#VersoleRegionali/2. Guastatori in azione a sinistra. Al Nazareno si teme il flop del voto di lista per il Pd

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l'Assemblea del Pd

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l’Assemblea del Pdgg

“Verso Renzi e verso Raffaella Paita (candidata del Pd in Liguria, ndr.) la nostra lontananza è incolmabile. Serve una netta discontinuità con le politiche del governo nazionale come locale”. Hanno scritto così, ieri, nero su bianco, tre membri della Camera del Lavoro di La Spezia più il presidente della Cgil spezzina. Voteranno, i tre cigiellini, per Luca Pastorino. E’ lui, il civatiano Pastorino (e, proprio oggi, Civati sarà in Liguria per sostenerlo) il vero candidato anti-Paita.

Pastorino ha unito un largo fronte della sinistra, radicale e non: Sel, Sergio Cofferati, preti operai, camalli. E, ora, pezzi di Cgil. L’avviso del terremoto è di una settimana fa: un appello di ben duecento (200) iscritti, militanti e dirigenti del Pd che, dichiarandosi per Pastorino, rivendicavano “libertà di scelta” (dal Pd), ma il nome che fa scalpore è Claudio Montaldo. Attuale vicepresidente della giunta ligure ed ex, ormai, uomo di fiducia del governatore uscente Claudio Burlando, assessore alla Sanità, anche Moltaldo figura tra “i duecento” più molti altri nomi.

Morale: un terremoto al pesto. Renzi ha attaccato duro Pastorino ed è già venuto due volte, sotto la Lanterna, ma tornerà altre due. Basterà? Forse. Pure in Campania, dove Renzi doveva arrivare l’altro ieri, poi ha lasciato perdere, causa dramma sparatoria, verrà di sicuro perché, spiegano i dem campani, “Matteo vale 10 punti”. Sarà.

Certo è che, al Nazareno, i nervi sono tesi e gli animi accesi: lo spettro di finire sotto “le percentuali di Bersani” (sotto il 30%), come voto di lista al Pd, si fa sentire. Uno spettro che, anche se al Pd riuscisse il ‘cappotto’ (6 governatori su 7, Veneto escluso), farebbe rialzare la testa ai ‘minorati’ (così i renziani chiamano la minoranza dem) vogliosi di scissione: i vari Bersani, Cuperlo&co.

Del resto, se in Puglia la vittoria di Emiliano è scontata, ma la lista del Pd rischia di finire mangiata dalle liste locali pro-Emiliano, il cui ex sfidante alle primarie ed ex assessore di avendola, Guglielmo Minervini, si è’ candidato nella lista di Sel (Uniti per la Puglia), pur restando iscritto al Pd, anche in Campania, le cose non vanno benino, per il Pd.

Antonio Bassolino, governatore e ‘re’, per dieci anni, prima di Napoli, poi della regione, non parla, non sente, non vede: De Luca, si capisce. Manifestazioni o endorsement per lui? Zero. Guglielmo Vaccaro, ex lettiano, è addirittura uscito dal Pd e voterà Caldoro. Causa ‘l’inguacchio’ delle civiche, zeppe di impresentabili, la senatrice Capacchione farà voto disgiunto (vota lista Pd, ma non De Luca) mentre singoli deputati dem (Saggese e Cuomo, pare) non ‘tirano’. Si dice anche che molti bersaniani e cuperliani voteranno Vozza, il candidato di Sel e della sinistra, storico esponente del Pci che fu.

Solo da Veneto e Marche, oltre che Toscana e Umbria (dove, però, i governatori, Rossi e Lorenzetti, sono entrambi dei non renziani), arrivano buona notizie: “Ci mancherebbe pure”, digrigna i denti un renziano, “in Veneto si perde, nelle Marche la sinistra interna non esiste”. Per ora le Regionali non sono una passeggiata di salute, nel Pd.

NB. Questo articolo è stato pubblicato a pagina 10 del Quotidiano nazionale (www.quotidiano.net) il 17 maggio 2015.

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