Sindaci e guai: da Brescello in giù anche il Pd piange. L’ombra dei boss nel paese di Peppone e don Camillo

Il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini (Pd)

Il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini (Pd), accanto alla statua del ‘sindaco’ Peppone…

NB. Dopo la pubblicazione di questo articolo (uscito sul Quotidiano Nazionale il 14 gennaio 2016, a pagina 14), le denunce del blog di Grillo e dei consiglieri regionali dell’M5S (“Il Pd fa la lotta alle mafie per finta, sul caso Brescello non ha mosso un dito”, ha detto, tra i tanti, il consigliere regionale Gianluca Sassi) e, ovviamente, dopo la notizia che il prefetto di Reggio starebbe per chiedere il commissariamento del comune di Brescello per infiltrazioni della ‘ndrangheta, in seguito al lavoro (durato sei mesi) di una commissione prefettizia che doveva verificare eventuali infiltrazioni e radicamenti della mafia a Brescello come a Finale Emilia, finalmente, lo scorso 17 gennaio, il Pd di Reggio Emilia ha diffuso una nota ufficiale di sconfessione del sindaco Coffrini (qui, nella foto, accanto alla statua del Peppone di don Camillo di Guareschi, i cui film furono ambientati a Brescello, ndr.). E, sul caso Brescello (RE), per la prima volta da un anno e mezzo, cioè da quando è emerso il caso, il Pd chiede formalmente le dimissioni del sindaco Marcello Coffrini. Invece, a onor del vero, il Pd nazionale – per la precisione i deputati membri della commissione Antimafia, Stefano Vaccari e Franco Mirabelli come pure il presidente (Bindi) e il vicepresidente (Fava) della commissione Antimafia – avevano chiesto da tempo, diversi mesi, le dimissioni del sindaco Coffrini per le sue parole sulle mafie. Ma il sindaco Coffrini (non iscritto al Pd, ma sostenuto anche dal Pd), sempre al Resto del Carlino, rifiuta di dimettersi da sindaco, afferma di voler fare ricorso in caso di commissariamento del Comune e soprattutto non ritratta le dichiarazioni – definite, ora e finalmente, “inaccettabili” anche dal Pd di Reggio e di Brescello – in cui aveva definito il fratello del boss della ‘ndrangheta, Grande Aracri (entrambi i fratelli sono stati condannati con sentenza definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso) “una persona gentile, tranquilla ed educata” e negato la presenza della mafia a Brescello. La nota del Pd di Reggio invita i consiglieri comunali a sfiduciare il sindaco (che però ha la maggioranza dei consiglieri comunali, 7 su 9, del Pd dalla sua parte) e si conclude così: “L’impegno del Pd è di riconsegnare Brescello a una fase nuova, scevra da dubbi e incertezze. Serve coraggio. Da una ritrovata condizione di serenità e chiarezza potrà partire una più incisiva lotta alla ‘ndrangheta”. In alternativa al commissariamento del comune di Brescello da parte del prefetto, potrebbe arrivare – direttamente dal ministero degli Interni, cioè da Alfano – lo scioglimento del consiglio comunale e del sindaco medesimo. Sempre per la stessa accusa: infiltrazioni mafiose. 

Grillo e Casaleggio. il leader dell'M5S e il suo Richelieu sempre nell'ombra...

Grillo e Casaleggio. il leader dell’M5S e il suo Richelieu sempre nell’ombra…

BOLOGNA –
PER OGNI vittoria che ottieni a Quarto, vieni sconfitto sul Brenta, o a Brescello. No, non sono i nomi delle battaglie sabaude e garibaldine del nostro glorioso Risorgimento: è il gioco a rimpiattino che va avanti tra Pd e M5S sui Comuni sciolti per mafia, i sindaci e i consiglieri comunali indagati dell’uno e dell’altro partito. All’insegna di un concetto filosofico primordiale («il più pulito c’ha la rogna»), il blog di Beppe Grillo, da settimane, pubblica e invita a rilanciare, dietro l’hashtag «#PiddiniCostituitevi!», l’elenco con foto di tutti i casi di indagati, rinviati a giudizio e condannati nelle fila democrat: «Sono 83 solo nel 2015 e, da gennaio, sono già 85!».

