Legge elettorale. Mattarella pone i suoi paletti, in Parlamento qualcosa si muove, Renzi aspetta le primarie

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Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

Ettore Maria Colombo – ROMA

Una moral suasion esercitata sul Parlamento e, insieme, uno stop alle plausibili voglie di Matteo Renzi a correre alle elezioni anticipate non appena sarà re-incoronato leader del Pd il prossimo 30 aprile con le primarie. In buona sostanza il messaggio che il Colle ha inviato a Renzi suona così: “Serve una legge elettorale omogenea, valida e funzionante in entrambe le Camere. Si tratti di un aggiustamento tecnico o di una legge nuova, non spetta a me dirlo. Ma solo così chi lo vuole può ottenere il voto anticipato, altrimenti no”.

Renzi rispedisce le critiche al mittente, chiunque esso sia (“Il Pd – spiega ai suoi – non ha i numeri per approvare una nuova legge elettorale, tanto più al Senato, l’iter sarà lungo e non si può accollare a noi la responsabilità del ritardo”), ma certo è che anche l’ufficialità del comunicato del Colle ‘parla’ e ‘gela’ più il Pd, a tre giorni dalla celebrazione delle primarie, che altri partiti e schieramenti in campo, i quali – da FI a M5S – non a caso puntano il dito contro il fatto che “si perde tempo perché bisogna aspettare le primarie del Pd”.Con parole pesanti come macigni, Mattarella parla di “necessità e urgenza” di adempiere ai due “doveri” entrambi in capo “al Parlamento e ai gruppi parlamentari”: scrivere una nuova legge elettorale ed eleggere un giudice della Consulta, che attende di essere nominato (spetta, in quota, al centrodestra) da parte del Parlamento ormai da gennaio.

“Due sentenze non fanno una legge elettorale” ha spiegato, infatti, de visu Sergio Mattarella, ex giudice della Consulta, riferendosi alle due sentenze che hanno cassato prima, nel 2014, il Porcellum al Senato e poi l’Italicum alla Camera. Mattarella parlava ai due presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, convocati al Quirinale a ora di pranzo per un pranzo che doveva restare riservato e a cui, invece, proprio il Colle ha voluto dare il crisma dell’ufficialità con un formale comunicato stampa finale. Boldrini e Grasso ne hanno dedotto, giustamente, che il Capo dello Stato è “determinato e pronto a usare tutte le sue prerogative”, compresa l’Arma Fine di Mondo, il messaggio ufficiale alle Camere.

Le sonnacchiose acque della politica si increspano subito. La Boldrini, alla fine della conferenza dei capigruppo, può incassare un primo risultato: l’esame dei 30 testi di legge sulla riforma elettorale, che si trascina stancamente in seno alla prima commissione Affari costituzionali, finirà entro il 29 maggio, quando si andrà dritti in Aula per il voto finale mentre il presidente della Prima commissione Affari costituzionali, il civico Mazziotti di Celso si spinge molto in là con l’ottimismo, sostenendo che “entro la prossima settimana ci sarà un testo base” (cosa difficile). Tutti i partiti plaudono, a parole, alle parole di Mattarella, ma il punto è trovare una maggioranza per una riforma elettorale che, ad oggi, non c’è. Per dire, l’M5S rilancia il Legalicum, FI attacca il Pd, la Lega apre al Provincellum, Mdp continua a dire No ai capolista bloccati, Ncd vuole il premio alla coalizione e via così.

Il Pd ha avanzato una proposta, a prima firma Fiano, che prevede il premio alla lista e una soglia di sbarramento unica al 5%, ma anche quei collegi uninominali che nessuno, in realtà, vuole perché tutti vogliono tenersi i capolista bloccati. E dunque? Il Pd di Renzi aveva trovato l’escamotage tecnico: “si vota con i due sistemi attuali, perfettamente compatibili” e si fa “un decreto legge del governo per fare prima”. Ecco, dal Colle fanno sapere che sia l’una che l’altra via sono precluse: le due leggi non collimano, il decreto non si può fare. Se vuole votare prima della scadenza naturale della legislatura, cioè a ottobre o novembre, Renzi deve trovare i numeri per fare una nuova legge. Con i voti di chi (FI? M5S?) sarà oggetto di dibattito da oggi, per ora il Colle ha fissato i suoi inderogabili paletti.

NB: L’articolo è stato pubblicato il 27 aprile su Quotidiano Nazionale.