#Senato, l’elettività o meno è una partita di poker. I fedelissimi del premier: ecco il bluff di Renzi

Il portone d'ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

Il portone d’ingresso di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.

«NO, non questa è una partita a scacchi, ma a poker, e Renzi sa bluffare. Ecco perché la colpa del fallimento dell’accordo deve ricadere tutta sui ribelli…».
Il paragone lo fa un renziano doc, di quelli che abitano ai piani alti del Nazareno. Il terreno di gioco, il tavolo verde, è ovviamente palazzo Madama. La posta della partita è la riforma del Senato stesso: è iniziata la terza lettura (o mano di poker), dopo le prime due (Senato-Camera).
Quattro i giocatori seduti intorno al tavolo. Il primo è Renzi e la sua maggioranza: è fissata a 155-160 la forcella di voti o punti che Lotti e Verdini assicurano al premier di avere in mano in vista del voto finale in Aula (la maggioranza assoluta, a questa mano, non serve). Il secondo giocatore è di gruppo, i ribelli dem: sono 28 i firmatari di emendamenti pro-Senato elettivo, «in realtà siamo 30», dicono loro, in 25 sono stimati i duri e puri, «e pure se ne perdiamo 4 o 5, non scenderemo mai sotto i 20». Il terzo giocatore, le opposizioni: 135, sulla carta (FI, Lega, M5S, Sel, ex-M5S), possono salire e far male al governo se sommati ai 25 ribelli dem e a 8/10 senatori ‘inquieti’ di Ncd, che ogni giorno aumenta posta e pretese (tipo: rivedere l’Italicum).
Il quarto giocatore è singolo, è il presidente del Senato Pietro Grasso: per un’intera estate ha giocato di sponda con ribelli Pd e opposizioni, oggi è neutrale, ma «irritato» verso Renzi. Il quinto giocatore non gioca, ma osserva da vicino la partita: è il presidente Sergio Mattarella.
La mano che si gioca a partire da mercoledì prossimo e fino al 15 ottobre, quando il premier vuole che la riforma passi, con un voto blindato, in Aula, è la più difficile di tutte e per tutti i giocatori seduti al tavolo.
«Renzi sta bluffando», dice e ripete la voce che arriva dal Nazareno, «finge di far aprire a qualcuno di noi (il senatore Giorgio Tonini, ndr.) sull’elettività del Senato, ma con un codicillo proibitivo: tutte le opposizioni, non solo la minoranza, devono rinunciare a tutti emendamenti (2800 quelli all’art. 2, cuore del ddl Boschi, ndr) e solo allora il governo aprirebbe alla mediazione». Insomma, a poker sarebbe come dire: ‘prima’ voi mi fate vedere le carte che avete in mano, poi io decido se farvi vedere l’asso che dico di avere.

LA MINORANZA sa che Renzi è un campione, nell’arte del bluff, ma stavolta spera che non sia così. Dice un giocatore-ribelle: «Anche se agguanta qualche voto in più e passa (Verdini annuncerà a giorni che il suo gruppo, Ala, crescerà di diverse unità, 4/5, e arriverà a 15 senatori: con 4/5 ribelli recuperati, sarebbero ben 20 i voti in più per il governo, ndr), è una vittoria di Pirro: Pd spaccato, opposizioni sulle barricate, caos nel Paese e, al prossimo giro, asticella a 161 voti. Stavolta gli serve rimangiarsi i diktat e stringere con noi il vero accordo». Insomma, il concetto sarebbe: buttiamo tutti insieme le carte sul tavolo, senza bluff, e ci dividiamo il piatto.
Ma mentre le opposizioni dicono, per ora, ‘parola’ (agli altri due giocatori: ‘parola’, a poker, vuol dire che resti in gioco ma aspetti che apra o rilanci un altro), presto toccherà al quarto giocatore, Grasso, parlare, e in Aula. Se riapre l’emendabilità all’art. 2, in tutto o parte, la minoranza e le opposizioni calano l’asso e, a colpi di emendamenti, perde Renzi.
Se, invece, Grasso chiude all’emendabilità sull’art 2, Renzi può tentare il bluff e dire alla minoranza: «Mi spiace, ma il punto ce l’ho in mano io, avete perso senza giocare». Infine, c’è il giocatore-spettatore, Mattarella: userà la sua (silenziosa) moral suasion per far sì che tutti giochino nel modo più corretto e perché un accordo si trovi. È anche l’unico, del resto, il Capo dello Stato che, a naso, non ama affatto un gioco d’azzardo come il poker.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2015 a pagina 7 del Quotidiano Nazionale