Roma, Renzi lancia Giachetti, in campo per le primarie del Pd

Renzi parla all'Assemblea naz Pd

Renzi parla all’Assemblea nazionale del Pd (Roma)

ORMAI È FATTA. Matteo Renzi ha deciso: Roberto Giachetti correrà alle primarie del Pd in the name of love (cioè per conto del premier, che lo ha sempre voluto lì) e, dopo che avrà vinto le primarie, come sarà, secondo Renzi, affronterà la sfida a sindaco della Capitale.
Ieri, il premier ha parlato chiaro e di prima mattina: «Conosce Roma come pochi altri, ha fatto il capo di gabinetto (due volte, con Rutelli sindaco, ndr.) e lo sciopero della fame (per la legge elettorale, ndr.), è romano e romanista». Tutti atout decisivi, agli occhi del premier: Giachetti, 55 anni, deputato dal 2001, è, nell’ordine, rutelliano, cioè renziano ante litteram, pro-Italicum (in realtà voleva il Mattarellum, ma vabbé…), nativo, come deve essere un sindaco, per Renzi, cioè «romano de’ Roma» (pure un po’ “coatto”, il che, a Roma, non guasta), e tifoso romanista (per Renzi è come tifare «la Viola» a Firenze).
Morale: «fonti» del Nazareno, già nel primo pomeriggio, spiegavano premurose che «la candidatura di Giachetti potrebbe arrivare anche prima della Direzione del partito» del 22 gennaio, alla vigilia dell’incontro del Pd e della Sel più dialogante con i dem che coinvolgerà i Municipi e gli amministratori romani del centrosinistra che il governatore Zingaretti e il suo vice Massimiliano Smeriglio hanno organizzato al teatro Brancaccio. E Giachetti stesso fa sapere che, entro il week, scioglierà ufficialmente la riserva: <sabato prossimo o domenica pubblicherò un messaggio per candidarmi alle primarie a Roma>.
TUTTO BENE, dunque? Mica tanto. I guai, per «Bob», come lo chiamano gli amici – sempre senza cravatta nonostante ricopra il ruolo di vicepresidente della Camera, una prima vita da militante e dirigente radicale mai rinnegato e che lo ha aiutato nel saper imporre le battaglie in cui credeva (carceri, droghe, trasparenza), una seconda vita da dirigente della Margherita e poi del Pd sempre indipendente, persino ora che passa per “renziano”, di cui pure è stato un focoso sostenitore, carattere spigoloso, ma leale e capace di humor – sono appena iniziati. Ieri si è trattenuto a lungo, nei corridoi di Montecitorio, con il commissario del Pd romano, nonché presidente del partito, Matteo Orfini. Orfini probabilmente lo avverserà, alle primarie, con tutto il peso della sinistra interna, pur senza scendere in campo direttamente, forse attraverso la candidatura di Fabrizio Barca, grande accusatore dei mali del Pd della Capitale, o lanciando un nome della società civile. Un altro avversario sarà l’ex assessore veltroniano Roberto Morassut che crede di avere buone carte da giocarsi e che gode dell’aiuto del sempieterno boss democrat romano, Goffredo Bettini, ma che i renziani (Gentiloni) vorrebbero convincere a ritirarsi. In fine, c’è quell’Ignazio Marino, ex sindaco defenestrato della Capitale dal suo stesso Pd, che ha appena ripreso la tessera del partito dopo due anni di mancato rinnovo: segnale inequivocabile di chi scalpita per scendere in campo e, ovvio, «far male» ai democrat.
Morale: le primarie non saranno una passeggiata di salute per Giachetti, anche se Renzi investirà tutto il suo peso su «Bob». Figurarsi le secondarie, elezioni vere, quando si troverà contro il civico Marchini, la destra Meloni, il grillino di turno e il candidato di Sel e SI; Stefano Fassina. Perché una cosa è certa: Giachetti, alleanze «a sinistra», non ne farà.

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 13 gennaio 2015 a pagina 8 del Quotidiano Nazionale  (http://www.quotidiano.net)