#Pd sotto choc dopo i ballottaggi: Renzi prepara la sua ‘rivoluzione’ nel partito, nei gruppi e al governo

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)

Il ministro alle Riforme Maria Elena Boschi (Pd)

“Abbiamo perso dove abbiamo mediato. Ora basta. Adesso Renzi deve tornared a fare Renzi”. Il premier e segretario del Pd suona, parlando con i suoi, la tromba dell’allarmi. Il Settimo Cavalleggeri è accerchiato da ogni parte e deve affrontare troppe tribù indiane: immigrazione, Ue, economia, pensioni e, ora, sconfitte elettorali.

Dopo aver perso Venzia e Arezzo, Matera e Nuoro, Fermo e Rovigo, ma anche Venaria e Porto Torres, Lamezia Terme e Segrate, ieri un’altra doccia fredda e’ arrivata dalla Sicilia con le sconfitte di Enna e di Gela.

Ecco il perché della nuova ‘rivoluzione’ cui Renzi sta lavorando. Rivoluzione nel partito, a partire dagli organigrammi: segreteria (nuova), struttura del partito che verrà rimodulata in modo mirato, sul territorio, accorpando e fondendo sezioni e, anche, federazioni, come già succede a Roma, dopo lo sconquasso di Mafia Capitale. Ma soprattutto campagne all’americana lanciata dal partito per issues, cioè per ‘temi’, non più onnicomprensive, ma assai mirate. Con la prima che, guarda caso, verterà sul tema immigrazione.

Per quanto riguarda i nomi, si cerca ancora, con grande attenzione, un nuovo responsabile che si occupi solo dell’Organizzazione. Infatti, ormai è certo che Ettore Rosato, che era perfetto per il ruolo, sarà da oggi il nuovo capogruppo alla Camera del Pd mentre Lorenzo Guerini resterà al partito. Ma forse solo, senza più la Serracchiani, e magari con un vicesegretario forte (la Boschi) al suo fianco.
Rimpasto pure in segreteria: dovrebbero andar via Enzo Amendola (Esteri), Francesca Puglisi (Scuola), Valentina Paris (Enti locali). E questo perché è in previsione anche una rivoluzione al governo. Con un rimpasto che somiglia più a un vero e proprio ‘Renzi bis’. Infatti, Amendola prenderà di certo il posto di Lapo Pistelli come viceministro agli Esteri mentre Cesare Damiano (minoranza, ma ‘responsabile’) potrebbe diventare viceministro allo Sviluppo Economico nel ruolo fino a ieri ricoperto da Claudio De Vincenti per seguire, da buon ex cigiellino, le tante crisi aziendali in atto.

Inoltre, la Puglisi potrebbe prendere il posto di Davide Faraone alla scuola per mostrare la faccia del dialogo, e non quella feroce, con sindacati e insegnanti. Tra posti vacanti ancora da riempire (il ministero agli Affari regionali, promesso all’Ncd, ma dove Renzi vuole una donna e l’Ncd Quagliariello…) e desiderata del premier (Lele Fiano agli Interni a ‘tutela’ di Alfano), un’altra rivoluzione.
Infine, ‘rivoluzione’ nelle commissioni parlamentari, che vanno rinnovate, a metà giugno, per regolamento di Camera e Senato.

I presidenti di commissione ‘azzurri’ (Sisto, Capezzone, Nitto Palma) salteranno uno a uno mentre quelli dem, lato minoranza, restano: anzi, con Damiano al governo, avranno un posto in più. Mezza rivoluzione, invece, nei gruppi parlamentari: più che nomi, nuove regole di funzionamento e di ‘civile’ convivenza interna. Tanto per capirsi, la minoranza dovrà ‘stare’ alle nuove regole.

E, infine, ovviamente, rilancio forte, diretto, immediato, su ‘tutte’ le riforme in cantiere e in itinere: ddl scuola (è al Senato, ma dovrà arrivare alla Camera blindato per essere approvata entro luglio); riforma della Rai (idem); riforme istituzionali (sempre al Senato); infine, ciliegina sulla torta, ‘leggine’ a modificare per l’elettività del Senato e, tema oggi cruciale, l’Italicum con l’apparentamento. Il premier ha deciso: si deve reagire e affrontare il nemico (anzi, ‘i nemici’) a testa alta. A costo di finire come il generale Custer.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 16 giugno 2015 a pagina 16 del Quotidiano Nazionale.