#ildiavolovesteItalicum/5-NEW. Legge elettorale alla prova dell’Aula: fiducia, voti segreti, numeri

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi

Articolo sull’Italicum aggiornato alle ore 15.30 del 28 aprile 2015.

A pochi giorni dal voto finale sull’Italicum (la discussione generale è iniziata il 27 aprile, anche se in un’aula semivuota, ed è proseguita a partire dal 28 aprile con la discussione è la votazione sulle ‘sospensive’ e sulle ‘pregiudiziali dì costituzionalità’) il rebus sui numeri dell’Aula resta di ardua soluzione. Tante variabili, legate sia alle diverse minoranze del Pd e al comportamento che terranno in Aula, a seconda che venga posta o meno la questione di fiducia, da parte del governo, sull’Italicum, alle scelte delle opposizioni (se optare per un classico Aventino, cioè l’assenza dai lavori per protesta come già fatto in commissione Affari costituzionali) fino ai ‘verdiniani’ di FI, potenziali soccorritori della maggioranza. E poi c’è  il bivio di fronte al governo: porre o meno la fiducia sui 4 articoli del testo (in realtà su tre dei quattro articoli di cui è composto l’Italicum, in quanto uno dei quattro, essendo stato votato in copia conforme da Camera e Senato non prevede voti segreti, ma solo voto palese), fiducia che – AGGIORNAMENTO DELLE ORE 15.25 DEL 28 APRILE 2015 –  è stata posta, in Aula, dal ministro alle Riforme Maria Elena Boschi, scatenando subito l’ira delle opposizioni.

Alla fine, il governo ha deciso: sull’Italicum sarà ‘questione di fiducia’….

La scelta di porre o meno la questione di fiducia, il governo l’ha presa proprio in queste ore, mentre scriviamo, e solo dopo aver visto l’andamento delle votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità. vOTAZIONI CHE SONO ANDATE PIU’ CHE BENE PER IL GOVERNO: SU 593 PRESENTI E 593 VOTANTI (SU 630, TOTALE DEL PLENUM DELL’ASSEMBLEA) HANNO VOTATO CONTRO LE PREGIUDIZIALI DI COSTITUZIONALITA’ DELLE OPPOSIZIONI IN 385 MENTRE LE OPPOSIZIONI HANNO OTTENUTO SOLO 208 VOTI, CON UNA DIFFERENZA, A FAVORE DELLA MAGGIORANZA, DI BEN 173 VOTI. Infatti, se queste, le pregiudiziali di costituzionalità – su cui il governo non ha posto la questione di fiducia perché il voto contrario a esse, ove fosse passato, avrebbe fatto cadere automaticamente il provvedimento e, dunque, la legge – dovessero decadere con un buon margine di scarto per la maggioranza, la maggioranza avrebbe potuto decidere o di non mettere la questione di fiducia, affrontando però, in questo caso, la possibilità di diversi voti segreti (sono circa cento gli emendamenti presentati da diverse forze politiche al ddl e su molti di essi sono richiedibili e prevedibili molti insidiosi voti segreti), oppure di rinviare la decisione alla prossima settimana quando si entrerà nel vivo della discussione sugli emendamenti e sugli articoli dell’Italicum. E quando, a causa del regolamento della Camera, che viene fissato ogni trimestre, a fine di questo scade il tempo di parola delle opposizioni. Ecco perché, scavalcando il mese di aprile, e passando a quelli di maggio, il ddl Italicum vedrebbe il ‘contingentamento’ dei tempi delle opposizioni (che, altrimenti, possono prendere la parola, ognuno di essi come di altri partiti, venti minuti ciascuno), con un indubbio vantaggio per il governo. I numeri cambiano nel caso il governo opti per la fiducia, COME E’ AVVENUTO OGGI, azzerando così  i potenziali 80 voti segreti richiedibili da almeno 30 deputati o il capogruppo di un gruppo di pari numero) sul ddl. La fiducia sui 4 articoli sarebbe votata da tutto il Pd tranne pochissime eccezioni, come vedremo.

