Intesa nel Pd, Renzi battuto sul tempo. Primarie il 30 Aprile, voto più lontano 

 NB. L’articolo e’ statl pubblicato il 25 febbraio 2017 a pagina 12 del Quotidiano Nazionale

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Con le primarie il 30 aprile si è chiuso il dibattito sul voto politico a giugno, e questo è positivo, è un elemento di rasserenamento e tranquillità per la situazione politica. Non c’è alcun nesso tra il nostro congresso e la vita del governo Gentiloni, governo non temporaneo che il Pd sostiene”. Piero Fassino, ultimo segretario Ds e oggi uno dei più fidati generali sul campo di Matteo Renzi (ancora negli Usa), la mette giù chiara, intervenendo nella Direzione dem, dove, ieri sera, è stato convalidato il risultato della commissione Congresso, presieduta da Lorenzo Guerini, che ha partorito, dopo lungo e faticoso dibattito, le regole delle assise del Pd. Il voto in commissione è stato all’unanimità (compresi cioè i rappresentanti di Emiliano e Orlando) e, poi, in Direzione, ‘bulgaro’: 104 sì, tre contrari (tra cui Cuperlo), due astenuti.

Le primarie ‘aperte’, quelle in cui possono votare iscritti, elettori e semplici cittadini si terranno il 30 aprile. Una data che nasce dalla mediazione – faticosa, faticosissima – che ha impegnato la commissione congressuale per tre giorni. Gli ‘emiliani’ (e pure Cuperlo) chiedevano il 7 maggio (in realtà puntavano al 14 “ché il 7 a Bari è San Nicola…”). Gli ‘orlandiani’ erano pronti alle barricate contro il 9 aprile, ma anche sul 23, la prima mediazione proposta dai renziani. I quali hanno dovuto cedere sulla data della ‘gazebata’ finale, ma l’hanno spuntata tutta sulla chiusura del tesseramento. Su quella – possono votare gli iscritti al Pd 2016, proroga al 28 febbraio, lunedì prossimo, ma non un giorno in più – “gli uomini di Emiliano hanno preso un bagno”, dicono i supporters dell’ex premier. Emiliano, in effetti, gode del sostegno di pochi iscritti, mentre Orlando è molto più forte, mentre alle primarie aperte del 30 aprile se la giocano tutti.

Per quanto riguarda il resto del regolamento, “valgono le stesse regole del 2013”, assicura Guerini, mentre illustra un calendario da percorso di guerra: il 9 aprile la Convenzione nazionale programmatica, dopo le Convenzioni nei circoli (dal 20 marzo al 9 aprile), primarie, appunto, il 30 aprile e Assemblea di proclamazione del vincitore il 7 maggio, con possibile ballottaggio se nessuno dei tre raggiunge il 50%. Resta da capire chi ha vinto e chi ha perso il braccio di ferro sulle regole che circoscrivono il campo di gioco dei tre candidati (Renzi, Orlando, Emiliano, una quarta non c’è).
“Non si vota a giugno, sarà impossibile votare a settembre”, sogghigna un ‘emiliano’. “Renzi – continua – ha dovuto cedere. Lo metteremo sotto noi al Sud, Orlando al Centro”. La manovra – il tam tam è già partito – è di far convergere, alle primarie aperte, il voto degli scissionisti di Bersani, D’Alema, Rossi&co. per Orlando nelle regioni del Centro-Nord e quelli dei descamisados della sinistra ‘rebelde’ (i vari Rizzo, Ferrero, Fratoianni, ma anche De Magistris) per Emiliano al Sud. Una manovra a tenaglia per battere Renzi.

“Il 9 aprile era una data improponibile – confida Guerini, vicesegretario dem, a un amico, per placarne le ansie – “sapevamo che avrebbe causato una sollevazione nel Pd ed Emiliano non aspettava altro per stracciarsi le vesti. Inoltre – continua Guerini – il vero mega-ponte è il 23-25 aprile. Votare a giugno era impossibile, nessuno di noi ci pensava, ma dal giorno in cui Renzi sarà il nuovo segretario, legittimato dalle primarie, si riapriranno tutti gli scenari…”. Il sottotesto che Guerini non dice sono le urne anticipate il 24 settembre, insieme alle cruciali elezioni in Germania. O ai primi di ottobre, prima di varare una ‘manovrona’ da ‘lacrime e sangue’ e farla fare da un governo legittimato.

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