Primarie Pd, un po’ di ‘colore’: San Gennaro a Napoli, l’Orso Masha a Roma

Guttuso

I funerali di Palmiro Togliatti, quadro di Renato Guttuso.

1) A Napoli il sangue di San Gennaro si scioglie per la rabbia e ‘Totonno’ ne approfitta.
“Renzi e Alfano dovrebbero ritirare il decreto. Lascino in pace San Gennaro, per piacere. È il Santo di tutti e rappresenta Napoli”. Chi  lo ha detto? Ma Antonio Bassolino, ovvio, e pure via Twitter (lo usa proprio lui, di persona personalmente, chissà la fatica, a quell’età). Toglietegli tutto, ai napoletani, ma lasciate riposare in pace San Gennaro.
Ieri, nel cuore di una città in cui delle primarie del Pd ‘nun je ne fotte nient’ (se l’affluenza supera i 20 mila votanti si potrà gridare, nuovamente, a ‘o miracole’) c’è stata una sollevazione popolare. Stile Quattro Giornate di Napoli e con tanto di redivivo Masaniello, il sindaco De Magistris, che urlava “Ie sugne Gennare!”, un po’ stile “Io sono Spartaco!”. Davanti al Duomo centinaia di persone, molti cattolicissimi in quanto fedeli devoti al Santo, si sono dati appuntamento per manifestare contro il governo. Motivo dello scandalo un decreto del Viminale: modifica la composizione della Deputazione del Tesoro del Santo che, dal ‘600, ne custodisce reliquie e patrimonio. I competitor di Bassolino (tre: Valeria Valente e Marco Sarracino, del Pd, Antonio Marfella, Psi) alle primarie hanno perso il treno per mettersi in ‘connessione sentimentale’ con i napoletani, restando muti sul tema. Bassolino, lui, no. Però, vincere le primarie non è come vincere le elezioni, specialità in cui Bassolino, Totonno, è un vero asso: 7 anni sindaco, dieci anni governatore, ne ha
vinte quattro di fila. La Valente (ex bassoliniana, ex assessore, deputata a soli 40 anni) spera nel colpaccio. “Tutto il partito è con me” confida lei, fiera. Solo che, a Napoli, il ‘partito’ si traduce con il titolo di un libro che è, anche, una filosofia di vita, ‘Il resto di niente’: ras locali e tribù al seguito, forti di molti voti, tutti ben irreggimentati. Ecco, se il voto sarà solo di ‘iscritti’ Pd, allora sì: vince la Valente. Se votano gli ‘scugnizzi’ e, magari, pure i fedeli di San Gennaro, allora il vecchio leone, ‘Totonno’, può sperare di farcela.

 2) A Roma l’orso Masha fa imbufalire Giachetti mentre Morassut se ne resta zitto…

“No, ma non è possibile. Questo è un circo e quello è un cretino!”. Quando Roberto Giachetti – una prima vita da militante radicale, e militante di mille, dure, battaglie, scioperi della fame compresi, scioperi durissimi, a rischio della vita, stile Pannella, una seconda vita da vice di Rutelli (oggi i due si detestano) prima al comune di Roma e poi alla Margherita, una terza vita da super-renziano e, forse, una quarta vita da sindaco di Roma, se vincerà  prima le primarie e, poi, forse, è tutto da vedere, le ‘secondarie’– si è visto davanti, per l’ennesima volta, Gianfranco Mascia con l’orso (Masha e Orso è un cartone animato, neppure della Disney) è sbottato e non c’ha visto più, in un fuori-onda.

Ieri, all’ennesimo confronto tra i sei candidati alle primarie, come tutte le altre volte, Mascia si è presentato con il suo risolino isterico e con in braccio l’orso, più grande di lui, poi se n’è andato via, tutto contento. Ieri, ha persino inondato una piccola piazza romana di altri orsetti portati in braccia da ‘masciani’ (pochi, ecco, per fortuna, almeno) entusiasti. In realtà Mascia è un tipo assai singolare e dalla lunghissima ‘storia’ politica: fondò i ‘Bo-Bi’, Boicotta il Biscione, nel 1994 (e subì una bruttissima violenza causata da ignoti per tale sua scelta),  contro Berlusconi, poi movimentò mille altri movimenti e girotondi, poi finì nell’Idv, poi nei Cinquestelle, ora è nei Verdi. Insomma, esce, rientra, riesce. Ma ora, finalmente, per lui, da quando si è candidato a sindaco, oscurando gli altri due Carneadi – Stefano Pedica, ex Idv transitato nel Pd, e Domenico Rossi, che farebbe, in teoria, il sottosegretario, e pure alla Difesa: si vede che, di questi tempi, gli avanza tempo – Mascia ha fatto parlare molto di sé, oltre che dell’orso, e nulla dei – molteplici – guai di Roma.

Eppure, Giachetti ci aveva messo del bello e del buono, in queste primarie, peraltro difficilissime, per farle diventare una cosa seria. Ha percorso 2 mila km, girato tutta Roma, fino alle periferie, palmo a palmo, ha fatto buon viso a cattivo gioco (Giachetti è una persona squisita, ma ha un po’ un brutto carattere: indimenticabili le sue toreate, in ogni organo del partito, tipo la Direzione, persino in diretta streaming, tutte a testa bassa e tutte contro Bersani o Speranza o Gotor, insomma la minoranza che osa contraddire Renzi), ha sopportato che a lui, ‘romano de’ Roma’, dicessero ‘sei la ‘Casta’ (Giachetti veste casual, non ha mai messo una cravatta in vita sua, gira per Roma in motorino: morale, è l’anti-Casta per eccellenza). Ma solo quando ha visto Mascia, di nuovo, e coll’orso, è sbottato. Roberto Morassut, che di Giachetti è lo sfidante principale, invece,
sta zitto: ex veltroniano, fintamente renziano, profilo schivo, persona perbenissimo (fu il primo a denunciare i mali del Pd romano), lontano dai riflettori, incontra gente, stringe mani, fa cose e, soprattutto, ha pensato bene di restituire ‘orgoglio e dignità’ ai tanti (troppi?) circoli, ai dirigenti, agli ex consiglieri e assessori, del Pd capitolino, travolti da Mafia Capitale, dalle dimissioni di Marino, dal degrado e da tutti gli (infiniti) mali di Roma.

E così, mentre Giachetti doveva contrastare, più che l’orso Masha, gli attacchi a Renzi, le truppe cammellate di Verdini da respingere (forse), i voti dei rumeni da incamerare (i cinesi votano Morassut), i ‘piove, governo ladro!’ tipici della mentalità cinica dei romani, Morassut è lì che, zitto zitto, guarda le previsioni meteo e spera. Perché oggi, a Roma, se piove e si finisce sotto i 30 mila votanti è una debacle per tutti, se c’è il sole e si sta sopra i 50 mila, allora si vedrà se i non iscritti voteranno e per chi. Senza nessun orso, per carità.
NB. Questi due articoli sono stati pubblicato il 6 marzo 2016 sul Quotidiano Nazionale.
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