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Rosatellum ‘for dummies’. Tutto quello che c’è da sapere, in breve, sulla legge elettorale con cui l’Italia andrà a votare il 4 marzo

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Ecco un piccolo glossario, o vademecum, sulla nuova legge elettorale, il Rosatellum. Lo si potrebbe chiamare legge elettorale ‘for dummies’, ma non vorrei offendere i miei 25 lettori che sono, invece, ben lo so, ben più preparati della media nazionale. In ogni caso, con una facile ricerca, si possono trovare su questo blog altri articoli attinenti la preparazione, discussione e l’approvazione del Rosatellum in dettaglio. 

  1. COS’È IL ROSATELLUM

Il «Rosatellum» è il nuovo sistema elettorale in vigore in Italia che è stato varato con la legge n. 165/2017 promossa dal governo Gentiloni e votata da un largo arco di forze politiche (Pd-Ncd-centristi vari-FI-Lega-Misto, contrari M5S-Fd’I-Sel-Mdp-gruppi minori). È un meccanismo elettorale cosiddetto «misto» perché assegna il 64% dei seggi in collegi plurinominali con metodo proporzionale e il restante 36% dei seggi in collegi uninominali con metodo maggioritario.

A) COLLEGI UNINOMINALI

Sono 232, su 630 seggi, i collegi uninominali assegnati alla Camera dei deputati, tolti i 12 seggi attribuiti alle circoscrizioni Estero. Sono 116, su 315, i collegi uninominali assegnati al Senato, tolti i 6 della circoscrizione Estero. Trentino Alto-Adige (6 collegi Camera e 6 Senato) e Val d’Aosta (1 e 1) sono attribuiti come collegi uninominali puri.

B) COLLEGI PLURINOMINALI

Sono 386, su 630, i collegi plurinominali che vengono assegnati alla Camera dei Deputati attribuiti con metodo pienamente proporzionale effettuato su base nazionale.

Sono 193 i collegi plurinominali che vengono assegnati al Senato con metodo proporzionale su base regionale. Le circoscrizioni sono 28 alla Camera e 20 al Senato.

2. LE SCHEDE PER CAMERA E SENATO

A) DUE SCHEDE ELETTORALI. Le schede (rosa per la Camera, gialla per il Senato) elettorali rappresentano un’assoluta novità per l’elettore italiano. La scheda elettorale è fatta di diverse aree corrispondenti a ciascun partito o coalizione.

B) IL CANDIDATO NEL COLLEGIO UNINOMINALE. All’interno di ogni area presenta sulla scheda e divisa per partito e/o coalizione, c’è lo spazio rettangolare con un unico nome: è il candidato scelto da ogni partito o coalizione nel singolo collegio uninominale.

C) I SIMBOLI DEI PARTITI NELLA PARTE PROPORZIONALE. Sotto l’indicazione di ogni candidato di collegio, una serie di caselle indicano un nome e un simbolo di uno o più partiti, se in coalizione, che presentano, al loro interno, da due a quattro nomi del cosidetto «listino bloccato». Le singole liste dei candidati di partito o partiti in coalizione si presentano nel proporzionale a sostegno del singolo candidato di collegio.

D) DUE NOVITÀ. La prima sono le «istruzioni per l’uso»: si trovano nel retro della scheda. La seconda è il «tagliando antifrode», rimovibile e con un codice progressivo alfanumerico, introdotto per impedire il «voto di scambio».

3. COME SI VOTA

Il «mix» tra collegi uninominali maggioritari e collegi plurinominali proporzionali del «Rosatellum» permette all’elettore tre opzioni di voto molto facili e che spieghiamo qui.

Ma bisogna fare attenzione. Il «voto disgiunto» è vietato: l’elettore non può votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nel proporzionale.

A) L’elettore barra, sulla scheda, solo il nome del candidato del collegio uninominale. In questo caso, il voto si «trasferisce» automaticamente al partito o ai partiti che lo sostengono nella parte proporzionale. Se vi sono più partiti, a sostegno di una coalizione, il voto si «spalma», in modo perfettamente proporzionale, a tutte le liste che lo sostengono in quella circoscrizione elettorale.

B) L’elettore traccia un segno solo sul simbolo della lista, cioè del partito, che vuole sostenere. Sia che si tratti di un partito singolo sia che si tratti di un partito in coalizione, il voto dato al partito si «trasferisce» automaticamente anche al candidato nel collegio uninominale sostenuto dalla lista votata nella parte proporzionale, a prescindere che si tratti di una lista singola o di una coalizione.

C) L’elettore può tracciare un doppio segno sul candidato nel collegio uninominale e su una lista che lo appoggia nella parte proporzionale. Il voto è valido.

Ma attenzione: il voto  è «nullo» se l’elettorale traccia due segni, uno sul nome del candidato nel collegio e uno sul simbolo di una lista, singola o in coalizione, a cui quel candidato non è collegato nella parte proporzionale. E’ il voto “disgiunto”.

4. DOVE FINISCE IL VOTO?

A) In ogni collegio uninominale vince, tra i diversi candidati presenti sulla scheda, appoggiati da un partito o una coalizione, quello che arriva primo, anche solo per un voto, su tutti gli altri. Dunque, tutte le sfide nei collegi uninominali (232 alla Camera e 19 al Senato) sono «one-to-one».

