Legge elettorale, il cantiere resta aperto. Italicum, Provincellum, Mattarellum 2.0: le diverse proposte e leggi a confronto

Il 'logo' dell'Italicum

Di nuovo si discute, tra le forze politiche italiane, di cambiare il sistema elettorale con cui si vota. Persino il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha imposto l’approvazione dell’Italicum con un doppio voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento (la legge elettorale è una legge ordinaria ma di solito, in quanto assai delicata, non vi si pone sopra la questione di fiducia) si dichiara disponibile ad ampi e consistenti cambiamenti. Tra le correnti, di minoranza e non, del Pd, come degli altri partiti presenti in Parlamento, fioccano diverse e complesse proposte di modifica. Eppure, dal I luglio scorso una nuova legge elettorale è in vigore: si chiama, appunto, Italicum. Nonostante questo, molti partiti o correnti interne ai partiti – Pd in testa – lo vogliono già cambiare. Decisiva, da questo punto di vista, la sentenza che la Corte costituzionale emetterà sul nuovo sistema elettorale il prossimo 4 ottobre, sulla base di alcuni ricorsi presentati da diversi oppositori all’Italicum nei tribunali di Messina e Torino. La Consulta potrebbe cassarlo in parte o in toto, l’Italicum, che a quel punto avrebbe la sua sorte segnata: per forza di cose dovrebbe iniziare, al più presto, l’esame di una sua revisione in Parlamento. Da sfatare, invece, il mito che al referendum costituzionale di fine novembre (o inizi dicembre) si voti ‘anche’ sulla legge elettorale. Non c’è alcun, concreto, ‘combinato disposto’ tra referendum e legge elettorale ma solo un ‘combinato supposto’. Gli oppositori di entrambi i sistemi (referendum e Italicum) sostengono che, approvandole entrambi, si crea una sorta di ‘dittatura della maggioranza’, cioè del partito vincente alle elezioni, anche rispetto all’elezione dei principali organi di garanzia costituzionale (presidente della Repubblica, giudici della Corte costituzionale e di altre alte Corti). Invece, i sostenitori di entrambi i sistemi ritengono, con qualche argomento, che anche la vittoria di un partito con l’Italicum, non pregiudicherebbe l’elezione dei giudici di garanzia e del Capo dello Stato perché, nella riforma che andrà al voto, i quorum sono stati tutti rivisti e tutti verso l’alto.

Ma vediamo, nel dettaglio, le diverse proposte di legge elettorale in campo, vigenti e supposte.

ITALICUM

E’ la legge elettorale in vigore in Italia dal I luglio 2016: vale solo per la Camera dei Deputati, così è espressamente formulata, in quanto chi l’ha proposta (il Pd di Renzi) l’ha legata in modo diretto alla riforma costituzionale la quale prevede che il Senato venga eletto in un’elezione di secondo grado e divenga una Camera delle Regioni, con i consiglieri regionali e i sindaci eletti come senatori. L’Italicum è, di base, un sistema proporzionale con sbarramento nazionale al 3%, premio di maggioranza che attribuisce 340 seggi su 630 (24 in più dei 316 necessari per avere la maggioranza alla Canera) alla lista che supera il 40% al primo turno e, se nessuna lista raggiunge tale soglia, alla vista vincente un ballottaggio tra le prime due liste da tenersi 15 giorni dopo il primo turno. Il punto dolente dell’Italicum è che non è prevista alcuna soglia di ingresso per accedere al secondo turno: una soglia di fatto troppo bassa per il ballottaggio più multicandidature e capolista bloccati sono i tre punti nel possibile mirino della sentenza della Corte costituzionale. Nei 100 collegi in cui si vota il capolista è bloccato, cioè vengono eletti automaticamente in caso di conquista di seggi, mentre gli altri candidati a seguire di ogni lista vengono eletti con le preferenze. Ammesse le multicandidature: un candidato può presentarsi fino a 10 collegi in contemporanea. Non sono consentiti apparentamenti e il premio di maggioranza è dato alla lista, non alla coalizione.

