Ultima ora. Le novità del ‘Tedeschellum’. Meno collegi, ma dalla vittoria sicura. Via i capolista bloccati, no al voto disgiunto

 

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L’aula di palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

La legge elettorale in via di approvazione nella I commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati è un vero work in progress e il sistema indicato – una sorta di ‘ital-tedesco’ o ‘Tedeschellum’ . cambia volto di ora in ora. Per un inquadramento generale della legge proposta (emendamento Fiano), dei paragoni con il ‘vero’ sistema tedesco e dei tempi verso un possibile voto anticipato rimandiamo a articoli precedenti  (NEW! Cos’è il ‘Tedeschellum’ e come funziona, le modifiche in discussione. Ma anche cos’è il ‘vero’ sistema tedesco e la corsa verso il voto anticipato. Un dossier sulla nuova legge elettorale sempre reperibile sul mio blog http://www.ettorecolombo.com ).

No alle preferenze, no al voto disgiunto in unica scheda, no a schede distinte per votare i candidati nei collegi e nella quota proporzionale, via i capolista bloccati, meno collegi uninominali ma dall’attribuzione sicura e che non saranno secondi a nessuno, tantomeno ai capolista bloccati e la cui vittoria sancirà in ogni caso l’elezione. L’accordo Pd-M5s-Fi-Lega regge alla prova di voti in commissione Affari costituzionali della Camera e blinda i contenuti del nuovo “Germanichellum”. In commissione sono stati respinti uno via l’altro tutti gli emendamenti più qualificanti presentati da centristi, Mdp, Si, Fdi per correggere l’intesa raggiunta fra le quattro principali forze parlamentari. “M5s – ha messo in particolare agli atti prima del voto contrario sul voto disgiunto Danilo Toninelli- è a favore del voto disgiunto. Ma tiene conto e rispetta gli equilibri politici necessari per realizzare la riforma elettorale”.

Il nuovo numero dei collegi: saranno meno, ma dalla sicura elezione.

Sempre con i voti di Pd-M5s-Fi-Lega la commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato l’emendamento Pd a prima firma Alan Ferrari (FI) che fissa il rapporto fra proporzionale e maggioritario in 60%-40% a favore della quota proporzionale. L’emendamento riduce infatti, per la Camera, da 303 a 225 (-78) i collegi uninominali (a cui vanno aggiunti quello della Val d’Aosta e gli otto del Trentino Alto Adige già previsti nella prima versione per un totale di 234) che saranno assegnati con il maggioritario, facendoli coincidere con quelli stabiliti dalla legge Mattarella per il Senato, mentre i collegi assegnati coi listini bloccati diventano 381 (+78(. D’altra parte, i collegi uninominali del Senato passano da 151 a 112 (-38), quindi i collegi assegnati con i listini bloccati passano da 150 a 188 (+38). L’emendamento fissa anche in 28 il numero delle circoscrizioni elettorali proporzionali: inizialmente erano 26, poi diventate 29 (vuol dire che la Lombardia ne ha 4, Piemonte, Veneto, Lazio e Sicilia 2). Contro hanno votato Ap, Mdp, Fdi, Civici e Innovatori. I candidati dei listini proporzionali potranno essere dai 2 ai 6 per ogni circoscrizione e non ci si potrà presentare in più di un collegio unimoninale e un listino.

Il motivo della diminuzione dei collegi deriva dalla necessità di superare il problema dei collegi sovranumerari (un vincitore di un collegio potrebbe non essere eletto). A favore dell’emendamento hanno votato Pd, Fi, M5s e Lega mentre contro si sono espressi Mdp, Ap, Des-Cd, Ci, Direzione Italia e Alternativa Libera. Questi ultimi si sono in particolare scagliati sul fatto che l’emendamento definisce i collegi uninominali. L’emendamento Ferrari, infatti, da una delega al governo di ben 12 mesi per disegnare i collegi (la delega in genere è di 30-45 giorni), ma come norma di chiusura prescrive che se si va a votare prima della definizione dei nuovi collegi, si adottano quelli usati per il Senato con il Mattarellum tra il 1994 e il 2001. I piccoli partiti sottolineano che questi collegi furono disegnati nel 1993, sulla base del censimento del 1991, con dati demografici diversi dagli attuali. L’emendamento Ferrari non tocca invece i collegi uninominali maggioritari di Valle d’Aosta (1) e Trentino Alto Adige (8 più tre seggi di recupero proporzionale).

