La norma salva Verdini è una bufala. Non salva né lui né Alfano ma solo peones. Il bizzarro mondo degli eletti all’Estero

verdini
Il senatore Denis Verdini, leader di Ala

 

Ettore Maria Colombo – ROMA
Il Rosatellum si porta con sé il cambiamento delle norme per gli eletti all’Estero non nel senso che cambia il sistema di elezione, che resta un proporzionale puro che si basa sulle preferenze, ma nel senso che cambia la possibilità che ora avranno anche i cittadini italiani residenti in Italia, e non solo quelli residenti all’Estero, di potersi candidare nelle cinque circoscrizioni estere (America del Sud, del Nord, Europa, Africa-Asia-Oceania). Vuol dire che non solo gli iscritti nel registro degli italiani residenti all’Estero (L’Aire in sigla) potranno candidarsi ed essere eletti nei 12 collegi della Camera e nei 6 del Senato, ma anche cittadini italiani che hanno la residenza in Italia e che, magari, lavorano all’Estero. L’esempio più classico è quello di personalità illustri nel campo della scienza (ricercatori, scienziati, astronauti) o della cultura (professori universitari, scrittori, attori, artisti, etc.) che hanno ancora radici nel nostro Paese ma ormai vivono nel loro Altrove. Al di là del fatto che la ormai nota legge Tremaglia (ex senatore di An, da anni defunto) che ha istituito in Italia il sistema e i collegi degli eletti all’Estero non ha mai dato buona prova di sé producendo, di fatto, solo emeriti sconosciuti in gita gratis nei Palazzi italici, macchiette ormai immortali (Razzi), campioni del trasformismo (Pallaro e molti altri), malavitosi matricolati (De Gregorio), oltre che transfughi di ogni schieramento (tutti i citati messi assieme più molti altri), la legge c’è, resterà (c’è in tutti i Paesi europei) perché i voti dei tre milioni e mezzo di italiani residenti all’Estero fanno gola a tutti.  Tanto vale, dunque, cercare di scriverla al meglio, affinarla, evitare buchi ed equivoci.
Ma di una tale – semplice e peraltro sacrosanta – norma, ieri, si è parlato molto perché è stata ribattezzata, dalle opposizioni (M5S, soprattutto, ma anche Mdp) ‘salva-Verdini’. Peccato che non servirà comunque a salvare il senatore Denis Verdini e che, soprattutto, fa sapere ai giornalisti lo stesso Verdini, “io non la userò mai perché non mi candiderò alle prossime elezioni politiche né in Italia né, tantomeno, all’estero”. Il ‘caso’ scoppia in mattinata quando giornali che conducono, di fatto, una forsennata campagna di stampa contro la nuova legge elettorale, il Rosatellum, e – da tempo – contro il ‘connubio’ Renzi-Berrlusconi (con Verdini come onesto sensale dell’innamoramento e del patto tra i due), Il Fatto quotidiano e Repubblica, pubblicano il presunto scoop. Un emendamento, a prima firma Maurizio Lupi (Ap) e sottoscritto dal Pd, avrebbe ‘congeniato’ un testo ad hoc per aiutare Verdini, sotto processo per diversi reati in Italia, a sfuggire alla giustizia: è il comma 2, lettera B, dell’art. 5 del Rostellum e ieri  è stato votato in via definitiva dall’Aula, peraltro a voto palese (gli artt .4 e 5 non prevedevano voti segreti e, dunque, su di essi non era stata messa la fiducia dal governo). Scandalo, urla dei grillini e di Mpd, accuse violente e vibranti in Aula e fuori, in piazza: “Che schifo!! Avete salvato Verdini!”.  Poi, dopo l’intervento in Aula della deputata – molto amica di Verdini – Daniela Santanché (FI, ieri Pdl, berlusconiana di ferro) che in pratica ha dato dei cretini a grillini e Mdp (“Non avete capito nulla, Verdini non c’entra, quella norma è fatta per salvare Alfano!”), i sospetti e gli strali delle opposizioni si sono rivolti contro l’attuale ministro degli Esteri e leader di Ap (Lupi, presentatore dell’emendamento, è il capogruppo del suo partito).  Alfano, considerato un ‘appestato’ da Berlusconi, che non lo rivuole con sé, anche perché Salvini rischia di rompere l’alleanza di centrodestra solo se ne scorgesse il nome sulla scheda, ma anche nel centrosinistra, dove dei moderati vogliono i voti ma non le facce, sarebbe dunque catapultato in una circoscrizione Estero per farsi eleggere lì senza clamori, lontano dai riflettori. Peccato che anche questa ricostruzione sia del tutto falsa.
