Caso #Azzollini: l’Ncd lo difende, il Pd sembra volerlo scaricare, ma i dubbi tra i senatori dem già affiorano…

Il portone d'ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

Magari, chissà, su Antonio Azzollini – oggi senatore dell’Ncd, nonché presidente di una commissione-chiave del Senato, la Bilancio, ormai sua per usucapione (2001-2006, prima, dal 2008 fino ai giorni nostri, 2015, poi) – ha ragione l’ex presidente del Senato Renato Schifani, nonché esponente del suo partito, l’Ncd, che lo descrive come “una persona intelligente, magari estrosa, ma onesta”.

Resta un doppio guaio, per lui come per l’Ncd, per il Pd e per il governo. Il primo guaio è formale. E sta nella richiesta di autorizzazione al suo arresto che la procura di Trani ha recapitato al Senato e dove gli si contesta il reato di bancarotta fraudolenta nel crack (500 milioni di euro) della Casa ‘Divina Provvidenza’ di Bisceglie. e, per sovrannumero, nelle intercettazioni (o, meglio, in una testimonianza de relato riferita da un testimone) l’estroso Azzollini pronuncia una frase ormai divenuta celebre (“Se non fanno come dico io, alle suore gli piscio in bocca”, sic). Sia come sia, la frase, la richiesta di arresto per Azzollini è planata ad horas nella Giunta per le Immunità di palazzo Madama, presieduta dal Dario Stefàno (SeL) che assicura: “verrà esaminata al più presto”.

Si inizia a tamburo battente martedì prossimo, con due audizioni a settimana e con l’obiettivo di chiudere i lavori entro il 24 giugno. Il che vuol dire che, dopo la sintesi del relatore (sempre Stefàno), il dibattito (si presume acceso) e un voto in Giunta che, se il Pd votasse a favore, non avrebbe storia (12/13 voti contro 7/8 su 22), “entro l’estate” (luglio) il ‘caso’ Azzollini sbarcherebbe in Aula.

E lì, però, che si aprirà tutt’altro gioco, e tutto da verificare. Infatti, non solo il voto sulle persone, come sulle autorizzazioni a procedere, al Senato, è segreto (ove richiesto), ma già una volta, nel 2013, l’estroso Azzollini fu salvato in Aula e, guarda caso, proprio grazie ai voti del Pd. Il quale Pd, però, per il suo deputato siciliano, Fracantonio Genovese, alla Camera, autorizzò, e subito, l’arresto, solo un anno fa.

L’altro guaio è, invece, tutto politico: cosa farà il Pd, su Azzollini? Infatti, l’Ncd ha fatto ‘quadrato’ intorno a lui e tuona con tutti i suoi esponenti, da Giovanardi a Cicchitto, schierati a testuggine a sua difesa (anche se i maligni dicono che il vicepremier, Alfano, sia molto più interessato a ‘salvare’ il suo amico, e sottosegretario, Castiglione…), mentre le opposizioni (Lega, M5S, SeL) ne chiedono la testa. Inoltre, l’Ncd è una gamba decisiva per tenere in piedi, al Senato, governo e maggioranza. La risposta, a mezzogiorno, sembra facile. La offre subito Matteo Orfini, presidente del Pd: “leggeremo le carte, ma mi pare sia inevitabile votare a favore dell’arresto”.

Ed è lì, nel primo pomeriggio, che il panico inizia a correre sul filo. Da palazzo Chigi viene sollecitata un’immediata virata ‘garantista’. che investe tutti i vertici del partito. Prima arriva una dichiarazione del vicesegretario, Lorenzo Guerini, che getta acqua sul fuoco (“Guarderemo le carte con attenzione e senza pregiudizi”). Poi, lo stesso Orfini viene costretto a telefonare a Quagliariello, che già tuonava indignato via agenzia contro il Pd, per cercare di rabbonirlo e per rettificare: “Non ci saranno decisioni pregiudiziali, leggeremo tutte le carte”.

Infine, e soprattutto, diversi senatori del Pd, ripetuto il refrain abituale (“prima dobbiamo leggere le carte”) si riscoprono, oltre che garantisti, pure raffinati giuristi e iniziano a chiedersi dubbiosi: “ma non ci sarà fumus persecutionis contro il povero Azzollini?”. Stefano Esposito, ‘giovane turco’ come Orfini, e altri, come Salvatore Margiotta, lo dicono in chiaro, via agenzie di stampa o via Twitter. Altri, invece, a microfoni spenti, sbottano: “Se va in galera Azzollini, poi cade il governo e si vota! Siam matti?”. L’unica certezza che offrono, da Francesco Verducci a Paolo Corsini, i senatori del Pd è questa: “Azzollini si dovrebbe dimettere subito, ma da presidente della Bilancio, per opportunità politica”. Ecco.

Nb. Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2015 a pagina 9 del Quotidiano Nazionale.