Se, dunque, la questione di fiducia, che E’ STATA POSTA OGGI DAL GOVERNO, CON VOTI CHE SI TERRANNO A RAFFICA NEI PROSSIMI TRE GIORNI (TRE FIDUCIE E, DUNQUE, TRE CHIAME SU TRE DEI QUATTRO ARTICOLI DELL’ITALICUM) tra il 5 e l’8 maggio, quando si entrerà  nel vivo dell’esame del ddl, resta intatto e intero il famoso problemi dei ‘numeri’. Di quali numeri gode la maggioranza? E le opposizioni? E come potrebbe finire il voto sull’Italicum, non tanto sui voti di fiducia, dove il voto è a scrutinio palese, ma sul voto finale del ddl, ma sul voto finale che, secondo il Regolamento della Camera, avverrà a scrutinio segreto in quanto prevede il voto su ‘materie di tipo elettorale’?

Le diverse ipotesi e i diversi numeri dell’Aula tra maggioranza e opposizioni sull’Italicum

Le ipotesi, e i numeri, sono diversi, e I diversi giornali si sbizzarriscono da sempre in grafici, tabelle e considerazioni, ma spesso sballate o imprecise. Una cosa è certa: la maggioranza di governo, alla Camera, è blindata. Con una sola postilla, quella del (possibile, ma evitabíle con la fiducia) voto a scrutinio segreto sull’emendamento per l’apparentamento al ballottaggio: modifica che, trasversalmente, gode di diversi sostenitori in più partiti.

Partiamo, perciò, dall’ipotesi, COME AVVENUTO, che la richiesta, più volte annunciata, da parte del ministro alle Riforme Maria Elena Boschi, vada a buon fine: nessun voto segreto in Aula. In questo caso difficilmente il governo avrebbe posto la fiducia, fermo restando che, se nel corso dell’esame del ddl fosse inoltrata la richiesta di scrutinio segreto su un emendamento, l’esecutivo avrebbe comunque la facoltà di porre la fiducia solo e solo tanto sull’articolo a cui è legata quella modifica. Oppure il governo potrebbe metterla, la fidcuia, COME HA FATTO, su tutti e tre i quattro articoli dell’ItalIcium: in quel caso i tre voti saranno a scrutinio palese. In caso di fiducia, infatti si ha comunque il diritto di chiedere il voto segreto sul testo finale, e senza fiducia. Sul voto finale, dunque, che sarà comunque a scrutinio segreto (anche se la decisione ultima la prenderà la presidente della Camera, Laura Boldrini), il governo qualcosa rischia…

Partendo da una maggioranza che, almeno sulla carta, conta 397 deputati (310 Pd, 33 Area popolare, 13 Popolari per l’Italia, 25 Scelta civica, ai quali vanno aggiunti almeno 16 o piu’ esponenti del gruppo Misto: 6 Minoranze linguistiche, 4 Maie-Api, 5 Psi, uno Idv, più una decina di voti probabili in arrivo sempre da esponenti del Misto ma iscritti ad alcuna componente) e che dunque potrebbe arrivare a contare fino a 403/407 deputati, e a fronte di una opposizione che conta su numeri molto più bassi, sempre sulla carta (70 Fi, 8 Fratelli d’Italia, 17 Lega, 26 Sel, 91 M5S cui potrebbero aggiungersi alcuni esponenti del gruppo Misto come i tre ex leghisti tosiani, il capogruppo Pisicchio, più altri sparsi, mentre e’ tutto da vedere come si comporteranno i dieci ex M5S di Alternativa Libera e altri 3 ex M5S), per un totale di voti che oscilla tra 232 e 242/245, al massimo, è evidente che a far pendere la bilancia da una parte o dall’altra sarebbe e potrebbe essere solo la minoranza del Pd.

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

L’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

La minoranza del Pd (Area riformista) potrebbe essere determinante, ma è troppo divisa al suo interno. 

