Legge elettorale. NEW! Come funziona il “Mattarellum rovesciato” o “Rosatellum bis” e il punto politico sulle trattative Pd-FI vicine all’accordo

Renzi e Guerini

Matteo Renzi e Lorenzo Guerini alla Camera

  1. UN PICCOLO VADEMECUM. COS’E’ IL “MATTARELLUM ROVESCIATO”

Il nuovo testo di legge elettorale che il Pd, attraverso il relatore Fiano, presenterà domani in commissione Affari costituzionali della Camera si può definire un “Mattarellum rovesciato” perché prevede l’assegnazione dei seggi in proporzione quasi esattamente rovesciata rispetto al Mattarellum (75% di collegi maggioritari e 25% di recupero proporzionale): in questo caso il 64% dei seggi sarebbe attribuito con metodo proporzionale e il 36% in collegi maggioritari a turno unico (la proporzione, a seconda di come si calcolano i seggi attribuiti alla circoscrizione del Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta, collegi uninominali maggioritari per forza di Costituzione, può essere valutata in 37% di maggioritario e 63% di proporzionale). Viene anche detto ‘Rosatellum 2.0’ perché una prima versione di un sistema mix tra maggioritario e proporzionale (50% per ognuna delle due parti) era stata presentata, a maggio scorso, dal capogruppo dem alla Camera dei Deputati, Ettore Rosato.

Il nuovo sistema prevede la possibilità di stringere coalizioni ma non l’indicazione del capo coalizione. La scheda è unica. Non è ammesso lo scorporo degli eletti nella quota maggioritaria da quelli della quota proporzionale né il voto disgiunto (non si può votare il candidato nel collegio di un partito e il partito di un altra coalizione). Camera e Senato vengono suddivisi in 28 circoscrizioni  per la Camera e 20 per il Senato (pari alle regioni) e circa 70 (al massimo 77) collegi plurinominali all’interno dei quali vi saranno i collegi uninominali. La definizione delle circoscrizioni è importante per il recupero dei resti, su base nazionale, una volta superato lo sbarramento al 3%. Le coalizioni saranno possibili solo su base nazionale. La Camera (630 seggi) è così divisa: 232 collegi uninominali (231 quelli indicati da Fiano più uno in Valle d’Aosta) dove il primo arrivato prende il collegio, e 386 collegi plurinominali dove l’elenco degli eletti si calcola con metodo perfettamente proporzionale e si basa su liste bloccate corte di 2-4 nomi (probabile, se non certa, l’alternanza di genere uomo-donna), più i 12 collegi all’Estero (eletti sempre con sistema proporzionale).

Il Senato (315 seggi elettivi) avrebbe 116 collegi uninominali (115 più uno della Valle d’Aosta, 193 collegi plurinominali (sempre su liste bloccate corte di 2-4 nomi) e i 6 collegi all’Estero per un totale di 315 seggi elettivi (gli altri sono senatori a vita). Lo sbarramento nazionale è fissato in entrambe le Camere al 3% dei voti sempre e solo per la quota proporzionale mentre nei collegi il primo che vince prende tutto. Naturalmente i voti ai partiti che non superano il 3% vengono redistribuiti tra quelli che superano la soglia di sbarramento nella parte proporzionale, dando loro seggi in più.

Ma come avverrebbe il voto? Su un’unica scheda sarebbe indicato il candidato del partito e/o coalizione da votare nel collegio uninominale e, sotto o al suo fianco, i nomi dei partiti o partito che lo sostengono nella parte proporzionale: il voto al candidato nel collegio deve essere ‘rafforzato’, se si vuole votare il partito collegato, dal voto al partito mentre il voto al partito trascina il voto al candidato del collegio. Dunque, barrando il simbolo del partito, il voto andrà contemporaneamente al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Se invece l’elettore barrerà solo il nome del candidato nel collegio uninominale, e non quello del partito o di uno dei partiti che lo sostengono, verrà meno la sua scelta per la parte proporzionale. Ne consegue che la somma dei voti per i collegi uninominali e quella della parte proporzionale potranno differire.

Non  sono previsti premi di maggioranza espliciti, ma chi conquista molti collegi godrebbe di una sorta di premio di maggioranza ‘implicito’, specie se forma una coalizione: conquistare molti seggi nei collegi può favorire (anche se non impone, perché i partiti di una coalizione elettorale potrebbero separarsi subito dopo il voto) la nascita di maggioranze parlamentari più stabili.


