimo e resta nota come, appunto, ‘proporzionale puro’ (o ‘semi-puro’) della Prima Repubblica, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L’assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema rigidamente proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali: determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all’interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati (preferenze).I voti di questa prima fase venivano poi raggruppati in un cd. collegio unico nazionale al cui interno i seggi venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti. In buona sostanza, si trattava di un sistema proporzionale puro privo di sbarramento (in realtà implicito: all’1% circa) come di ballottaggio, premi di maggioranza alla lista o alla coalizione, etc. Con questo sistema si votò in tutte le legislature repubblicane, a partire dalla I (1948) fino alla XI (1992), della Prima repubblica, con conseguenze politiche e di ”sistema” (prevalenza dei due grandi partiti, Dc e Pcci, presenza forte e assicurata sia a partiti medi, come il Psi, che ai partiti piccoli, come Pli, Pri, Psdi, ma anche alle cd. ‘forze antisistema’, il Msi da una parte e le formazioni dell’ultrasinistra negli anni Settanta, come Pdup, Dp, Psiup, etc., dall’altra) che però non è qui il caso di trattare. 

I padri costituenti e il ‘problema’ del Senato (all’origine, un maggioritario).

In realtà, dal 1948 al 1957, vennero introdotte alcune modifiche per il Senato, i cui criteri di elezione vennero stabiliti definitivamente sempre con il TU del 1957: piccoli correttivi in senso maggioritario, pur in un quadro largamente proporzionale. Infatti, mentre la Camera era divisa in XXXII circoscrizioni, corrispondenti più o meno ai venti confini regionali (‘spaccati’ in più circoscrizioni nel caso delle regioni più popolose), nel caso del Senato la legge elettorale doveva per forza rispettare la base regionale e seguire il dettato costituzionale (art. 57 Cost.), come del resto è accaduto per ogni legge elettorale successiva, fino ad oggi, ma ad eccezione – come si diceva prima – dell’Italicum che varrà solo per la Camera  dei Deputati. Ogni Regione, dunque, nel caso del Senato, veniva suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All’interno di ciascun collegio doveva risultare eletto, in teoria e all’origine del pensiero della formula costituente, il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze, ma tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l’impianto proporzionale su cui era stata concepito non solo l’impianto della Camera, ma anche lo stesso sistema elettorale del Senato. Qualora, come normalmente avveniva a ogni elezione, nessun candidato avesse conseguito l’elezione superando il 65% dei voti, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale e i seggi erano distribuiti con il metodo d’Hondt (calcolo delle maggiori medie statistiche) e, all’interno di ogni lista, eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza. Morale: il Senato ha seguito, dal 1948 in poi, le stesse modalità di elezioni della Camera, diventando un sistema proprzionale di fatto e,  così, tradendo in tutto o parte lo spirito dell’Asemblea Costituente che aveva ideato un sistema di fatto maggioritario, come si è appena visto. Ipotesi rafforzata dal fatto che, nella formula originaria del dettato costituzionale, il Senato durava di più della Camera, anche se non si tennero mai due tornate elettorali differenti, per Senato e Camera, e che, a partire dal 1953, la durata delle due legislature venne parificata con legge costituzionale (1957). 

Il premier italiano che firmo' il trattato di pace di Parigi, Alcide de Gasperi.

Il premier italiano che firmo’ il trattato di pace di Parigi, Alcide de Gasperi.

Il tentativo, peraltro non riuscito, di far scattare la cd. ‘legge truffa’ (1953). 

Solo nel 1953, con la legge n. 148 – votata peraltro apponendo, da parte dell’allora governo De Gasperi, la ‘questione di fiducia’ (De Gasperi pronunciò, nell’aula del Senato, un memorabile discorso rivendicando la scelta di apporre la fiducia) e scatenando per questo mille polemiche e veri e propri tumulti, da parte delle opposizioni di sinistra come di destra, dentro il Parlamento – si cercò di stravolgere la formula base del proporzionale puro. La legge, un maggioritario a turno secco, proposta dal governo quadripartito (Dc-Pli-Psdi-Pri) guidato da Alcide De Gasperi e che passò alla storia con tale, infelice, nome perché così ribattezzata dall’opposizione (del Pci), la ‘legge truffa’, appunto, introduceva un premio di maggioranza del 65% di seggi alla lista o insieme di liste che avesse conseguito il 50,1% dei voti. A guardarla con occhi di oggi, un maggioritario non particolarmeno distorsivo della trasformazione di voti in seggi, dato che , appunto, si limitava ad attribure un sia pur consistente premio di maggioranza solo nel caso la lista o le liste che l’avessero conseguito avessero raggiunto il 50,1% dei voti validi. La legge, che pure venne discussa e votata tra mille polemiche,fu alla fine approvata dal Parlamento (divenne, in GU, la n. 148/1953) ed entrò regolarmente in vigore per le successive elezioni politiche del 3 giugno 1953. La ‘legge turffa’, però,  non scattò, anche se per una manciata di voti (54 mila), fermando le forze di maggioranza che cercavano di centrare l’obiettivo del premio (Dc-Psdi-Pli-Pri-liste regionali minori) al 49,8% dei voti mentre le forze di opposizione, di destra e sinistra, aumentarono voti e seggi e a loro si unirono anche alcuni gruppi scissionisti dai partiti minori della maggioranza (cd. Unità Popolare) che, dda soli con il loro 1%, risultarono determinanti per la non assegnazione del premio. La ‘legge truffa’ venne poi abrogata con la l. 615 del 31 luglio 1953 e, come già detto, l’intera materia elettorale della I Repubblica venne sistematizzata definitivamente con il TU n. 361 del 1957, tornando al proporzionale puro. Per cambiare la legge elettorale bisognerà aspettare il 1993 e il Mattarellum, come vedremo in una delle prossime puntate… Sempre su questo blog!

Nb. Questo articolo è stato pubblicato sia sul sito della Fondazione Europa Popolare (htttp://www.eupop.it) che sul mio blog, che tengo regolarmente, su Quotidiano Nazionale (http://quotidiano.net)

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