Pd, nuovo scandalo a Napoli. Boom di tessere gonfiate, il partito corre ai ripari

COMUNICAZIONI DEL PREMIER RENZI ALLA CAMERA IN VISTA DEL CONSIGLIO UE

L’ex premier Matteo Renzi insieme a Lorenzo Guerini

Roma, 2 marzo 2017 – AVEVA promesso di usare il lanciafiamme Matteo Renzi, dopo le ultime amministrative, sul Pd napoletano. Non lo ha fatto, alla fine, si è limitato a una visita in incognito alle Vele di Scampia (per carità, cosa buona e giusta) epperò, così, quando si parla di tessere gonfiate, cinesi in fila, liste contraffatte, il pensiero lì corre, sotto il solo del Vesuvio. Il ‘pasticciaccio brutto’ scoppia per il boom di 300 neo iscrizioni al Pd tra Napoli e provincia, con corollario di video che testimoniano l’elargizione gratuita di tessere nel circolo di Miano («I dieci euro ve li danno all’interno…»). Ma, fa sapere il partito, a Castellammare sono state trovate – e subito già bloccate – altre cento tessere pagate con la stessa carta di credito, così come a Quarto e Bagnoli è stata notata una crescita anomala di tesserati, su cui sono scattate le verifiche. Morale: un disastro, immediatamente rilanciato su siti e tv lungo tutto eri, mentre i grillini urlano di gioia.

IN EFFETTI, chiamarli «casi isolati» è una pietosa bugia. Primarie truccate nel 2011, soldi distribuiti fuori dai seggi per votare a quelle del 2016, quasi sempre code di ‘cinesi’. E ferite mai rimarginate come le accuse al veleno del migliorista Umberto Ranieri, sconfitto dall’ingraiano (sic), in realtà bassoliniano di ferro, Andrea Cozzolino nel 2011: Cozzolino perse in tutti i seggi tranne uno, quello di Secondigliano, dove stravinse col 97% e Ranieri, imbufalito, gridò ai  brogli, sbatté la porta e se ne uscì dal Pd per mai più rientrarvi.

E, di recente, firme false e candidati «a loro insaputa» nelle liste a sostegno di Valeria Valente (ex Giovane turca) alle comunali del 2016, quelle in cui il Pd rovinò al 9% dei voti e consegnò la città al sindaco-‘scassatutto’ Giggino De Magistris e alla sua lista arancione. Risultato: un partito commissariato un’infinità di volte, tra cui dall’attuale ministro Orlando, neo-sfidante di Renzi (a Napoli ce lo spedì Bersani): ora dice «la rottamazione non ha funzionato, il congresso non andava fatto». Invece, Emiliano filosofeggia: «Il tesseramento non funziona più, va rivisto integralmente». Mentre Renzi suggerisce ai suoi di evitare con cura le polemiche, confidando nel lavoro della magistratura. Fatto sta che il Pd in Campania risulta un partito corrotto e raso a zero. Fuori di Napoli ‘governa’ De Luca, a Napoli la Valente è stata sfiduciata dai suoi colleghi come capogruppo al Comune.

E IL SEGRETARIO provinciale, Vincenzo Carpentieri, che ha bloccato le adesioni nei circoli sospetti e che ora promette «rigore», è stato sfiduciato persino dai consiglieri comunali del piccolo Comune di cui è sindaco (Melito). Fuori da tutto (per finta) c’è l’ex re di Napoli, Antonio Bassolino, diventato un anti-renziano viscerale (in odio a De Luca ma non solo): con una mano dice che «la situazione a Napoli è di grave emergenza politica e morale», ma con l’altra mano aiuta a organizzare gli scissionisti di Mdp (gli eurodeputati Paolucci, oggi con Mps, e Cozzolino sono uomini suoi). Solo Leonardo Impegno, giovane deputato, di area ex socialista, prova a mettere il dito nella piaga: “Basta con i signori delle tessere, vogliamo come iscritti solo i signori delle idee”.

INSOMMA, un disastro. Il Nazareno prova a correre ai ripari. Il vicesegretario dem Guerini e il presidente del partito Orfini spediscono di mattina presto Lele Fiano (deputato milanese, stile da corazziere buono, come mandare Luther King a predicare al Ku-Ku-Klan) a Napoli e garantiscono che «il Pd metropolitano era già intervenuto e ha fermato tutto prima che i fatti divenissero pubblici». I due, inoltre, assicurano che «se verranno riscontrate anomalie, il Pd prenderà le necessarie misure, espulsioni comprese» (Orfini) e «la commissione congressuale è impegnata a seguire la verifica e pronta a intervenire» (Guerini). Peraltro, ieri, a Guerini è andata di traverso la giornata, a partire dalla colazione.

Infatti, il tesseramento del Pd si è chiuso il 28 febbraio e Guerini si era tenuto la notizia per festeggiare i dati, quelli nazionali, che, in effetti, sono buoni, anzi ottimi: 405.041 iscritti con una progressione, seppur graduale, che sa di rinascita (erano 378.669 nel 2014, 395.574 nel 2016, più 5% circa). Solo che, pure ieri, nel Pd di Guerini, non c’era nulla da festeggiare.

NB: L’articolo è stato pubblicato a pagina 6 del Quotidiano Nazionale il 2 marzo 2017.