#DirezionePd/2. Scuola, la riforma resta blindata. Renzi: “discutiamo pure altri 15 giorni dentro il Pd, ma comunque ho i numeri per approvare la riforma”.

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

L’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

I ‘minorati’ (così i renziani chiamano, simpaticamente, la minoranza Pd, ndr.) vogliono rifare sulla scuola lo stesso giochetto fatto sull’Italicum?! Se lo scordano, questa volta li asfaltiamo”. I pochi renziani avvistati ieri alla Camera dei Deputati mettono in atto l’antico adagio borbonico del ‘facite ‘a facce feroce’. A Napoli, in realtà, vuol dire ‘facite ammuina’, cioè fate solo un po’ casino e poi si vede che succede. A Roma, invece, per i renziani, il significato è letterale: ‘fate i cattivi’.

Del resto, dal premier-segretario, è partito questo sms come ordine di scuderia: “Fate ‘i cattivi’!”. Altro che ‘tregua’, ‘armistizio’, ‘pace’ con la minoranza. I renziani vogliono andare ‘dritto per dritto’ su tutto, ddl scuola in testa.

Certo è che al Senato – dove il ddl presentato dal ministro Stefania Giannini, relatori di maggioranza, freschi di nomina, Francesca Puglisi (Pd, responsabile nazionale scuola dei dem, franceschiniana) e Franco Conte (Ap, un Carneade qualsiasi), è all’esame della commissione Cultura – si apra l’ennesimo Vietnam tra Yankees (renziani) e vietcong (la minoranza) non se lo aspettava nessuno, in questi ultimi giorni. Ma tant’è. Renzi sente il fiato sul collo di una minoranza che, dalle Regionali in poi, chiede, più che una “correzione di rotta”, una “svolta”. E Renzi, quando si sente pressato, reagisce da par suo: contropiede, e via, verso il goal.

Ieri, in particolare, mentre il premier era impegnato con i Grandi della Terra, una dichiarazione di Alfredo D’Attorre (bersaniano vicino alla scissione), rilasciata in diretta tv a Skytg24, lo ha mandato su tutte le furie: “Vedremo se, sulla riforma della scuola, Renzi cambia rotta, e allora vuol dire che ha compreso, o se insegue la destra come elettorato e come accordo politico”. Ecco, far parlare D’Attorre, per Renzi e i suoi (Giachetti, Lotti, etc.) è come sventolare un drappo rosso al toro: va in bestia, e anche subito.

Peraltro, proprio l’accusa di D’Attorre corrisponde alla ‘trama’ che i renziani, a palazzo Madama, stanno tessendo: agganciare gli azzurri – sia i verdiniani, a un passo dal formare un gruppo autonomo, al Senato, sia una trentina/quarantina di azzurri di vario titolo e genere che temono come le sette piaghe d’Egitto la sola idea che la legislatura possa essere sciolta – e concordare con loro, oltre che con i centristi, le modifiche al ddl scuola.

Non certo con i duri e puri della minoranza dem, pero’, che al Senato sono una ventina, molti dei quali del tutto irriducibili, e alcuni di loro, come Tocci e Mineo, proprio in commissione Cultura siedono.

In realtà’, si tratta di una finta apertura, da parte del premier. Per dire: il ‘potere’ del preside-manager non si tocca, i soldi alle scuole paritarie saranno confermati, i genitori non valuteranno anche loro i docenti e, soprattutto, di fare lo stralcio di (altre) assunzioni non se ne parla neppure. I propositi di Renzi e dei renziani sono troppo bellicosi? Si vedrà, e presto, anche.

NB. Questo articolo e’ stato pubblicato a pagina tre del Quotodiano Nazionale il 9 giugno 2015.

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