Il voto potrebbe essere disertato da una cinquantina (per eccesso) di esponenti della minoranza Pd che conta circa 90 esponenti alla Camera solo di Area riformista (ex o ancora bersaniani), 20/25 di area Cuperlo (al cui interno vi sono ormai i bindiani) e una pattuglia di irriducibili (Civati). Il problema è che la minoranza è, a sua volta, molto divisa al suo interno. La maggioranza della minoranza, infatti, una cinquantina e forse più deputati orfani del capogruppo dimissionario Roberto Speranza, che si riconoscono nelle posizioni ‘dialoganti’ con Renzi e il governo di Damiano, Epifani e dei giovani quarantenni Amendola e Ginefra, voterà due si: fiducia e ddl finale. Una parte di ‘duri’, capitanati dall’ex segretario Pier Luigi Bersani, dovrebbe votare si alla fiducia, ove posta, oppure uscire dall’aula in segno di protesta e sempre uscire dall’aula al momento del voto finale o dire no. Solo alcuni ‘irriducibili’ potrebbero, infine, votare no a fiducia e ddl oppure uscire dall’Aula sulla fiducia e votare no al provvedimento finale. Si tratta dei deputati tra i più  ferrei critici, e non da oggi, di Matteo Renzi (da Civati a Fassina, da Bindi a D’Attorre, da Boccia a Meloni, lettiani), ma non solo piu di cinque/sei unità. Un numero davvero risibile, per Renzi. Solo se a questi ‘duri e puri’ si aggiungessero una ventina di ‘cuperliani’ e almeno una ventina di esponenti di Area Riformista (un centinaio, in tutto, all’assemblea dei deputati Pd, non hanno votato l’Italicum), la maggioranza di governo potrebbe avere dei problemi in quanto a numeri.

Diventerebbero, in questo caso, circa 385, quindi, i numeri della fiducia a al governo e sul voto finale a un ddl che avrebbe così diverso e minore consenso del previsto. Più basso del previsto, certo, ma comunque ragguardevole, sempre ricordando il fatto che la legge elettorale si vota a maggioranza semplice: non è previsto, cioè, né necessario, ottenere il plenum dell’Assemblea (315+1 su 630). Inoltre, nel voto segreto finale sul ddl, arriverebbe di certo il sostegno di una quindicina di verdiniani, favorevoli all’accordo iniziale tra Renzi e Berlusconi sull’Italicum, accordo da Verdini mai rinnegato (a differenza del Cavaliere) e forse anche di un pezzo di grillino ed ex grillinI che non vogliono ‘andare a casa’.

La maggioranza, come ha dimostrato sulle pregiudiziali (385 ‘no’) ha numeri ampi.

E anche se un consistente pezzo della minoranza Pd (tra 25 e 50 deputati) uscisse dall’Aula al momento del voto, SIA NEL VOTO SULLA FIDUCIA CHE SUL DDL FINALE, la maggioranza resterebbe al sicuro comunque, anche perché, in caso di Aventino delle opposizioni (scelta che a FI servirebbe per ‘contare’ il suo dissenso interno), dovrebbero essere ben in 75, almeno, solo tra quelli del Pd, a uscire dall’Aula per far mancare il numero legale. C’e’ un punto, tuttavia, dove la maggioranza ha un margine di rischio ed è, appunto, quell’emendamento sull’apparentamento al II turno che in Aula in tanti hanno annunciato di presentare (dal bersaniano D’Attorre a Nunzia De Girolamo di Ap) e sul quale potrebbe anche essere richiesto voto segreto, IPOTESI DECADUTA CON L’APPOSIZIONE DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA. E’ su questa proposta – piu’ che sulla riduzione dei capilista nominati, su cui, nell’opposizione, solo M5S darà battaglia – che potrebbe crearsi un asse tra la minoranza Pd, FI ed elementi di Ap e Scelta Civica. “Il voto segreto per Renzi e’ un’incognita, soprattutto per quelli di cui si fida”, suggeriva oggi un esponente della minoranza Pd. Per ora restano ipotesi. Una di queste, entro la prima settimana di maggio, sarà realtà…

NB. Questo articolo è stato pubblicato sul sito della Fondazione Europa Popolare (http://www.eupop.it) e sul blog che tengo per Quotidiano Nazionale (htttp: http://www.quotidiano.net)

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