Pd, “l’Ircocervo mal riuscito”. Un analisi e un commento

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Matteo Renzi parla alla Direzione del Pd.

Con duemila e più banchetti in tutte le piazze d’Italia (per la precisione, 770 mila le persone incontrate, secondo  i dati ufficiali diffusi dal Pd, nei 2133 banchetti in tutto il Paese, di cui 23.200 hanno deciso di iscriversi al Pd mentre in 125 mila hanno lasciato i loro dati per iniziative future) e la presenza massiccia di tutti i suoi più importanti dirigenti, dai ministri ai parlamentari, il Pd flette i muscoli e alza la voce. “Italia coraggio!” lo slogan, “Ci siamo!” (come Pd) il messaggio, neppure troppo subliminale. Quale altro grande partito italiano è in grado fare altrettanto, oggi, mischiando strumenti vecchi (banchetti e volantini) e nuovi (presenza sui social, dirette streaming, etc.)? Nessuno. Tutto bene, dunque? No, affatto.

Che tipo di partito vuole diventare il Pd? Banchetti, mobilitazione nelle piazze e volantini fanno pensare a un partito ‘pesante’, strutturato, ramificato nel territorio e che dà voce e corpo ai suoi militanti e dirigenti. Poi, pero’, questo stesso partito non dimostra di avere organismi decisionali funzionanti e vitali che non siano le stanze di palazzo Chigi o una Direzione che, ogni volta che si riunisce, non fa altro che ratificare decisioni già prese altrove (cioè sempre a palazzo) dal premier-segretario. Per non dire della Segreteria: composta di figure sbiadite o inesistenti, yesmen di Renzi, ormai si riunisce poco e non decide nulla. Renzi vuole ‘snellirla’ e farla dimagrire per evitare inutili doppioni con le materie che già seguono i suoi ministri. Insomma, altro che rinforzarla: vuole farne un ente ancora piu’ inutile.  Peraltro, il rimpasto della segreteria è come il rimpasto di governo: annunciato da mesi e, ogni mese, rinviato sine die.

Anche sui fenomeni tipici della militanza non c’e’ chiarezza: gli iscritti sono in calo (anche se, alla fine, il dato di quest’anno resterà all’incirca quello dell’anno scorso: circa 366 mila iscritti) i circoli vengono accorpati perché spesso sono inutili o morti (succede, in maniera esplicita, a Roma, ma anche altrove), ma il vicesegretario, Lorenzo Guerini (l’unico, peraltro, che dal cuore del Nazareno si cura dei territori…) elogia “le nuove forme di militanza, dalle donazioni dei privati ai gazebo delle primarie”.

Gia’, le primarie. Anche qui, il Pd è in mezzo al guado. L’ordine di scuderia è di farle “vere, partecipate e aperte” dappertutto. Poi, pero’, se a Napoli si candida un vecchio arnese come Bassolino si studiano (inutilmente) tutti i modi possibili per non farle tenere. E anche sui candidati Pd non c’è chiarezza: da un lato si fa l’elogio degli uomini ‘nuovi’, presi dalla società civile, tipo Giuseppe Sala a Milano, dall’altro, quando non si sa che pesci pigliare dopo i disastri degli ‘esterni’ catapultati dall’altro (vedi alla voce: Marino), si cerca disperati dem coraggiosi come Roberto Giachetti a Roma.

Infine, l’ormai perduta unita’ interna: ieri tutti insieme ai banchetti ma già il prossimo weekend divisi: i renziani tutti alla Leopolda e la minoranza tutta a Roma per il suo contrario, una contro-Leopolda da orgoglio dem mentre alla Leopolda vera niente bandiere e niente dirigenti Pd sul palco.

Due partiti  in uno, dunque. La verità è che il Pd rassomiglia sempre più a un ircocervo (animale mitologico metà leone e metà caprone…) di togliattiana memoria, ma non perché, come quel Pci, il Pd attuale abbia la testa nel futuro (un partito socialdemocratico) e il corpo nel passato (la militanza comunista dura e pura), ma perché testa e corpo democrat miscelano, maldestri e confusi, passato e futuro senza una direzione.

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 6 dicembre 2015 come commento sulle pagine nazionali di Quotidiano Nazionale (http:www.quotidiano.net)