Caso Visco, Renzi tira dritto e insiste: “Tutti sapevano e comunque io sto con i risparmiatori, non con le banche”

renzi sul treno

Il segretario dem Matteo Renzi sul treno

Ettore Maria Colombo – Roma

“Il Pd è un partito di sinistra – dice, secco, il leader Matteo Renzi, ospite della trasmissione di Lilli Gruber su La 7, Otto e mezzo – e se deve scegliere tra stare dalla parte di governatori e banchieri o dei risparmiatori e del ceto medio, starà sempre con questi ultimi”. Sta in questa frase la chiave di volta per capire come Renzi intende affrontare la campagna elettorale che sta per aprirsi. “Matteo – spiega un alto dirigente del Nazareno – ha deciso che i voti li dobbiamo strappare a grillini e leghisti. Ai partiti ‘popolari’, non alle elites. La gente si deve ricordare che noi stiamo dalla loro parte, coi risparmiatori, non coi banchieri che li hanno fatto fallire”. Ecco perché – come spiega in serata il leader del Pd ai suoi, dopo aver registrato una puntata nello studio della Gruber – “non solo non mi tiro indietro, ma rilancio. Pensano di impedirmi di tornare al governo, si sbagliano. Piuttosto non ci torno. Sono nato rottamatore: io rompo, non medio”. E la rottura conclamata con Gentiloni e con Mattarella? “Ricuciremo, vedrete, con tutti”. In più, alcuni renziani lasciano correre l’illazione che Gentiloni e Mattarella ‘sapevano’.

A latere, ma grosse come grattacieli, restano in piedi le macerie. L’attacco a Visco che Renzi giudica “non una lesa maestà”. E le reazioni di chi si è schierato a difesa del governatore: quasi tutti, ma non Silvio Berlusconi, cosa di cui Renzi si compiace non poco. E resta in piedi anche un busillis che appassiona tutti i retroscena. Quello da “Dieci piccoli indiani”: chi sapeva, ed è complice, del tentativo di assassinio (politico) di Visco dai vertice di BankItalia? Renzi non ha dubbi: “Il governo non era solo informato, a partire da Gentiloni”, dice a QN, “ma era d’accordo”. Da palazzo Chigi arriva subito, di mattina, una, gelida, freddissima, nota di smentita che nega le “ricostruzioni di vario segno uscite oggi sui giornali”. Una nota stile “respingete gli attacchi da qualunque parte provengano” come il comunicato del maresciallo Badoglio l’infausto 8 settembre 1943.

Chi è stato, dunque, non a ordine (Renzi) ma avallare il delitto? E la Boschi ha davvero fatto tutto da sola con la sua gelida manina? “Scaricano tutto su Maria Elena – ribolle Renzi con i suoi – perché fa gioco addossarci le colpe per Banca Etruria, una piccola banca, ma nessuno parla delle popolari venete che hanno gettato sul lastrico migliaia di risparmiatori”. E pubblicamente rincara la dose: “Stiamo discutendo da 48 ore di una cosa su cui tutti erano informati, da Rosato alla Finocchiaro”, sibila Renzi a La 7. E così è servita pure la Finocchiaro, che si diceva “indignata e furibonda”: “Anna si è chiusa in stanza per ore con Rosato per limare la mozione” è la versione di Renzi, stanco delle “veline altrui”. Gentiloni –aggiunge poi – mi ha chiamato martedì pomeriggio per dirmi che c’erano dei punti da cambiare e noi l’abbiamo cambiata”. Vero, i cronisti sul treno del leader lo avevano capito: quando il viaggio per l’Italia di Renzi, il primo giorno, aveva fatto tappa a Civita Castellana, il leader dem si era appartato al telefono con Gentiloni. Telefonate e ore drammatiche, L’intervento del sottosegretario Baretta che, in Aula della Camera, ci mette una pezza a colori e ‘smussa’ la virulenza della mozione, serve a poco. Gentiloni si sente tradito e offeso, dalla Boschi – che lo ha tenuto all’oscuro di tutto – come da Renzi. Lo stesso Rosato, cui spetta di argomentare nell’ufficio di presidenza del gruppo, mentre la minoranza di Orlando ribolle e schiuma rabbia, viene descritto come “molto provato”. Alcuni sostengono che neppure alcuni fidatissimi uomini di Renzi nel Pd sapessero. Ed è vero. Fino al giorno prima, lunedì, nessuno ne sapeva niente, della mozione, tranne tre persone: Renzi, Boschi e Lotti (più Bonifazi), cioè un ex premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e un ministro del governo Gentiloni. Gentiloni ha saputo tutto martedì. Persino Rosato è dovuto scendere dal treno di Renzi di corsa per avallarla prima dentro l’ufficio di presidenza del gruppo Pd, poi in Aula. Certo è che a difendere Renzi restano in pochissimi, oltre ai suoi: Franceschini, negli Usa, tace, Orlando attacca duro, altri pure, solo Orfini si ri-schiera a sua difesa. E Lorenzo Guerini che dice: “Il Pd ha solo chiesto una valutazione libera di quanto è successo. Nessun attacco all’autonomia di BankItalia, ma nessun timore nel dare giudizi”. Parole misurate, diplomatiche ma la tempesta resta. Renzi tirerà dritto, anche se Gentiloni confermasse Visco: “Non la vivrei come una sconfitta”, assicura, ma crede che così proprio non sarà.

NB: L’articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2017 sul Quotidiano Nazionale a pag. 4

 

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