Ritratto. Michele Anzaldi, il “Torquemada” di Renzi (sulla Rai e molto altro), ormai fuori controllo

Ettore Maria Colombo

ROMA –

La prima Rai, logo

Il primo logo della Rai-tv (1953).

STAVOLTA l’ha fatta grossa, enorme. Il «pitbull di Renzi» sull’informazione, al secolo Michele Anzaldi (classe 1960, palermitano, professione – ahinoi – giornalista, dal 2013 deputato eletto, grazie alla segreteria di epoca Pier Luigi Bersani, però, nella fredda e lontana, da Palermo, Bologna), con un’intervista al Corriere della Sera, spara ad alzo zero contro i massimi vertici della Rai di Stato. Una Rai da poco rinnovata e che ha quei due nomi di prestigio perché così ha voluto il premier, quel Renzi che ha scelto personalmente Dell’Orto perché lo conosceva bene e giudica Maggioni una professionista di altissimo livello. «Purtroppo – è invece la triste, corrucciata, constatazione in controtendenza (col mondo) di Anzaldi – Dall’Orto e Maggioni sono e stanno silenziosi, altezzosi, arroganti».

APRITI cielo. Un silenzio imbarazzato e imbarazzante regnava ieri nel partito di Anzaldi, il Pd. E se – sottolinea lui, Anzaldi – «Renzi non mi ha mai smentito», parla, però, il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini: «A un politico spetta prendere i voti, non darli». Frase che suona come una messa da requiem, per il povero Anzaldi, mentre i capigruppo Pd di Camera e Senato, Rosato e Zanda, rinnovano tutta la loro ‘fiducia’ ai vertici Rai.
Insomma, ormai, Anzaldi è un vero «caso», politico e, forse, umano (parla solo per sé o per conto terzi, Renzi in primis? ci è o ci fa? etc.): fa storia a sé, e che storia. La sua, peraltro, è una storia particolare. Ambientalista, viene preso sotto l’ala protettiva dell’attuale ministro, Paolo Gentiloni, che lo fa lavorare al giornale La Nuova Ecologia e poi lo sponsorizza presso Rutelli, neoeletto sindaco di Roma. Anzaldi di Rutelli diventa capo ufficio stampa al Campidoglio e, poi, tra Ulivo, Margherita e Pd, qualcosa di più di un portavoce: l’ombra, oltre che uno spin doctor. Al suo fianco, nella veste di «poliziotto buono», Anzaldi alleva un giovane pacioso, ma brillante e geniale, specie nell’uso dei social media: Filippo Sensi, in arte Nomfup, oggi portavoce di palazzo Chigi. Ma se Sensi era (e, ancora oggi, è) il volto buono di Anzaldi («È il più grande spin doctor italiano italiano e il mio maestro», diceva), Anzaldi è sempre stato perfetto nel ruolo del «poliziotto cattivo»: scontroso, di poche parole, sempre accigliato, «era più facile parlare con Rutelli che con Anzaldi», ricorda un collega che li seguiva.

Ecco, la trasformazione, a pensarci, ha dell’impressionante e, a tratti, dello psicanalitico: l’Anzaldi crisalide semi-muta di ieri è la farfalla loquace di oggi: rilascia interviste e sforna comunicati su tutto.
Implacabile, solo per dire delle ultime uscite (quelle dal I gennaio 2016), Anzaldi ha chiesto le dimissioni, nell’ordine, della direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer, del direttore di Rai3, Andrea Vianello, e del conduttore di Ballarò (Rai 3), Massimo Giannini, in questo caso per «lesa maestà» alla Boschi. Nel frattempo, ha attaccato a testa bassa molte altre trasmissioni, da Storie maledette (Rai3) di Franca Leosini a Presa diretta di Riccardo Iacona (Rai3) dall’Arena di Massimo Giletti (Rai1) fino a… Ghiaccio bollente (Rai5).
E così, il povero Anzaldi, ormai lo detestano tutti: dentro la Rai, si capisce, ma pure in Parlamento e dentro il suo partito («Esagera. Primadonna. Ci fa solo danni»). «Torquemada» lo bolla Prima comunicazione, bibbia del settore; «Epuratore renziano» lo scudiscia Marco Travaglio sul Fatto quotidiano; «Sono Anzaldi. Licenzio giornalisti» è il titolo del ritratto al vetriolo che gli dedica l’Espresso; “il re di tutti i censori” lo battezza il Corsera; infine, il manifesto, quotidiano comunista che coltiva la memoria, lo ribattezza «la brutta copia di Ugo Intini», severo portavoce e censore Rai per conto di Bettino Craxi. Quando Tg3 e Rai3 erano – ieri per i socialisti craxiani, oggi per i renziani – «TeleKabul».

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2016 a pagina 10 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)