Ma cosa prevede la norma? “Un banale principio di reciprocità –spiega il relatore della legge, Emanuele Fiano (Pd) – in base al quale, a differenza delle norme previste finora, i cittadini italiani residenti in Italia potranno essere eletti all’Estero e i cittadini italiani residenti all’Estero potranno esserlo in patria. Inoltre, per Verdini – continua Fiano – come per qualsiasi cittadino italiano residente in Italia valgono sempre le norme della legge Severino”. Traduzione: un condannato, anche solo in primo grado di giudizio, diventa automaticamente incandidabile o, se viene eletto, decade come fu per Berlusconi perché è sempre la Camera di appartenenza a decidere, non certo gli italiani all’Estero.
Dove nasce, allora, lo scandalo? Da una senatrice eletta in Sud America e iscritta al gruppo del Pd Renata Bueno: ha sollevato il polverone perché la norma, nella sua prima versione, riduceva da 10 a 5 gli anni previsti per potersi candidare alle Politiche italiane in una circoscrizione all’Estero “qualora si sia ricoperta una carica di consigliere comunale negli anni precedenti al voto”. La norma, più che ‘salva-Verdini’, era cioè una norma ‘ammazza-Bueno’ (e anche ‘ammazza-Zin’, un altro eletto all’Estero iscritto al Pd): i due parlamentari, infatti, non si sarebbero potuti ricandidare perché sono stati entrambi consiglieri comunali in Italia negli ultimi dieci anni (non si capisce poi come, essendo eletti e residenti all’Estero…). Ma la ‘sanatoria’ delle loro posizioni periclitanti è stata fatta in Aula: il comitato dei Nove ha riportato da 10 a 5 il limite stabilito. Dunque, con Bueno (e Zin) accontentati e Verdini che non si candida (così dice lui), nulla quaestio? Dipende. Come si è detto,i partiti i voti (e i seggi) degli eletti all’Estero fanno gola, ma nelle circoscrizioni Estere, risultano sempre e solo eletti peones che viaggiano a colpi di 50-60 mila preferenze. Perché tanti sono i voti che servono per essere eletti all’Estero. Voti che nessun big italiano avrà mai. Non solo, ovviamente, né Verdini né Alfano, ma anche leader come Grillo, Renzi, Berlusconi, in una qualasiasi circoscrizione
NB: L’articolo è pubblicato a pagina 4 del Quotidiano Nazionale il 13 ottobre 2017
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Autore: Ettore Maria Colombo

"Non ho una vocazione narrativa. Scrivo, che è cosa diversa". (Ennio Flaiano) Alcune motivazioni ideali. Scrivo, pur senza avere una vera e profonda vocazione narrativa. Faccio il giornalista, nel tentativo di cercare di far capire prima di tutto a me stesso, oltre che agli altri, quello che succede sotto sopra o davanti i miei occhi nei Palazzi della Politica romana e nazionale. Non so far altro, anche se studiai nella vana ambizione di scriver libri e insegnare ai giovani storia contemporanea e nell'altrettanto vana speranza di trasmettere loro brandelli dell'ardore e del desiderio di cambiamento delle generazioni precedenti alle mie e che molto contribuirono a modellare il mondo. Ecco perché spero d'insegnare, prima o poi, da qualche parte. Storia, ripeto, non giornalismo, per carità. Quello non riesco a praticarlo con profitto neppure io. Infatti, non credo vedrò mai la pensione e anche solo il pensarlo è ben triste perché vuol dire cominciare seriamente a invecchiare. Alcuni cenni professionali. Dopo la maturità classica a Termoli (CB), voto 57/60, e la laurea in Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1986-1994, Storia contemporanea, voto 110/110 con lode accademica), ho iniziato la mia attività professionale all'IFG (Scuola di Giornalismo 'Carlo De Martino') di Milano, dove ho conseguito il praticantato e l'abilitazione all'esame professionale frequentando il X biennio dell'Ifg (1995-1997). Ho iniziato a scrivere sulle pagine milanesi di un quotidiano