#VersoleRegionali/4. Febbre da urne, Renzi dal Veneto attacca tutti. Bersani getta un ponte sulla scuola

Renzi parla all'Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

Renzi parla all’Assemblea nazionale del Pd del 15 giugno (Roma hotel Ergife)

Ieri, a Vicenza, era una giornata uggiosa. Matteo Renzi arriva in Veneto per un incontro elettorale e diversi incontri privati (tra cui uno con il patron di Diesel, Roberto Rosso) a sostegno di Alessandra Moretti,candidata a governatore del centrosinistra, per una volta tutto unito, almeno in Veneto, fino a SeL.

La sfida, però, è di quelle impossibili: si tratta di battere Luca Zaia, governatore uscente della Lega che, in Veneto, non teme rivali. Non teme lo scissionista veneto Flavio Tosi, che gli corre contro insieme a Ncd e altre liste locali, mentre Forza Italia corre con Zaia (al netto dei fittiani, che in Veneto stanno con Tosi…) figurarsi se Zaia teme la giovane Alessandra. Ed è su Zaia che Renzi, senza mai volerlo nominare, affonda subito e duro: “Abbiamo fatto di più noi in un anno che la Lega in venti!”. Del resto, anche Renzi – che pure continua a ripetere che “il Pd si è abituato a vincere e vinceremo ovunque, anche se qui la partita è difficile” – sa e si auspica, nei suoi sogni migliori, un bel ‘6 a 1’. Veneto escluso, cioè.

Ciononostante, Renzi ce la mette tutta per cercare di tirare la volata all’amica Alessandra, ex bersaniana di ferro passata con i renziani armi e bagagli. Il premier la loda perché “ha lasciato Strasburgo, ditelo a Toti e a Pastorino!”. Poi annuncia che varie ministre (Boschi, Pinotti, Madia,persino la Mogherini…) verranno nei prossimi giorni in Veneto per sostenere la campagna elettorale dell’amica ‘Ale’ come lui tornerà più volte in Liguria mentre oggi sarà in Campania, a Salerno, per sostenere De Luca.

Ecco perché, durante un comizio-show fatto in piedi, sul palco, a Vicenza, il premier, quando parla, prende subito di petto Salvini: “Non siamo mai stati quelli del ‘volemose bene’ e neppure del ‘venghino, signori, venghino’ (sta parlando degli immigrati, ndr.), ma è squallido e stucchevole giocare sulla pelle degli immigrati, chiedendo tutti i giorni le dimissioni di Alfano da parte di uno (Salvini, ndr.) che con Alfano fa gli accordi in Liguria e Umbria!”.

Il premier parla anche di molto altro, dalle riforme della giustizia (“Anticorruzione e falso in bilancio sono legge. Quasi nessuno c credeva, noi sì!”, la prescrizione l’abbiamo cancellata noi!”) alla ripresa (“Se il Veneto tira, cresce di più della Germania”), dal lavoro (“il Jobs Act è di sinistra!”) alla scuola (“La discussione è aperta, ma dobbiamo ascoltare di più”).

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

L’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

Buone notizie arrivano da Roma, dove la minoranza dem promette lealtà, in vista del voto. In particolare, Pier Luigi Bersani – ribadito che “il Pd è il mio partito, mi spendo perché vinca” – apre sulla riforma della scuola. “Se si risolvono le questioni di merito che abbiamo posto, saremo felicissimi di votare la riforma”, dice Bersani, in vista del Senato. Per Bersani “sono rimaste due questioni basiche: una è il rapporto tra l’autonomia di un insegnante e il ruolo del dirigente che così non va bene”, tema complesso e di difficile soluzione, tuttavia. L’altra riguarda “la soluzione del problema del precariato”. E qui l’ex leader del Pd si sarebbe fatto garante di una mediazione con la leader della Cgil, Susanna Camusso, con cui Renzi non parla: il punto starebbe nel predisporre un piano si assunzioni pluriennali per gli insegnanti di II fascia (gli abilitati oltre i 100 mila già in via di assunzione). Ergo, se c’è l’accordo, la sinistra Pd dà luce verde, al ddl scuola, al Senato.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 22 maggio 2015 a pagina del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net) 

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