L’OBIETTIVO è semplice quanto efficace: dimostrare che se i pentastellati non riescono a togliersi la pagliuzza dall’occhio di Quarto, politicamente e mediaticamente, il Pd è marcio. «Numeri da organizzazione criminale» tuona, sempre dal suo blog, Beppe Grillo.
Il Pd, ovvio, contrattacca: «Dovete venire da noi per prendere lezioni di legalità» E i casi citati? Isolate mele marce, si capisce. «Mariuoli» casuali. È così? Vediamone alcuni.

PROPRIO ieri (il 13 gennaio scorso, ndr.) è esploso il caso Brenta, in provincia di Varese. Il sindaco della cittadina, Gianpietro Ballardin, iscritto al Pd ma eletto con una lista civica, è stato arrestato e ora si trova ai domiciliari. L’accusa è falso commesso da pubblico ufficiale, reato che avrebbe compiuto nelle vesti di presidente del consorzio del Medio Verbano. Grillo urla, ebbro di gioia: «Un arrestato al giorno toglie il Pd di torno! Domani a chi tocca?!». I guai, si sa, non vengono mai soli. Per il Pd sono tempi difficili, dopo il caso Marino (dimesso) a Roma, il caso De Luca (indagato e incompatibile per la Severino) in Campania, i vari casi dei sottosegretari indagati e dimessisi (ultima la Barracciu), il caso banche che sfiora la Boschi.
Poi, appunto, ci sono i casi piccoli. Fanno meno rumore, ma pesano. A Ercolano sono indagati, per appalti, sindaco, vicesindaco, assessore: tutti dem; a San Giorgio a Cremano associazione a delinquere al sindaco attuale e pure al precedente. A Vado Ligure altra doppietta: sindaco attuale e predecessore accusati di disastro colposo aggravato.
A Vercelli la sindaca, sempre dem, è stata già rinviata a giudizio per falso ideologico in atto pubblico. A Rimini (Gnassi) e Pescara (Alessandrini), capoluoghi importanti, i sindaci dem sono entrambi indagati. A Como il sindaco è fresco fresco di avviso di garanzia (#Lucinidimettiti! grida, ovvio, il blog M5S) mentre il sindaco di Siena, Valentini, è indagato da tempo per falso in atto pubblico, abuso d’ufficio e truffa aggravata, ma il Pd locale tace.

IN EMILIA, nella provincia di Bologna, c’è Crevalcore, dove sindaco e vice sono indagati (il reato ipotizzato NON è “truffa”, come scritto in un primo momento, ma “omissione di denuncia di reato” per un’inchiesta legata a case inagibili a seguito del terremoto del 2013, lo ha precisato poi, con una nota a QN, lo stesso sindaco di Crevalcore Claudio Broglia, ndr.), e Castenaso dove il sindaco, Sermenghi, è accusato di minacce contro la collega Isabella Conti (dem pure lei) di San Lazzaro di Savena, altro caso su cui i grillini e il blog di Grillo hanno con gioia inzuppato il pane visto che, nella giunta di Sermenghi, a fargli da assessore, c’è pure la sorella del premier, Benedetta Renzi.

