Legge elettorale, Renzi: Si voti come dice la Consulta, qualsiasi sia la sentenza. “Inutile trattare, subito alle urne”.

>>>ANSA/SCATTA IL REGOLAMENTO DI CONTI NEL PD, MINORANZA ALL'ATTACCO

Ettore Maria Colombo
ROMA
LA NUOVA strategia del segretario del Pd – quella del Renzi abscondito, cioè nascosto al volgo comune: oggi già ripartirà per Pontassieve per festeggiare il compleanno in famiglia – non cambia di una virgola i piani dell’ex premier rispetto all’unica cosa che ha a cuore: il voto anticipato. Di questo e di eventuali mosse e contromosse da compiere sullo scacchiere politico interno (i capi-corrente dem che non vogliono andare a votare manco sotto tortura: Franceschini, Orlando, Bersani, etc.) ed esterno (i desiderata dei vari Mattarella, Berlusconi, Salvini, Grillo), Renzi ha parlato con i più autorevoli, e fedeli, interlocutori che ha nel Pd: il vicesegretario Guerini, che gli tiene le fila dentro il Pd, il senatore Marcucci, che gli tiene il tabellino di voti e umori del Senato, il presidente del Pd Orfini, che gli assicura piena lealtà, il ministro Delrio, suo antico mentore (con lui si è fermato a pranzo), il nuovo responsabile economico Nannicini, il tesoriere Bonifazi, con cui ha affrontato il caso Unità, bomba che però è esplosa solo oggi, il renziano – assai critico – Richetti.

«MATTEO non ha l’ossessione del voto – mettono le mani avanti i suoi – però, gira e rigira, sempre là si torna: come e cosa fare per andare a votare prima (la data cerchiata in rosso è l’11 giugno) della scadenza naturale della legislatura (febbraio 2018)? Tutto il resto, compresa la nuova segreteria del Pd – che sarà definita entro il week-end, con la sua dose di «rinnovamento nella continuità» come ripete Renzi a un ex-dc ricordando il motto in uso nel Pci – è «puro contorno». Il punctum dolens resta una legge elettorale da scrivere «con chi ci sta, anche l’M5S».
Ergo, la sentenza della Consulta, la cui prima udienza sull’Italicum si terrà il 24 gennaio, ma le cui sentenza e motivazioni sono attese, se va bene, ai primi di febbraio, diventa dirimente, una volta sgombrato il campo dall’equivoco natalizio delle presunte «trattative» che dovevano intrecciarsi tra il Pd, che proponeva il Mattarellum, e gli altri partiti. Ieri, il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, ci ha messo una bella pietra sopra: «Prendiamo atto che nessun partito ne vuole discutere prima della sentenza della Corte».
E qui gli scenari possibili sono tre, sempre in vista dell’obiettivo finale.
Il primo, dato per certo che la Consulta casserà il ballottaggio senza soglia di accesso al secondo turno, è se la Corte terrà in vita il ballottaggio e/o anche il premio di maggioranza (40% dei voti la soglia), ma da attribuire in un turno elettorale secco.
«Se la Corte pensa di farci uno sgarbo – ragiona uno degli interlocutori che ieri ha incontrato l’ex premier – lasciando in vita il ballottaggio, si sbaglia: l’M5S è in affanno, potrebbe perderlo e noi vincerlo…». «Certo, con il ballottaggio, far passare una legge elettorale è difficile – continua la fonte dem – ma non impossibile. Lega e M5S la votano una legge ancora iper-maggioritaria». Come ha detto ieri Guerini in un’intervista a QN, «se la Corte mantiene il ballottaggio, non lo cassiamo certo noi, visto che è, da sempre, la bandiera del Pd».

La cosa migliore, e qui siamo già al secondo scenario, «è che la Consulta elimini il ballottaggio e anche il premio di maggioranza: la Corte fa la Corte, la sentenza è subito autoapplicativa, alle Camere non resta che limare la sentenza e tradurla in legge al più presto», dice un altro interlocutore che ieri ha visto Renzi.
Ne uscirebbe un sistema con soglie di sbarramento alte al Senato (8%), ma non alla Camera (3%), che FI gradirebbe. «In ogni caso – precisa il dem – «non stiamo parlando di un proporzionale puro, ipotesi che non esiste, ma di soglie di sbarramento robuste che potrebbero essere limate ancora verso l’alto». Tipo: l’8% scende al 6%, il 35 sale al 5%. Ergo, il problema sarebbe tutto dei partiti piccoli, centristi in testa, che rischierebbero di venir spazzati via.
E qui c’è il terzo scenario, detto anche ‘il baco’ del sistema. «La Corte – ragiona un renziano doc – può bocciare una norma che fa comodo a tutti, i capolista bloccati. Allora sì che sarebbe difficile fare una legge applicativa nelle Camere perché quelli sì che li vogliono tutti». Sottinteso: anche noi del Pd… Non resta che aspettare il 24 gennaio.

NB: questo articolo è stato pubblicato l’11 gennaio a pagina 6 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)