#L’intervista/1. Lorenzo Guerini avverte la minoranza del Pd: “Vietnam al Senato? Sarebbe da irresponsabili”. Il vicesegretario dem avverte: se ostacolano le riforme dovranno spiegarlo ai militanti

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, detto anche 'il Forlani' di Renzi.

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, detto anche ‘il Forlani’ di Renzi.

ROMA – Largo del Nazareno. “Io mi auguro sempre che dal Pd non se ne vada mai nessuno. La scelta di Civati mi è dispiaciuta anche sul piano personale, ma la sua decisione ormai maturava da tempo. Ho parlato proprio oggi (ieri, ndr.) con Stefano Fassina e mi auguro continui a portare il suo contributo dentro il partito. Nel Pd convivono diverse culture politiche che si devono confrontare il più possibile, ma tenendo ferma la responsabilità di governare il Paese che ci siamo assunti”.

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, riceve QN nel suo ufficio, a largo del Nazareno. Che poi sarebbbe quello del premier, solo che Renzi ormai non lo usa più. L’intera sede del Pd al Nazareno è, del resto, un work in progress: lavori di ristrutturazione, con tanto di architetto in sede, riguarderanno tutti i piani e gli uffici, a partire dalla nuova sede di ‘You dem’, la tv del Pd network che, insieme al sito e ai vari social network oggi sono tutti sotto la direzione di Tiziana Ragni.

Se c’è il 6 a 1 alle Regionali il Pd canterà vittoria?

Non amo fare pronostici, ma da quando c’è questa segreteria abbiamo un trend positivo alle Regionali. Vogliamo confermarlo. In ogni caso, faccio notare che il Pd ha vinto già Aosta, strappandola per la prima volta al Pdl, confermato Trento e andiamo al ballottaggio a Bolzano largamente primi.

Si dice ci sarà un maremoto tra governo, partito, gruppi. Le risulta?

Nessun maremoto né io inseguo le voci o sono candidato a nulla, anche se potrei dire, come diceva Nicola Mancino: “sono gli altri che mi candidano”. La sola cosa certa, date le dimissioni di Speranza, è che si farà, dopo il voto, l’assemblea del gruppo alla Camera. Altre decisioni competono solo a Renzi in un’ipotesi di riassetto complessivo tra partito, gruppi e governo.

Di chi è la colpa degli ‘impresentabili’ in Campania?

Bisogna sempre farsi l’esame di coscienza sul proprio lavoro, ma le liste del Pd sono pulite, di qualità e rispettano rigorosamente il nostro codice etico interno. Ci sono casi che creano amarezza in liste civiche collegate al candidato governatore (De Luca, ndr.). Sarebbe servito, però, un supplemento di attenzione e vigilanza. E servirà al più presto aprire una riflessione su cosa sono diventate, oggi, alcune, di certo non tutte, liste civiche: puri collettori di voti.

Temete un nuovo partito o soggetto politico a sinistra del Pd?

C’è già qualcuno, a sinistra del Pd: SeL, c’era la lista Tsipras e ora vengono evocati operazioni a metà tra il piano sociale e politico (Landini, ndr.). Non mi pare abbiano mai avuto grandi fortune, specie sul piano elettorale. Mi paiono battaglie di testimonianza di una sinistra che non vuole avere responsabilità di governo.

L'aula di Montecitorio vista dall'interno

L’aula di Montecitorio vista dall’interno

La minoranza dem, al Senato, vi accusa di voler imbarcare ex azzurri e minaccia ‘il Vietnam’ su ogni legge…

La prima ipotesi è dell’irrealtà: semplicemente, non esiste. Il Pd è quello del 40% alle Europee: attrae nuovi voti e nuovi blocchi sociali, parla a tutti i cittadini con la nostra tavola dei valori, è una forza saldamente riformista e di centrosinistra. Al Senato, sarebbe da irresponsabili organizzarsi per osteggiare od ostacolare l’azione di governo da parte di un pezzo del partito. E dovremmo andare a spiegarlo, dopo, ai nostri militanti e nei nostri circoli: credo che nessuno li e ci capirebbe. Ma sono certo che non avverrà.

D’Alema vi accusa: il Pd sconta meno 100 mila iscritti in un anno.

Questa polemica va avanti dal 2014: per alcuni prima ne avevamo persi 450 mila, poi 250 mila, ora 100 mila! Abbiamo chiesto e ottenuto la certificazione degli iscritti e a fine 2014 siamo a quasi 400 mila iscritti rispetto al 2013 in cui erano stati 500 mila, ma si votava per il congresso. Siamo un partito di iscritti ed elettori che ha quasi gli stessi iscritti dell’Spd e molti di più del Labour Party, del Psoe e del Psf.

Il mondo della scuola è in subbuglio. Che fare?

Stiamo facendo un intervento che non taglia ma investe molte risorse su edilizia scolastica, formazione e premialità degli insegnanti, sulla base di una scelta di fondo, l’autonomia scolastica. Inoltre, la riforma stabilizzerà 100 mila precari. Ci siamo confrontati e ci confronteremo con il mondo della scuola, i sindacati e anche con chi sciopera. E con il Parlamento, dove il provvedimento è già stato modificato. Quello che non è accettabile è minacciare il blocco degli scrutini che colpisce solo gli studenti.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 14 maggio 2015 a pagina 11 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)

 

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