#VersoleRegionali/6. Ora Renzi mette le mani avanti: “Un successo vincere 4 a 3″. Boschi non è un voto sul governo”. Nel PD la paura inizia a fare ’31’ (maggio)…

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l'Assemblea del Pd

Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi parla davanti l’Assemblea del Pd

“Alle Regionali – spiega Matteo Renzi – anche un 4 a 3 sarebbe una vittoria. La sinistra – e cioè Luca Pastorino, vera bestia nera di Renzi in questa campagna elettorale, tanto che lo definisce “un Bertinotti 2.0’” e “la sola speranza di Forza Italia per vincere” – tifa Silvio Berlusconi”. Così il premier, ieri mattina, nell’intervista al Secolo XIX, principale quotidiano ligure. La ‘notizia’ c’è tutta.

“Per noi amanti del calcio- continua infatti il premier – il 4 a 3 evoca ricordi fantastici, con il ‘piattone’ (tiro di piatto e goal, ndr.) di Gianni Rivera e la Germania eliminata. Da quando sono segretario abbiamo tolto quattro regioni alla destra, superato il 40% alle Europee, vinto molte città. Un 4 a 3 sarebbe una vittoria, per il Pd, ma credo che andrà meglio”. Ora, al di là del fatto che il 2010 era, politicamente, un’era geologica fa, che il centrodestra oggi versa in uno stato comatoso e che il Pd ha già un incubo ricorrente da mesi, quello di finire sotto le percentuali di Bersani (25% alle Politiche del 2013), che fine ha fatto il ‘vinciamo 6 a 1’, punteggio, più che calcistico, tennistico, pronunciato fino a ieri? Ad aumentare i dubbi ci pensa la Boschi, ministro alle Riforme: “Il 4 a 3? In ogni caso l’esito del voto non influenzerà il futuro del governo”. E qui scatta il panico, dato che sia D’Alema, nel 1998, che Veltroni, nel 2009, si dimisero dopo aver perso le Regionali… Insomma, il Pd ha paura? Renzi e i suoi temono l’esito delle urne? Pare di sì. Del resto, pur senza averlo mai detto in pubblico, a Montecitorio anche i sassi sanno che i renziani avevano sparso ottimismo per mesi: “Vinciamo 6 a 1!”, il refrain, assai guascone. Certo, il premier si sta spendendo e sgolando ovunque, andando in giro come una trottola per le sette regioni, al fianco dei candidati del Pd. Oggi Renzi sarà ancora in Liguria, a la Spezia, al fianco di ‘Lella’, che descrive “brava, preparata e competente”. Anche se poi aggiunge: “Non l’ho scelta io, ma gli elettori con le primarie”, mettendo un po’ le mani avanti, come già aveva fatto avanti ieri con De Luca (“De Luca ha vinto le primarie”…). Burlandiana di ferro assai detestata in Regione, in particolare a Genova (dove le elezioni si vincono, in Liguria, come in Campania si vincono a Napoli, mica a Salerno, città di De Luca), la Paita ha vinto, però, primarie assai contestate (contro Cofferati), come assessore alla Protezione civile nella giunta Burlando è stata molto criticata, durante l’alluvione, e oggi sente il fiato sul collo degli inseguitori. Più che di Giovanni Toti, però, voce ufficiale di FI e candidato governatore di un centrodestra debole, dell’M5S e di Pastorino.

Ecco, una sconfitta della Paita – complice la legge elettorale ligure complicatissima e che quasi sicuramente le impedirà di governare, a meno di ‘larghe intese’ al pesto con Ncd e FI – in Liguria, sommata a quella di De Luca in Campania e di Moretti in Veneto, potrebbe comportare quel ‘4 a 3’ finale che oggi Renzi rivendica ma che, fino a ieri, i renziani nemmeno si sognavano come incubo.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 25 maggio 2015 a pagina 8 del Quotidiano nazionale (http://www.quotidiano.net)

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