Il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, davanti a una sede del Pd

Il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, davanti a una sede del Pd

Ma la vera e più brutta storia è un’altra ancora. Il film, genere gangster movie si svolge a Brescello, provincia di Reggio Emilia. Nel paese di 4 mila anime cui i film di don Camillo e Peppone hanno assicurato un posto imperituro nella storia del costume italico, ha messo radici una pericolosa e violentissima cosca della ’ndrangheta, la ’ndrina Grande Aracri, originaria di Cutro, paesino che sta in provincia di Crotone, ma dal quale l’emigrazione verso l’Emilia è stata poderosa, nei decenni. Il presunto capo, Nicolino Grande Aracri, detto «Mano di Gomma», è finito in carcere per associazione mafiosa, e lì sta, con il 41 bis, il carcere duro, dopo una montagna di condanne. Ma il fratello, Francesco, a cui sono stati sequestrati beni per tre milioni di euro e condannato per mafia e che a sua volta è stato condannato per mafia con sentenza definitiva, e da anni, gode appieno della stima del sindaco democrat, Marcello Coffrini. Figlio d’arte (il padre fu sindaco del Pci), avvocato, «la mafia a Brescello non esiste», disse a una tv di ragazzi creando un putiferio. E, ieri, rincarava la dose proprio al Resto del Carlino: «Io non mi dimetto, sì qui c’è la ’ndrangheta, ma come da altre parti, la giunta non c’entra, io neppure, ma non mi stupirei se il comune venisse sciolto per mafia»… Sempre con la stessa sicumera e ugual amore dei calembours, per Coffrini il Giovane, il Grande Aracri (Francesco) è «un uomo gentile, tranquillo, composto». Peccato che la Dda di Bologna lo definisca, invece, «elemento di spicco della cosca». Peccato che, da sei mesi, va avanti il lavoro della Commissione prefettizia incarica di verificare l”attività del comune di Brescello in questi anni ed eventuali illeciti e collusioni con la ‘ndrina dei Grandi Aracri. Peccato che – si dice-  il prefetto di Reggio avrebbe il decreto di scioglimento del comune di Brescello per mafia sul tavolo. Leghisti e grillini, nel frattempo, guidano un’opposizione serrata a Coffrini e ne chiedono, da anni, le dimissioni. Domenica prossima, 31 gennaio, in quel di Brescello, si terrà una manifestazione della Lega Nord guidata dalla segretaria cittadina e, dal 2014, consigliera comunale Catia Silvia, che da anni effettua segnalazioni e denunce contro la presenza e le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio, e che ha subito diverse intimidazioni e minacce.  Ma il sindaco Coffrini nega tutto, per lui “la mafia non esiste”, e dopo essersi auto-promosso una marcia a suo sostegno, con strani personaggi al seguito (alcuni originari di Cutro e dintorni) è sicuro: “la maggioranza dei consiglieri comunali sono con me e anche la comunità del paese lo è”.

LA presidente (Bindi) e il vicepresidente (Fava) della commissione Antimafia hanno chiesto apertamente le dimissioni di Coffrini, arrivando ad appellarsi a Mattarella. E il Pd? I pentastellati accusano: maggioranza consiliare, direzione provinciale di Reggio e sindaci vicini (tranne il coraggioso Enrico Bini, sindaco di Castelnuovo Monti, che ha chiesto le dimissioni del collega) «lo hanno salvato più volte». Pure i deputati dem in Antimafia, in realtà, ne hanno chiesto le dimissioni, come ricordano Stefano Vaccari e Franco Mirabelli. Ma il Pd locale ha fatto orecchie da mercante, trincerandosi dietro il leit-motiv «se non si dimette di sua sponte o non c’è una mozione di sfiducia, non possiamo farci nulla».
E pur rivendicando «protocolli antimafia» e «cultura della legalità», la (debole) linea di difesa dei dem reggiani (e nazionali) resta la stessa: «Aspettiamo che la commissione prefettizia faccia chiarezza, a Brescello» (ma la commissione ha terminato i lavori). Paese che, poveri don Camillo e Peppone, schietti e fieri, non merita tali ipocrisie o pavidità.

NB. Questo articolo è stato pubblicato su Quotidiano Nazionale il 14/01/2016 (http://www.quotidiano.net).