In pratica, se un partito – il Pd, mettiamo – ha diritto, in una circoscrizione, a 20 seggi, nella versione iniziale scattava per primo il capolista bloccato, dopo i vincitori dei collegi, dopo si pescava nel listino, infine tra i migliori perdenti dei collegi  causando il rischio che un vincente in un collegio perdesse il posto a scapito del primo del listino. Ora, invece, scattano prima tutti i vincitori dei collegi e solo una volta esauriti questi si pesca nei listini bloccati collegati, rispetto ai quali di segue l’ordine di presentazione (da due a sei nomi massimo per circoscrizione). 

La legge elettorale fa dunque un deciso balzo in avanti verso l’approvazione di un testo largamente condiviso, ma rimane aperto il fronte polemico. “Sulla definizione dei collegi uninominali si rischia l’imbroglio”, ha tuonato il deputato e capogruppo di Ap in commissione Affari costituzionali, Dore Misuraca, “la proposta del relatore prende come modello, infatti, quanto previsto dal Mattarellum del 1993, i cui collegi furono definiti sulla base del censimento del 1991. Ovvero ventisei anni fa. Nel frattempo si sono svolti due nuovi censimenti, nel 2001 e nel 2011, che hanno determinato forti cambiamenti demografici, specie in alcuni territori. Rischia di essere falsata tutta la competizione”.

Ripetita iuvant. Come funziona il sistema tedesco “all’italiana”. 

Il sistema studiato dal relatore Fiano (FI) per dar seguito all’intesa politica sul modello tedesco tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord è un sistema elettorale che ha molte differenze con il sistema elettorale usato in Germania.

È un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. La ripartizione dei seggi tra le forze politiche avviene su base nazionale per la Camera e su base regionale al Senato, come richiesto dalla Costituzione. Ma sia per Montecitorio che per Palazzo Madama l’esclusione delle liste dal riparto dei seggi è fatta a livello nazionale.

E fino a qui il ‘germanichellum’ è un semplice sistema proporzionale simile a quello della  Germania. Le differenze con il sistema tedesco arrivano quando si tratta di scegliere i singoli deputati o senatori eletti.

In ogni collegio ci saranno i candidati uninominali e in ogni circoscrizione (che raccoglie decine di collegi, in proporzione alla popolazione) i listini bloccati ma corti (2-6 nomi).

Nel sistema tedesco, i candidati dell’uninominale hanno il posto garantito in Parlamento, a prescindere dal voto della parte proporzionale. Per garantirlo, il Bundestag non ha un numero fisso di deputati, ma può variare di qualche unità (cd. seggi ‘sovranumerari’).

In Italia invece il numero di parlamentari è fissato dalla Costituzione, quindi si è dovuto trovare un meccanismo per contemperare le due esigenze.

Prima dell’accordo raggiunto oggi, i candidati ‘vincenti’ nei collegi uninominali entravano in competizione tra di loro per formare una lista – dal più votato al meno votato – da cui erano scelti il numero di parlamentari a cui quel partito aveva diritto. L’effetto di questo sistema è che i vincitori di alcuni collegi uninominalo potevano essere esclusi dal Parlamento, di fatto togliendo senso al sistema dei collegi uninominali, perché su tutti loro aveva garantita la priorità di elezione il capolista del listino bloccato.

Secondo l’intesa raggiunta oggi questo problema viene risolto riducendo il numero di collegi uninominali per evitare questo effetto distorsivo sull’uninominale e al tempo stesso togliendo al capolista del listino la priorità di elezione. Per fare questo, però, il numero dei collegi uninominali diminuisce e il numero degli eletti nei listini cresce…

L’altra grande differenza con il sistema tedesco è il divieto di voto disgiunto, ovvero la possibilità di scegliere un candidato nel collegio uninominale diverso dal partito scelto per la parte proporzionale. In Germania è consentito ed è un elemento che dà valore maggioritario ai collegi uninominali, mentre in Italia sarà escluso, depotenziando le possibilità di scelta dell’elettore. Secondo i critici, in questo modo si rafforza il potere dei partiti e in particolare di quelli più grandi, che possono contare sull’effetto ‘voto utile’.

NB: L’articolo è stato scritto in forma originale per questo blog il 4 giugno 2017. 

 

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