di partito (l'allora PRC), Liberazione, sono stato assunto, per la prima volta, al settimanale Diario (all'inizio inserto dell'Unità, poi settimanale autonomo), diretto da Enrico Deaglio, dal 1998 al 2000. Sono passato (e mi sono dimesso dopo tre mesi) da Libero, quotidiano, fondato da Vittorio Feltri e dopo altre esperienze (il sito di politica 'Polix' del gruppo Seat-Tin.it), mi sono trasferito a Roma nel 2002. Nella Capitale, ho realizzato il mio, sogno: diventare e fare il giornalista politico. Ho iniziato, nel 2002, al quotidiano di partito della Margherita, Europa, poi ho lavorato per molti anni e con diverse qualifiche professionali (contratti a termine, collaborazione, assunzione, etc.) al quotidiano Il Riformista, fondato e diretto da Antonio Polito, dal 2004 al 2010, ma con diverse interruzioni. Ho lavorato anche, contemporaneamente, per il settimanale del non profit Vita, diretto da Riccardo Bonacina, come corrispondente, e per altri giornali (Puntocom, L'Opinione) e/o diversi siti Internet (Lettera43.it, Vita.it). Dal 2011 al 2013 ho lavorato, come collaboratore esterno ma 'fisso', per il quotidiano principale di Roma, Il Messaggero, poi per il sito Huffington Post di Lucia Annunziata. Dal febbraio del 2014 lavoro x QN (Quotidiano Nazionale: Resto del Carlino-Nazione-Giorno) seguendo sempre le vicende della politica italiana dall'interno dei suoi Palazzi. Ho, in questi anni, lavorato per QN con diverse condizioni contrattuali: prima come collaboratore fisso, da Roma, poi come redattore ordinario nella redazione di Bologna, di nuovo come collaboratore fisso dalla redazione romana di QN, dove mi trovo ora. Ho collaborato, in questi anni, con le testate on-line Vita.it, Pagina99.it, Lettera43.it, etc. Ho scritto per la rivista Il Toscano, per le pagine culturali di Libero, per riviste dell'associazionismo cattolico (Traguardi sociali dell'Mcl) e per il settimanale Panorama. Ho scritto due libri. La biografia di Pierluigi Bersani (Editori Riuniti, 2013) e, con altri tre colleghi (De Angelis - Lavia - Mauro), l'istant book 'La volta buona' (Editori Riuniti, 2014) sull'ascesa al potere di Matteo Renzi. Ho in mente altri progetti editoriali. Alcuni cenni personali. Sul piano personale, dopo diciotto anni (i primi: '68-'86) vissuti in Molise, dove sono nato, a Termoli (Cb), e dove mi sono formato frequentando le scuole elementari, medie e superiori (liceo Classico 'Gennaro Perrotta') e altri venti vissuti a Milano (1986-1996), qualche anno a girovagare per l'Italia (Milano-Roma, Termoli-Milano, Termoli-Roma), ormai dal 2002 vivo a Roma, ma a partire dal 2015 passo dei periodi di lavoro a Bologna. A Roma, ho vissuto prima in via del Babuino 70, davanti la statua medesima), dal 2002 al 2006. Dal 2008 vivo in via del Governo Vecchio (piazza Navona/piazza dell'Orologio). Ho convissuto prima con Stella Prudente (collega, amica e room mate), dal 2008 a ora con Federica Mango (collega di Rainews24, 'ma anche' fidanzata e poi donna della vita). Avevo due genitori che vivevano in Molise (mio padre è morto) e qualche amico (pochi). Sono molto alto, molto grasso e poco coordinato, ma, da ragazzo, ho giocato con profitto a basket (serie Promozione), scherma (specialità Fioretto, diverse medaglie ai Giochi della Gioventù) , rugby e calcio (male), di recente ho fatto corsi di pre-pugilistica. Tifo per l'Inter FC e, ovviamente, per la Nazionale Italiana di Calcio e negli altri sport. Non guido la macchina né motociclette, non vado in bici, mi muovo soltanto a piedi. Il mio nome per esteso è Ettore Maria Colombo (al 'Maria' ci tengo: sono nato il giorno della Madonna di Lourdes), la sigla è 'E. Co.', i miei pseudonimi preferiti sono stati tre: Enrico Colorni, Emanuele Costanti e Ulisse Sciarretta. La mia sigla abbreviata è 'EMC'.