#VersoleRegionali/0. Pronti, via. Il valzer dei riciclati e del trasformismo nelle candidature del Pd (e non solo)

L'aula di Montecitorio vista dall'interno

L’aula di Montecitorio vista dall’interno

Si è chiuso col solito ‘corri corri’ e molte sorprese dell’ultima ora il termine per la presentazione delle liste per le elezioni regionali. Tutti i partiti hanno depositato simboli e candidati in vista del voto che servirà a rinnovare, il prossim 31 maggio, i consigli regionali e i Governatori di Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia insieme a una tornata di elezioni amministrative comunali che interesserà, nel complesso, 23 milioni di italiani. Si tratterà dk elezioni che, come sempre, avranno ripercussioni politiche.

A pochi giorni dall’approvazione dell’Italicum, si misurerà il consenso di Renzi, che spera in un successo (il top per il premier sarebbe un bel 6 a 1, sconfitta solo il Veneto, ma anche un 5 a 2 gli andrebbe bene). E anche quello della sinistra ‘a sinistra’ del Pd. Infatti, se SeL presenta liste con il Pd solo in tre regioni (Puglia, Veneto, Umbria), mentre in altre tre (Marche, Campania, Toscana) corre da sola, sia Vendola che Civati e i possibili scissionisti dal Pd puntano tutte le loro carte sulla candidatura di Luca Pastorino, deputato civatiano, ma già uscito dal Pd per il Misto, in Liguria. Pastorino ha messo insieme un nutrito cartello di forze e pezzi di sinistra e anche del Pd nella speranza di far perdere o comunque condizionare con un buon risultato la vittoria della candidata Pd, Raffaella Paita, che gareggia contro il coordinatore nazionale di FI, Giovanni Toti, ma accompagnata da molte polemiche dopo le discusse primarie che l’hanno vista trionfare su Sergio Cofferati. Non gioca affatto, invece, a ‘far perdere’ il Pd la minoranza di Area riformista: gli uomini di Bersani e Speranza sul territorio, da Stumpo a Leva, garantiscono di ‘tifare’ Pd e di lavorare per esso, come di non aver subito ‘epurazioni’ nella formazione delle liste.

Piuttosto, l’elemento polemico sollevato ieri sia da esponenti di Sel (il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto) ma pure del Pd (la giornalista anti-camorra e senatrice Rosaria Capacchione) o dal Pd usciti cogliendo l’occasione, come il deputato Guglielmo Vaccaro, riguarda il discretamente alto tasso di ‘riciclati’ ed esponenti di dubbia fede politica progressista candidati dal PD o ‘partito della Nazione’ a maglie, ormai, molto larghe,  in regioni importanti come Puglia e Campania, oltre che che in Liguria. Lì dovei due candidati governatori Michele Emiliano e Vincenzo De Luca (teoricamente ‘renziani’), hanno fatto e disfatto le liste, o se le sono inventate a loro piacere. In Puglia fanno scalpore i casi di Euprepio Curto (ex Msi, ex An, oggi Udc, candidato in una lista pro-Emiliano) e Francesco Spina, presidente della Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani), sindaco di Bisceglie, ex Forza Italia, oggi Udc, nonché ‘coordinatore’ delle liste civiche per Emiliano della Bat, dove governa con la destra. Ciliegina sulla torta, per Emiliano, la stessa lista civica ‘Emilino sindaco’, guidata da Antonio Nunziante, fino a poche settimane fa prefetto di Bari. l’idea di Emiliano, già sperimentata quando guidava il comune diBari, e’ di vincere e governare solo grazie alle sue liste civiche, riuscendo cioè’ a dare a meno dell’apporto del Pd. Del resto, spiega Dario Ginefra, esponente della minoranza Pd, ma ex Area riformista, in quanto firmatario del documento dei 50 deputati che hanno votato la fiducia a Renzi sull’Italium, “in Puglia, e da anni, i voti di lista e le preferenze ai candidati con incidono con i voti assoluti”. Non c’è’ spazio per altro.

L'ex premier e fondatore dell'Ulivo Romano Prodi

L’ex premier e fondatore dell’Ulivo Romano Prodi

In Campania, oltre a Ciriaco De Mita, sceso in campo per De Luca, primeggiano il senatore fittiano (amico di Verdini come di Cosentino) Vincenzo D’Anna ma si candida per De Luca anche il braccio destro di Mastella, Tommaso Barbuto, ex senatore celebre per lo sputo all’ex collega Nuccio Cusumano nell’aula del Senato quando cadde il II governo Prodi. Colpisce, infine, ma nella lista di Stefano Caldoro, governatore uscente per il centrodestra, la candidatura è come capolista dell’ex generale di corpo d’arma tra dei Carabinieri ed ex direttore dell’Aisi, Giorgio Piccirillo.

Ma ci sono anche le sfida interne al centrodestra, in mezzo a mille divisioni. I ‘Ricostruttori’ di Fitto, in Puglia, dopo mille strappi, lanciano la sfida alla candidata del Cavaliere, Adriana Poli Bortone, con il loro Francesco Schittulli, molto più ben quotato. Poi c’è la sfida, interna alla Lega, tra il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che, espulso dalla Lega di Salvini, si candida con una sua lista contro il governatore uscente leghista, Luca Zaia, in Veneto. E, infine, c’è il ‘laboratorio Marche’: l’ex governatore uscente, Spacca, si candida contro il Pd, ma con l’appoggio di Forza Italia. Senza storia, invece, le sfide in Toscana e Umbria: vincerà il Pd.

NB. Questo articolo è’ stato pubblicato sul Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.ner) a pagina 13 di domenica 3 maggio 2015