BankItalia. Il toto-nomi per il dopo Visco e la “tensione continua” tra Colle, palazzo Chigi e Nazareno

mattarella

Sergio Mattarella, XII presidente della Repubblica italiana

NB: Questo articolo è stato scritto sabato scorso 21 ottobre e pubblicato domenica 22 quindi NON tiene conto delle parole di Matteo Renzi dalla Annunziata e delle polemiche che ne sono seguite, come ad esempio quella tra Renzi stesso e la Boldrini. 

Ettore Maria Colombo – ROMA

La nomina del nuovo governatore di Bankitalia arriverà al termine di un percorso “rigoroso” e “nel pieno rispetto delle prerogative e dell’autonomia” dell’Istituto. Una linea “pienamente condivisa” tra Quirinale e palazzo Chigi. Queste parole – ferme, per quanto di circostanza – arrivano da autorevoli fonti di entrambi i due Palazzi, che hanno in mano il boccino della nomina del nuovo governatore. Nomina che, dal 2006 (crack di Banca Italia a causa della rovinosa gestione di Fazio e riforma dell’istituto, da allora non più nominato ‘a vita’, come i Papi), spetta ai due organi: il governo, su suggerimento del ministro del Tesoro e dopo una rosa proposta dall’Istituto stesso, propone e il Colle, dopo aver vagliato, il nome o i nomi, dispone.

E così l’ipotesi di una conferma dell’attuale numero uno, Ignazio Visco, “torna a ridiventare l’opzione più probabile”, dicono le stesse fonti. Ma il cdm potrebbe anche prospettare al Capo dello Stato una terna di nomi con dentro, oltre a Visco, due soluzioni interne molto forti: il direttore generale Salvatore Rossi e il vice direttore generale Fabio Panetta. Sarebbe il Colle, a quel punto, a doversi assumere in toto l’onere della scelta. Ma è proprio da qui che arrivano tre diverse considerazioni.

La prima è che Mattarella, che stava vagliando soluzioni alternative a Visco, ora sa che se confermare il governatore è complicato, molto più complicato, dopo l’improvvida mossa della mozione parlamentare del Pd che lo ha a dir poco “irritato”, è diventato non confermarlo. “L’Europa ci guarda” è l’ossessione (benigna) di Mattarella e il suo cruccio è che “l’indipendenza dell’Istituto sia salvaguardata”. Al Quirinale pensano, però, che la matassa debba scioglierla Gentiloni non prima di un chiarimento con il suo partito, il Pd. In questo paradossale gioco dell’oca, dunque, già si torna alla casella di partenza. E, cioè, al rapporto  – teso, nonostante alcuni parziali schiarite: Gentiloni salirà, sabato, sul treno di Renzi  – tra il premier e il segretario.

Il governo ha rinviato lo scottante dossier al cdm del 27 ottobre, ma non può andare oltre (Visco scade il 31 ottobre quando terrà il discorso alla Giornata del Risparmio) e potrebbe anche anticipare la scelta di qualche giorno. A palazzo Chigi fanno i vaghi: si limitano a dire che “tutte le soluzioni (riconferma di Visco, sua sostituzione con uno dei vice, ndr) sono sul tavolo” mentre persino Renzi finge di dire che “qualsiasi decisione verrà presa dal governo la rispetterò atto né devo dare consigli a Paolo”.

Pietose bugie, certo. E Visco? “Il governatore è tranquillo e al lavoro” raccontano fonti di BankItalia, dove si vuole dare l’idea di una squadra coesa che lavora sempre in modo collegiale sui dossier che è come dire: “Le responsabilità sui crack delle banche popolari, se ci sono, ma non ci sono, sono di tutto il direttorio, non solo sue”. Certo è che “Visco c’è” né intende ritirarsi dalla corsa ad auto succedersi. Anzi, crede di avere ancora molte carte da giocare. Il governatore, in queste ore, sta limando tre discorsi di commiato: il primo sarà una cerimonia tutta interna all’Istituto, ad usum dei dipendenti, ma che terrà alla presenza di tutto il Direttorio; poi c’è l’intervento ufficiale alla Giornata del risparmio, suo ultimo appuntamento ufficiale il 31 ottobre (ultimo giorno, per fatalità, di un mandato lungo sei anni); infine, la sua audizione, già concordata con il presidente Casini, nella neonata commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Audizione che potrebbe diventare esplosiva, per quello che ha in mente di dire il Governatore ma che comunque si terrà dopo il 31 ottobre.

Ieri, non a caso, il presidente del Pd, Matteo Orfini, duro con Visco forse quasi più di Renzi, ha annunciato l’invio di una lettera proprio a Casini per “de-secretare tutti gli atti di BankItalia” . Un modo per dire – come ha ribadito, ieri sera, Renzi da Firenze – che “è allucinante dire che qualcuno è intoccabile, nessuno può esserlo”. Tantomeno Visco. E se la scelta cadesse sul dg, Salvatore Rossi, assai gradito a Renzi? “Ignazio e Salvatore sono amici da una vita, i loro rapporti sono eccellenti e tali resteranno” assicurano da via Nazionale. Il terzo nome è quello di Fabio Panetta: il vicedirettore di BankItalia “si sta battendo come un eroe”, dicono insieme banche (il tifo del capo di Banca Intesa San Paolo per Panetta non è, da questo punto di vista, indifferente) e imprese, con la Bce di Draghi sulla delicata questione dei crediti deteriorati. Dunque, chi la spunterà tra Visco stesso, Rossi e Panetta? Ancora pochi giorni e si saprà.

NB. Articolo pubblicato il 22 ottobre 2017 a pag. 2 del Quotidiano Nazionale. 

 

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