Salvini e Di Maio, gemelli diversi. I due leader si piacciono, ma riusciranno a governare insieme? Centrodestra, fuga di FI verso la Lega

Pubblico due articoli usciti negli ultimi due giorni (26 e 27 marzo 2018) su Quotidiano nazionale. 

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  1. Salvini e Di Maio “gemelli diversi”. Si piacciono e si cercano molto, ma riusciranno a governare?

Ettore Maria Colombo – ROMA

 “Di Maio lo sento al telefono più volte della mia mamma”. E’ stato quando Matteo Salvini ha pronunciato – apposta perché tutti lo sentissero – questa frase che la sensazione di un feeling più che marcato tra i due leader si è tramutato in un dato di fatto. Telefonate, Sms, messaggini Whats App, magari qualche cuoricino e qualche faccina (gli emoticon). Dal 14 marzo, data della prima telefonata (almeno di quelle che sono state raccontate dai giornali, prima Quien sabe?), è stato un continuo: “Ciao Luigi, sono Matteo”. “Pronto Matteo, sono Gigi”. Fino al capolavoro finale, l’elezione dei nuovi presidenti delle Camere, con Berlusconi ricacciato nell’angolo, una ruota di scorta, e il Pd che non tocca palla. Certo, la strada per fare un governo insieme (con FI? Solo loro due? E il premier? Chi dei due la spunterà?) è tutta in salita, ma il rapporto di amicizia e stima ormai è saldo. Beppe Grillo ha suggellato il patto e celebrato le nozze: “Di Salvini ci si può fidare, è un uomo che rispetta la parola data” (Berlusconi non potrebbe dire lo stesso forse, anzi…).

Insomma, Luigi Di Maio (classe 1986, di Avellino) e Matteo Salvini (classe 1973, milanese) sembrano fatti apposta per intendersi. Uno trentenne, l’altro quarantenne, e il fattore generazionale conta, sono entrambi rottamatori, entrambi volitivi, come uomini e come leader, hanno una grande smania di prendere il Potere, la Stanza dei Bottoni. Sono anche, entrambi, molto e molto seriamente fidanzati. Certo, della compagna di Salvini, Elisa Isoardi, tutto si sa perché è un personaggio pubblico, un volto della tv, mentre della nuova compagna di Di Maio, Giovanna Melodia, nulla, tranne che è una giovane e bella grillina di Alcamo.

Come giudicare e misurare similitudini e attitudini tra i due? Massimiliano Panarari, esperto di comunicazione politica, snocciola diversi e ragionati punti convergenza: “Sono senz’altro i responsabili e gli artefici di una vera rottura generazionale e non solo per il dato anagrafico. Il tentativo di governare insieme sarà faticoso, produrrà un’alleanza instabile, ma hanno già ottenuto il risultato di aver riconfigurato il sistema politico. Salvini sta creando un centrodestra legaforzista e ne è egemone, Di Maio sta formando una nuova Balena… gialla”. “Sono entrambi populisti – continua Panarari – anche se uno è nettamente sovranista, Salvini, e l’altro più camaleonte. In politica sono entrambi putiniani, ma Salvini lo è in modo più radicale. Hanno impostato la loro ascesa sulla rottura con l’establishment: la loro fonte di legittimazione politica è il ‘popolo’ nel senso più indistinto del termine. Fanno uso massiccio di social network, non disdegnando le fake news. Infine, sul piano personale, sono entrambi due ambiziosi”. Il sondaggista Roberto Weber, presidente dell’istituto Ixé, si è fatto una opinione molto precisa: “La loro è la vittoria della ‘qualunquità’. Rappresentano entrambi – e le loro classi dirigenti al seguito ancora di più – l’esaltazione della gente qualunque che, dopo anni di ‘Casta’ (specie quella del Pd) insopportabile e insostenibile, finalmente può governare. Salvini ci mette un di più di popolanità, e pure di volgarità, Di Maio appare più istituzionale, ma tutto quello che gli sta intorno non lo è. In entrambi trovo un tasso di aggressività proprio dell’uomo della strada che, però, si ritiene educato e quindi non eccede, ma vorrebbe poter dire il suo ‘vaffa’”. Resta da vedere se il ‘vaffa’, pur diversamente modulato, da parte dei due leader, reggerà alla prova del governo.