PROVINCELLUM

Per i renziani che l’hanno rispolverato, come il segretario toscano Dario Parrini, il sistema in vigore per l’elezione delle Province garantisce i vantaggi dell’Italicum e ne cancella le parti meno riuscite. E’ un sistema elettorale di base proporzionale che mantiene il premio di maggioranza e il doppio turno ma elimina capolista bloccati, multicandidature e preferenze. L’Italia verrebbe divisa in 630 collegi di base provinciale, simili ai collegi uninominali. I singoli eletti per vincere gareggiano non solo con gli altri partiti ma anche dentro ogni partito: viene eletto solo il più votato in ogni collegio. Dato che ogni partito ha un solo candidato in ogni collegio, il ballottaggio viene effettuato qui: se nessuno candidato raggiunge la soglia indicata al primo turno (40% o 50% a seconda delle proposte) il vincitore di ogni collegio si decide al ballottaggio tra i primi due candidati. Ma l’assegnazione dei seggi avviene a livello nazionale: la lista più votata, i cui risultati vengono ottenuti sommando collegio per collegio i candidati vincenti, otterrebbe 345 seggi, il 55% del totale.

MATTARELLUM 2.0

E’ la proposta avanzata pubblicamente, ma non ancora formalizzata in una proposta di legge, dalla minoranza bersaniana del Pd. In parte è una riedizione del Mattarellum (il sistema maggioritario a turno unico con recupero proporzionale con cui si è votato in Italia dal 1994 al 2001 compreso), in parte è un sistema del tutto nuovo e alquanto arzigogolato. Prevede l’elezione di 475 deputati (su 630) in collegi uninominali a turno unico (vince il seggio chi prende un voto in più degli altri). Gli altri 143 seggi, al netto dei 12 seggi da eleggere nelle circoscrizioni Estero, verrebbero così ripartiti: 90 seggi assegnati come premio di governabilità alla prima lista, ma con un limite di 350 deputati, 30 seggi alla seconda lista o coalizione, 23 seggi verrebbero divisi tra le liste che superano il 2% dei voti e hanno meno di 20 eletti.

SISTEMA GRECO

L’area dei Giovani Turchi del Pd, guidata da Matteo Orfini, ha proposto un sistema proporzionale sul modello greco: turno unico e premio di maggioranza al primo partito. Il premio è fissato al 15% (50 deputati su 350). Se nessuno lo raggiunge, i seggi vengono ripartiti tutti proporzionalmente.

ALTRE PROPOSTE

I piccoli partiti, Ncd su tutti, ma anche l’area Franceschini nel Pd, propone di tenere fermi i principi fondanti dell’Italicum (premio di maggioranza, ballottaggio, preferenze, capolista bloccati, ndr.) con una sola, ma sostanziale, modifica: assegnare il premio di maggioranza dell’Italicum non alla prima lista meglio piazzata, ma a una coalizione di più partiti, incentivando il potere coalizione delle liste principali. L’M5S, propone un sistema proporzionale puro senza soglie di sbarramento, con collegi intermedi tra piccoli e grandi, soglie di sbarramento diversificate preferenze, positive e ‘negative’. La verità è che ai Cinque Stelle va benissimo la legge attuale che c’è, l’Italicum. Tra i renziani del Pd c’è chi vorrebbe il ritorno sic et simpliciter al Mattarellum, con qualche minima correzione (assegnazione del 75% dei seggi con maggioritario a turno unico, proporzionale per il restante 25%) come ad esempio Giachetti mentre altri deputati del Pd o di altri partiti hanno depositato diverse proposte di legge: il deputato dem Lauricella vuole cancellare il ballottaggio dall’Italicum in modo che solo se un partito supera da solo il 40% dei voti otterrebbe il premio di maggioranza, altrimenti resta un proporzionale pure; il presidente del gruppo Misto Pisicchio propone di assegnare il premio di maggioranza solo alla coalizione e il ballottaggio valido solo se va a votare il 50% degli elettori.

NB. Questa scheda tecnica è stata pubblicata, in estrema sintesi, in un grafico apparso su Quotidiano Nazionale del 12 settembre 2016. 

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