BankItalia, Visco rimane dov’è. E tra Renzi e Gentiloni cala il gelo. Il ruolo decisivo di Mattarella nella riconferma

tetto del Quirinale

Il ‘tetto’ del Quirinale, detto ‘Torrino’, dove riceve i suoi ospiti il Capo dello Stato

Ettore Maria Colombo – ROMA

Ormai è sicuro: il prossimo governatore di BankItalia si chiamerà come l’attuale, Ignazio Visco. Six more years, si potrebbe dire, datt che l’incarico dura sei anni. La triangolazione tra Gentiloni, Mattarella, e palazzo Koch ha funzionato alla perfezione, come un orologio svizzero. In più, con la benedizione del governatore della Bce, Mario Draghi, da sempre ‘grande elettore’ di Visco e che oggi e domani lo ospiterà a Francoforte per la consueta riunione dell’intero board della Bce sul cruciale tema dell’allentamento del Quantitative easing. Nessuna ‘terna’, dunque. Prevedeva, all’inizio, oltre Visco, due nomi interni a palazzo Koch, quelli di Salvatore Rossi, attuale dg, gradito anche a Rennzi e Fabio Panetta, attuale vicedirettore, mentre nelle ultime ore era anche spuntata l’ardita ipotesi di un esterno: Fabrizio Saccomanni, ex ministro con un passato in Bankitalia, il più quotato proprio nel 2011 quando toccò a Visco. Ma Mattarella non ha voluto saperne, di nomi alternativi: ha deciso lui di riconfermare Visco anche se Gentiloni gli ha, appunto, proposto diverse soluzione soft e alternative.

La procedura di nomina del nuovo Governatore, da quando la carica è diventata elettiva e non più a vita, tecnicamente, è però decisamente un po’ farraginosa. Oggi il premier scriverà una lettera al consigliere anziano del Consiglio d’Istituto di BankItalia con il nome da lui indicato. Il Consiglio, formato dai tredici membri nominati nelle Assemblee territoriali, si riunirà per un parere ‘successivo’ alla lettera di Gentiloni. A quel punto il nome sarà designato dal cdm che si riunirà venerdì pomeriggio: lì il sottosegretario alla presidenza, Maria Elena Boschi, verbalizzerà e protocollerà l’atto ufficiale. Il quale atto arriverà sul tavolo del presidente della Repubblica che designerà formalmente il nuovo governatore. Al Colle fanno sapere che ‘il faro’ di Mattarella è sempre stato quello di “preservare l’autonomia e l’indipendenza di palazzo Koch”, in relazione ai rapporti con la Bce e la Ue ai mercati internazionali. Ma non è un segreto per nessuno che la riconferma di Visco è cosa fatta: Gentiloni e Mattarella hanno deciso che era “meglio fare così” e così hanno fatto.

A rimanere con un palmo di naso sarà, naturalmente, il leader Pd, Matteo Renzi. Ha fatto fuoco e fiamme contro la riconferma di Visco e da molto prima della famigerata mozione parlamentare con cui, il giorno stesso in cui ha fatto partire il suo treno in giro per l’Italia, lo ha fatto sostanzialmente sfiduciare dal suo stesso partito. Ieri, dal treno che pian piano si avvicina a Portici-Pietrarsa, dove da oggi inizia la tre giorni di conferenza programmatica del Pd (senza Renzi che oggi volerà a Parigi per incontrare il presidente francese Macron), il leader dem ostentava tranquillità: “Voglio tenermi lontano dal chiacchiericcio della politica” spiegava ai suoi, dal Rosatellum votato a colpi di fiducia al Senato fino, appunto, al caso Visco. A tuonare contro la riconferma di Visco è rimasto solo il soldato Orfini (Matteo): “Noi abbiamo chiesto e chiediamo discontinuità, a BankItalia, la nostra mozione non è stata una forzatura”. Ma anche i renziani di più stretta osservanza sanno che “Matteo si è ormai rassegnato alla riconferma di Visco. Ciò non toglie – notano però le stesse fonti del Nazareno – che si prenderà molti sfizi. A partire dalle audizioni all’interno della commissione sulle banche fino a tutta la campagna elettorale in cui tuonerà sul tema banche”.

Un’altra cosa è sicura: i rapporti tra il leader del Pd, Renzi, e il premier, Gentiloni, sono ormai al minimo storico: ‘gelidi’, come vengono descritti, è dire poco. I due non si parlano da giorni e, forse, solo la presenza di Gentiloni al fianco di Renzi sabato prossimo, quando il treno del leader dem arriverà nell’antica stazione di Pietrarsa (Portici) dove si sarà già aperta la tre giorni di conferenza programmatica del Pd potrà servire, con un colloquio franco e aperto tra i due, a rasserenarli. Se si parleranno.

NB: Articolo pubblicato a pagina 7 del Quotidiano Nazionale il 26 ottobre 2017.

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