 

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2018 a pagina 3 di Quotidiano Nazionale


 

2. La Lega sta svuotando Forza Italia. Berlusconi ha deciso: i due capigruppo saranno due donne. 

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Silvio Berlusconi al Senato

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Salvini ha issato la sua bandiera su Palazzo Grazioli”. L’impietosa analisi sullo stato comatoso in cui versa FI la tiene Denis Verdini, che del Cavaliere era un ascoltato consigliere. Il guaio è che le cose stanno proprio così. Forza Italia è un partito allo sbando. Dai territori del Sud se ne stanno per andare, armi e bagagli (cioè clientele) in parecchi. In Puglia è un fuggi-fuggi che neppure uno come Raffaele Fitto riesce a fermare. Persino in Sicilia, portatori di voti azzurri levano le tende per andare con la Lega (sic). Al Nord, i pochi azzurri rimasti si erano già ‘padanizzati’. Del governatore ligure Toti, che di Berlusconi è una sorta di nemico in casa, e del suo feeling con Salvini, si sa, ma ora anche in Friuli FI ha dovuto lasciare il passo alla Lega, che candida Fedriga. La minaccia di far saltare le giunte a guida Lega (Lombardia, Veneto, Liguria) è un’arma spuntata.

E se, nei territori, la prospettiva di una “Lega Italia” si fa sempre più vicina, a Roma le cose non vanno meglio. Sia nel caso di un governo giallo-verde Lega-M5S, sia che si trovi un accordo tra il centrodestra unito e i 5Stelle, la forza attrattiva della Lega verso i parlamentari azzurri non può che aumentare, grazie a poltrone e ministeri già in vista.

Ma al Berlusconi che perde peso e presa ogni giorno non passa mattina che pure la lettura dei giornali non gli procuri un dispiacere. Ieri, l’ennesimo sbotto d’ira. Ha dovuto leggere gli sfoghi dei suoi capigruppo di Camera e Senato. Romani dice “Silvio non è più il leader, non condivido le sue scelte”, Brunetta sbotta “E’ finita”. I due, inoltre, avrebbero osato l’inosabile: mandarlo a quel paese. Sia come sia, Romani si chiude in un’impenetrabile silenzio: non smentisce nulla, ha perso la gara a presidente del Senato, gara in cui ha creduto fino all’ultimo, e sta per perdere anche quella a capogruppo, anche se sembra che chiederà la conta. Al suo posto andrà, per ricompensarla, Annamaria Bernini, a meno che non prevalga Lucio Malan. Alla Camera Brunetta fa sapere, urbis et orbis, che non ha “alcuna intenzione di continuare a fare il capogruppo, un mestiere difficile e pericoloso”, ma lo dice perché sa di aver già perso anche quella partita. Una raccolta di firme contro di lui ha dovuto stopparla Berlusconi in persona. Al suo posto andrà Maria Stella Gelmini, con il giovane calabrese Roberto Occhiuto come vice. Si tratta, tuttavia, di nomi che sarebbero stati perfetti per trattare un governo di grosse koalition con il Pd, non un governo con Salvini e i 5Stelle. Intanto, escono un po’ di dichiarazioni – ma neppure tante (Gasparri, Ronzulli, Schifani) – di azzurri che ribadiscono la “centralità” di Berlusconi e di FI per il futuro governo. L’ufficio stampa della Lega smentisce, ma a tarda ora, che Salvini abbia mai chiesto al Cav di “fare un passo indietro nominando un suo reggente” per trattare meglio con M5S. Intanto Salvini spiega, via Facebook, che “il premier” lo indicherà il centrodestra, dettaglia il programma e fa capire che il nome prescelto è solo il suo. Il suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti, lo dice a chiare lettere su La 7 (“L’incarico andrà a Salvini”) e avverte: “Molti eletti nei collegi condivideranno il suo programma”. Insomma, la Lega è pronta a spaccare tutti gli altri partiti, pure Forza Italia.

 

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 26 marzo 2018 su Quotidiano Nazionale


 

 

 

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