Renzi sfida Grillo: “Non credete ai sondaggi”. Legge elettorale: Mattarella pronto a intervenire

Renzi e Guerini

Matteo Renzi e Lorenzo Guerini alla Camera dei Deputati

Ettore Maria Colombo – ROMA

SUL TAVOLO del Nazareno arrivano sondaggi contraddittori. In parte sono assai poco lusinghieri, come quello di Ipsos: vede il Pd tracollare al 26,8% contro il 30,1% di un mese fa e il M5S schizzare al 32,3% contro il 30,9% di febbraio. In parte, invece, sono molto più positivi. Un sondaggio Swg vede il Pd al 28,1% e l’area di governo al 31,9% (con dentro Ncd e altri) mentre M5S è assai indietro (26,9%).

I COLONNELLI dei due contendenti di Renzi alla segreteria tuonano che «urge un cambio di passo» (cioè, via Renzi), ma l’ex leader spiega ai suoi che i sondaggi, post scissione e post caso Consip, registrano travasi quasi automatici: «Quello che perdiamo noi lo prendono loro». Lo fa per dire che il Pd rappresenta «l’unica alternativa» a Grillo. E Renzi, nella sua Enews, attacca sul caso Genova: «Noi facciamo congressi aperti, lì se il candidato votato piace a Grillo bene, se no viene espulso».

Renzi, inoltre, prova a rinfrancarsi con i primi dati reali che arrivano dallo scrutinio dei circoli in cui si è già votato. Il trend generale lo vede sopra il 60%, anche se nell’Emilia rossa, dove gli iscritti sono ben 47.200, i dati – sia pure parzialissimi (si è votato in soli 9 circoli su 600) – parlano di Renzi sì in vantaggio, ma solo col 52,3%, Orlando subito dietro con il 44,6 ed Emiliano al lumicino (2,9).

IL VICE presidente della Camera, Roberto Giachetti, renziano di ferro, si sfoga con un collega in Transatlantico: «Il clima che vogliono creare certi mondi e salotti ben precisi pompa il M5S perché prepara, in antitesi, il terreno alla Grande coalizione e al ritorno alla Prima Repubblica attraverso il ritorno al proporzionale e ai partitini. Ecco perché penso che dobbiamo insistere col Mattarellum: meglio una legge elettorale maggioritaria, una proposta di governo chiara, a costo di finire anche all’opposizione, piuttosto che consegnarci alla palude come vogliono molti fuori (D’Alema, ndr) e dentro il Pd (Franceschini, ndr)».

Luca D’Alessandro, deputato di Ala molto vicino a Verdini, fa ragionamenti simili e allarga il discorso a Berlusconi: «Al Cavaliere, che pure dice di non volere il Mattarellum, proprio quel sistema potrebbe, invece, convenire. E al Pd come al centrodestra servirebbe per contenere l’avanzata dei grillini che, con candidati poco riconoscibili e modesti, perderebbero molti confronti, nei collegi. Io credo che se Renzi e Berlusconi si parlassero troverebbero la quadra, ma so che, fino alle primarie del Pd, non si muoverà foglia».
Allo stato è così. Ieri la prima commissione Affari costituzionali della Camera ha deciso l’ennesimo rinvio della discussione sulla legge elettorale, comunicando alla presidente Boldrini l’incapacità di rispettarne il calendario (lunedì prossimo in Aula).

L’IMPASSE preoccupa molto il Quirinale. Sergio Mattarella starebbe pensando non a gesti eclatanti (un messaggio alle Camere stile Napolitano), ma a intervenire ‘a modo suo’. Una moral suasion, la sua, un atteggiamento ‘classico’, cioè, che potrebbe, e presto, prendere la forma di richiesta di colloqui privati, ma non per questo meno istituzionali, con i leader dei principali partiti (Renzi, Berlusconi, Grillo). Obiettivo: chiedere loro chiarezza e tempi ragionevoli su una legge elettorale che, per il Colle, deve essere «compiuta, pienamente e perfettamente operativa» e «capace di dare forma alla democrazia», esercitando quel «ruolo maieutico» che, per l’attuale Capo dello Stato, spetta e spetterà al Parlamento.

NB: L’articolo è stato pubblicato sul Quotidiano Nazionale il 22 marzo 2017 a pagina 10