Svolta sull’Italicum: Renzi pronto a trattare su tutto con Cuperlo. Tra pochi giorni il documento con le modifiche

Lorenzo Guerini

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, detto anche ‘il Forlani’ di Renzi.

Via le preferenze, i capolista bloccati e le multicandidature per passare al sistema dei collegi uninominali su base proporzionale (è il cosiddetto ‘Provincellum’ proposto dal renziano Dario Parrini: collegi piccoli, il primo che vince tra le liste conquista il collegio). Ma, soprattutto, via al doppio turno e/o al ballottaggio tra le prime due liste, come oggi prevede l’Italicum, e abbassamento del premio di maggioranza – da assegnare, peraltro, non per forza a una lista ma, probabilmente, a una coalizione di liste, come chiedono Ncd, Ala e pezzi di sinistra ex Sel alleati del futuro centrosinistra – a una cifra assai limitata, non superiore al 15% dei seggi (questa è la proposta dei Giovani Turchi, detta ‘Italikos’). La rivoluzione, sulla legge elettorale, se fosse tale, sarebbe copernicana o a 360 gradi. Più che di un Italicum 2.0 il mix di tali cambiamenti vorrebbe dire un nuovo sistema elettorale.

In cambio di una nuova pax interna al Pd (con Cuperlo e i suoi di certo, forse anche con Bersani) Renzi sarebbe dunque pronto a sacrificare i capisaldi dell’Italicum o a farlo talmente a fette da renderlo irriconoscibile. Un modo, certo, per togliere un arma polemica al Fronte del No, a D’Alema e, ad oggi, allo stesso Bersani: la “torsione autoritaria” che deriverebbe dal “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma costituzionale. O, forse, solo un modo per spaccare per sempre la minoranza dem, dividendo Cuperlo da Bersani. Renzi e i suoi sarebbero anche disponibili a mettere nero su bianco un documento ufficiale del Pd su come cambiare, seguendo i punti prima citati, la legge elettorale. Un atto solenne del partito che si tradurrebbe in un progetto di legge da depositare in commissione Affari costituzionali e/o in un voto della Direzione del Pd sul tema. Prima del 4 dicembre, data del referendum, non dopo, proprio per testimoniare la reale volontà a cambiare.

Se questo è il retroscena dell’incontro informale che si è tenuto ieri mattina tra i membri della commissione del Pd sull’Italicum (il vicesegretario Guerini, il presidente del partito Orfini, i capigruppo di Camera e Senato, Rosato e Zanda, Cuperlo per conto della minoranza), la scena è, ovviamente, da i contorni assai indefiniti. Eppure, stavolta persino i segnali di fumo parlano. Zanda, di solito parco di dichiarazioni, dice: “La riunione è andata bene. La prossima settimana chiudiamo”. Il prudente e circospetto Guerini ammette: “Ci sono stati dei passi avanti, in tempi brevi troveremo una soluzione”, poi a un collega rivela: “I contenuti dell’accordo ci sono, ma se escono salta tutto” (del resto sarà Guerini che dovrà fare, poi, il giro di tutte le altre forze politiche per convincerle). A Cuperlo potrebbe riuscire, dunque, nell’impresa in cui hanno fallito in tanti: convincere Renzi a suicidare il ‘suo’ Italicum. Il leader di Sinistra dem, però, chiede al premier un impegno diretto e solenne: “Renzi deve metterci la faccia”, dicono i suoi, “assumere un impegno pubblico e solenne su come e quando cambiare la legge elettorale prima del 4 dicembre”. I cuperliani assicurano anche che “Gianni lavora perché tutta la sinistra resti unita e Bersani e i suoi si convincano dell’accordo”, ma Cuperlo sa bene che il rischio di una rottura interna alla minoranza, con i bersaniani già tutti schierati per il No al referendum e pronti a disertare in massa la manifestazione di sabato a Roma (Cuperlo, invece, ci sarà), è altissimo. Anche e forse soprattutto per questo motivo Cuperlo chiede che la revisione dell’Italicum sappia di rivoluzione.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2016 a pagina 12 di Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net