#VersoleRegionali/7 NEW! Un pezzo difficile e una follia elettorale: sette sistemi elettorali diversi per sette Regioni diverse!

L'aula di Montecitorio vista dall'interno

L’aula di Montecitorio vista dall’interno

Perché Raffaella Paita non potrà comunque vincere, e governare, la Liguria? Per colpa dell’anti-Paita Luca Pastorino che le toglie voti? Anche, ma soprattutto per colpa di una legge regionale, quella ligure, mai modificata, che impedisce a chiunque vinca di governare, a meno che non prenda il 51% (o il 61%….) dei voti o, per la precisione, 16 consiglieri, più il Presidente, su 30. Perché in Campania proliferano le liste, sporche o pulite che siano? Perché la soglia di sbarramento e’ assai bassa (il 3% per chiunque). Perché, invece, in Puglia conviene allearsi? Perché lo sbarramento e’ assai alto (8% per le coalizioni, 4% in ogni coalizione). Perché il Toscanellum, e cioè il sistema elettorale in vigore in Toscana, e’ considerato, con buone ragioni, il vero antesignano dell’Italicum, ma quello ‘1.0’ iniziale, non quello attuale? Perché’ così è’, se vi pare… E, infine (infine si fa per dire), perche’ il centrosinistra, che di certo vincera’, in Umbria, godrà di un premio di maggioranza  (60%) che definire ‘bulgaro’ e’ dire poco?

Regione che vai, sistema elettorale che trovi. Nelle sette regioni al voto il prossimo 31 maggio vigono, infatti, sette sistemi elettorali diversi l’uno dall’altro e, a loro volta, diversi dai sistemi elettorali in vigore nelle restanti 13 regioni italiane. Per non parlare di quelle a statuto speciale (cinque, considerando che le due province trentine hanno rango di regione…) dove l’eccezione regionale è’ garantita per Costituzione.

Per le regioni a statuto ordinario, in realtà, un testo base ci sarebbe: il caro, vecchio, ‘Tatarellum’ (1995), dal nome dell’ex ministro di Berlusconi ed ex esponente di An, il cui spirito era quello di dotare di un sistema tendenzialmente maggioritario e presidenzialista (e’ da allora che i presidenti di Regione si fregiano del pomposo titolo di Governatori) i diversi governi regionali, ma le revisioni costituzionali del 1999 e 2001 hanno dato a tutte le regioni la facoltà di modificare le norme elettorali a loro insindacabile e molte volte assurdo piacimento. Vediamo, allora, una per una, le pazze leggi elettorali di 7 regioni al voto.

Il 'logo' dell'Italicum

Il ‘logo’ dell’Italicum

TOSCANA – Il caso più eclatante è la Toscana, che si fregia del suo ‘Toscanellum’, figlio dell’accordo tra il Pd, in maggioranza, del governatore Rossi e la FI di Denis Verdini, all’opposizione, entrato in vigore alla fine del 2014. Con 40 consiglieri regionali da votare, prevede il doppio turno (24 seggi a chi prende il 45% dei voti: premio del 60%; 23 seggi tra il 40% e il 45%) nel caso in cui nessuno ottenga il 40%, il ballottaggio tra i primi due meglio piazzati. Sono state reintrodotte le preferenze (una o due), ma nel listino. C’è la parità di genere. Infine, gli sbarramenti: 10% per le coalizioni, 5% per i non coalizzati e 3% per le liste in coalizioni. Un vero pre-Italicum!

VENETO – La legge elettorale veneta, nata nel 2010, ha un consiglio forte di 50 membri: ma ha eliminato il ballottaggio: vince il candidato che prende più voti, ma c’è un premio di maggioranza: chi raggiunge il 50% dei voti ha il 60% dei seggi (29); tra il 50% e il 40%, il 57,5% (28 seggi); se prendi meno del 40%, il 55% (27 seggi). Ci sono le preferenze, l’alternanza di genere e una soglia di sbarramento unica (3%).

CAMPANIA – La legge elettorale campana, varata nel 2009, ha 50 consiglieri, prevede il turno unico, senza ballottaggio, e un premio di maggioranza che consente al vincitore di raggiungere il 60% dei seggi (30 seggi) nel Consiglio Regionale. Ci sono le preferenze, la parità’ di genere e la soglia di sbarramento è al 3% per tutte le liste, ma il candidato governatore collegato alla sua lista entra solo con il 10% dei voti.