 

2. Legge elettorale, l’ultimo azzardo del Pd. Berlusconi sempre più tentato. 

Ettore Maria Colombo – ROMA

“E’ un azzardo, ma ci proviamo. Se non va in porto neanche questo tentativo vorrà dire che si voterà con le leggi attuali, ma nessuno potrà dire che il Pd ci non ha provato fino all’ultimo”. Così, dal Nazareno, si parla dell’ultimo ritrovato, in fatto di legge elettorale, di casa dem: il Fianum 2.0, dal cognome del relatore Fiano che presenterà domani il nuovo testo in commissione Affari costituzionali per cercare di approvarlo in pochi giorni e non perdere l’ultimo treno utile, il contingentamento dei tempi in Aula, che scade a fine mese. Il “Mattarellum rovesciato” ribalta le proporzioni della legge che porta la firma di Sergio Mattarella: prevede il 36% di collegi maggioritari unininominali e il 64% di collegi plurinominali, cioè di eletti con metodo proporzionale.

I renziani sono tutti convinti di farcela e di portare il nuovo testo base a dama e Renzi stesso ha chiesto loro di “provarci davvero”. Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria ci lavora da giorni e ora dice: “Abbiamo messo in campo una proposta per sbloccare l’impasse. Serve un accordo ampio, è ovvio, ma la traccia è chiara: un impianto proporzionale con una quota maggioritaria che noi avremmo preferito più ampia, ma che abbiamo ridotto per venire incontro alle esigenze degli altri (leggi FI, ndr.). Spero che tutti quelli che chiedevano a gran voce una nuova legge elettorale ora siano conseguenti (leggi Mdp, ndr.)”, sapendo che non lo saranno. Ma anche sapendo che – come dicono al Nazareno – noi rischiamo di non avercela, la coalizione, se non stacchiamo Pisapia da Mdp e Calenda e altri centristi da Alfano. Ma vale la pena rischiare”. Dario Parrini, renziano esperto di sistemi elettorali, ritiene che “è una proposta seria: favorisce la governabilità in modo equilibrato e va incontro alle esigenze di un largo arco di forze politiche”.

Il problema, dunque, sono ‘gli altri’. I contrari si fa presto a dirli: M5S (“Proposta oscena”) e Mdp (“Il Pd butta la palla in tribuna”) mentre Pisapia nicchia: di nuovo in rapporti tesi con i suoi alleati (Bersani e D’Alema), incrocia le lame con il capogruppo dem, Rosato, che gli chiede “uno scatto di coraggio”, come già Orlando, ma non chiude: “noi siamo per un legge che fornisca governabilità, rappresentanza, possibilità di scegliere i candidati”. A Lega e Fratelli d’Italia, assenti perché stanno disertando le aule, il nuovo testo del Pd non dispiace: incentiva le coalizioni e non li obbliga al ‘listone’ con FI. Ap apprezza “l’apertura di dialogo”: del resto, lo sbarramento al 3% è quanto di meglio potessero avere (e anche per Pisapia, in realtà). Il busillis resta Forza Italia: negli azzurri del Sud, timorosi di perdere i seggi nei collegi per mano di M5S e Pd, la proposta non è ben vista e Berlusconi è ostile, da sempre, ai collegi e al maggioritario. Eppure, la quota alta di parte proporzionale presente nella proposta Fiano, con le liste bloccate, ma anche di collegi dove vince solo il primo, gli garantirebbero il ferreo controllo sugli eletti (come pure al Pd). Non a caso Denis Verdini, in via di riavvicinamento al Cavaliere, ad amici dice: “ora bisogna convincere Silvio, ma si può fare. Con questa legge evita il listone, fa il pieno dei voti e si frega l’M5S”. E ieri sera il Cavaliere avrebbe dato il via libera all’accordo che, a questo punto, registra la contrarietà solo di Mdp, Fratelli d’Italia e dell’M5S mentre gode del favore di Pd, FI, Ap e di altre piccole formazioni centriste e autonomiste, compresa l’Svp. L’altro ieri, però, Renzi frenava: “Non so se ci sarà una proposta di legge condivisa, so solo che gli altri partiti stanno facendo solo melina, vedremo”. Certo è che i collegi e le coalizioni sono la carta vincente di centrodestra e centrosinistra mentre i Cinquestelle non avrebbero altrettanta fortuna: i collegi – e, dunque, un consistente premio di maggioranza sotto forma di collegi uninominali vinti (circa 100 su 231 alla Camera) potrebbe arridere e aiutare il miglior piazzato.

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2017 a pagina 10 del Quotidiano Nazionale.

 

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