PUGLIA – La legge elettorale pugliese, varata tra mille polemiche a inizio del 2015, prevede 50 consiglieri ed ha un premio di maggioranza ‘variabile’: se la coalizione vincente supera il 40% dei voti, ottiene 29 seggi (premio del 58%); se sta tra il 35% e il 40% dei voti, gode di un premio del 56% (28 seggi); se ottiene meno del 35% dei voti, ha un premio del 35% (27 seggi). L’elezione è a turno unico, manca la doppia preferenza di genere, il che ha causato forti polemiche, a partire da quelle dell’ex governatore Vendola. La soglia di sbarramento è all’8%, ma la soglia per le liste che si presentano coalizzate è al 4%.

LIGURIA – Il sistema elettorale è vecchio e bislacco (i partiti hanno cercato di cambiarlo per mesi, ma poi si sono dovuti arrendere): non c’è premio di maggioranza, ballottaggio e, chi vince, vince assai male. Infatti, solo se una coalizione supera il 50% o più’ dei voti (ma a livello provinciale) ottiene tre consiglieri in più (pari al 10% in seggi) dal listino dentro un consiglio composto da 31 consiglieri, premio che equivale a 15 consiglieri più’ il governatore vincente o a 19 seggi su 30 se il vincente ottiene il 60% dei voti… Invece, se il candidato vincente ottiene il 40% dei voti gode di un premio di 17 seggi (16 consiglieri e il candidato) mentre se resta sotto il 35% dei voti, di fatto, non può governare. Infatti, se con il 36% dei voti, il vincente ottiene 16 seggi (15 più il candidato governatore), sotto il 35% (con il 32-34%, per dire) ha solo 15 seggi (14 consiglieri più il candidato governatore). E, com almeno quattro Poli in gara (Pd-centrosinistra, M5S, FI-Lega, Pastorino-sinistra) e’ quasi matematicamente impossibile raggiungere oltre il 36% dei voti…

La legge elettorale ligure, inoltre, è complicata dal fatto che esistono due liste (e due voti): una lista regionale (a listini bloccati, per il 20%, che assegna 6 seggi) e una lista provinciale (con le preferenze, per l’80%, che assegna 24 seggi). Ne consegue che se una lista e un candidato presidente, vince a livello dei collegi regionali, deve superare per forza il 51%; se invece riesce a farlo nei collegi provinciali può governare se raggiunge almeno il 35% dei voti. Il che, pero’, dato il proliferare di candidati forti e un sistema di fatto quadri polare (Pd e altri – M5S – Centrodestra – sinistra-sinistra) è di fatto impossibile. La soglia di sbarramento è al 3%, ma per le liste collegate a candidati presidenti è fissata al 5%. Morale: chiunque vinca, ma resti sotto il 51% (o il 35%) deve fare per forza, una volta vinto, le larghe intese….

UMBRIA – La legge elettorale umbra, modificata a pochi mesi dal voto tra le proteste delle opposizioni (2015), ha ridotto i consiglieri a 20, prevede un turno unico secco, un premio di maggioranza abnorme (il 60% dei seggi alla lista vincente senza soglia minima di accesso! Incostituzionale di fatto stile Porcellum). Vuol dire che la lista che prende un solo voto in più delle altre (a prescindere dalla percentuale di voti raggiunta: per dire, anche il 20%…) avrà il 60% dei seggi e la maggioranza assoluta in Consiglio! Infine, non è ammesso voto disgiunto, ma ci sono le preferenze, e la soglia di sbarramento è bassa (2,5%).

MARCHE – Il sistema elettorale, che prevede 30 consiglieri, è a turno unico: vince chi ha più voti e non ci sono ballottaggi. Il sistema è proporzionale puro, ma con un premio di maggioranza. Dei 31 seggi del Consiglio Regionale, uno va al presidente e uno al candidato sconfitto con più voti. I restanti 29 seggi sono spartiti con un riparto proporzionale a scalare: 18 seggi a chi prende il 40% dei voti (premio del 60%); 17 seggi a chi prende tra il 37% e il 40% dei voti (premio del 56%); 16 seggi a chi prende tra il 34% e il 37% dei voti (premio del 53%). La soglia di sbarramento è unica ed è fissata al 5%. Ci sono le preferenze e in ogni lista i candidati dello stesso sesso non possono superare i 2/3 del totale come pure in Campania mentre in Umbria nessun sesso può avere più del 60% in ogni lista, in Toscana e Veneto c’è l’alternanza di genere e in Toscana, Campania e Umbria, su due preferenze, una deve essere di genere. E’ tutto…

NB. Questo articolo è stato pubblicato, nella sua prima versione, poi allungata/aggiornata per Internet, il 24 maggio 2015 a pagina 10 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)

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