La logica è mutuata dal sistema maggioritario anglosassone, basato tutto sui collegi uninominali, e viene detta del «the first past the post» (letteralmente, «il primo oltre il palo», termine preso dall’ippica) o del «the winner takes all» (il primo prende tutto).

B) I collegi plurinominali sono raggruppati in circoscrizioni elettorali (regionali al Senato e regionali e/o sub-regionali alla Camera dei Deputati). Il metodo di elezione è proporzionale (stante lo sbarramento al 3%) e i nomi dei candidati (da 2 a 4) presenti nei listini di ogni lista servono a determinarlo. Ci si può candidare solo in un collegio uninominale e fino a cinque collegi plurinominali (sono le pluri-candidature).

In caso di elezioni in più collegi, il candidato si ritiene eletto nel collegio uninominale o nel collegio plurinominale dove la sua lista ha preso la percentuale minore di voti.

C) Ogni lista elettorale deve rispettare, nelle candidature, la «norma di genere». Ognuno dei due sessi non può rappresentare più del 60% (e non meno del 40%) dei tutti i candidati nei collegi uninominali. Anche nei collegi plurinominali va rispettata la «norma di genere» (60% di un sesso e 40% dell’altro) per quanto riguarda i capolista mentre la collocazione dei candidati nei listini deve rispettare un ordine alternato di genere (uomo-donna o donna-uomo).

5. CHI ENTRA E CHI ESCE

A) SOGLIE DI SBARRAMENTO “ESTERNE”.

Le soglie di sbarramento presenti nella legge elettorale sono due. La prima riguarda le liste singole che si presentano nella parte proporzionale: ognuna di esse deve superare il 3% a livello nazionale per ottenere seggi.

La seconda riguarda le coalizioni: ogni coalizione, composta da più liste, deve superare il 10% e, al suo interno, vi deve essere almeno una lista che superi il 3%. In Trentino e in Valle d’Aosta la soglia di sbarramento è fissata, come norma a tutela delle minoranze linguistiche, al 20%.

B) SOGLIE DI SBARRAMENTO “INTERNE”.

Esistono anche delle soglie di sbarramento interne alle liste che compongono una coalizione. Sotto l’1% una lista che sta dentro una coalizione non ottiene seggi per sé, ovviamente, né ne porta agli altri partiti coalizzati con essa. Tra l’1% e il 3% dei voti, invece, la lista in coalizione non ottiene seggi per sé, ma contribuisce ad aumentare i seggi dei partiti (o del partito) più grandi che stanno, ovviamente, nella sua stessa coalizione. Sopra il 3%, ovviamente, una lista ottiene seggi per sé stessa.

6. DAL VOTO AL SEGGIO

Ma come si traducono i voti in seggi? Bisogna partire dal fatto che Camera e Senato hanno composizione ed elettorato (attivo e passivo) diversi. In ogni caso, in entrambe le Camere saranno presenti ben tre (quattro, in realtà, al Senato) diversi sistemi di elezione che comporranno gli scranni dei 630 deputati e dei 315 senatori eletti il 4 marzo con il Rosatellum.

A) CAMERA DEI DEPUTATI

Alla Camera (630 membri) siederanno 232 deputati eletti in altrettanti collegi uninominali maggioritari: 225 eletti in 18 regioni, uno in Valle d’Aosta, sei in Trentino Alto-Adige. I restanti 386 seggi della Camera saranno assegnati con il sistema proporzionale (il metodo è del «quoziente intero e dei più alti resti») ai diversi partiti a seconda che superino lo sbarramento. 12 seggi vengono assegnati alle Circoscrizioni Estero.

B) SENATO DELLA REPUBBLICA

Al Senato (315 membri) siederanno 116 senatori eletti in altrettanti collegi uninominali maggioritari: 109 eletti in 18 regioni, uno in Valle d’Aosta, sei in Trentino Alto-Adige. I restanti 193 seggi del Senato saranno assegnati con il sistema proporzionale, ma con un calcolo effettuato, al Senato, su base regionale. In più vanno conteggiati i 6 seggi della Circoscrizioni Estero e i 5 senatori a vita (Monti, Cattaneo, Piano, Rubbia, Napolitano,), da poco diventati 6 con la nomina di Liliana Segre.

7. SCENARI POST-VOTO

A) C’È LA MAGGIORANZA

Se una coalizione riuscisse ad ottenere il 42% (o oltre) dei voti, grazie alla cosiddetta «disproporzionalità» della legge elettorale – stimata da analisti e sondaggisti tra il 4% e l’8% circa dei voti (il calcolo è frutto della ripartizione in seggi alle liste maggiori dei voti presi dalle liste che non superano il 3% e dalla vittoria in molti collegi uninominali) – potrebbe ottenere o avvicinarsi molto alla possibilità di avere la maggioranza in entrambe le Camere, cioè la metà più uno dei seggi in ognuna (316 su 630 alla Camera, 161 su 315 al Senato, dove però siedono 6 senatori a vita per un totale di 321 seggi). In questo caso, la coalizione vincente potrebbe avere i numeri per governare da sola.

B) LARGHE INTESE

Se nessuna coalizione o nessun partito singolo arrivasse a ottenere più del 40% dei voti, nessuno di essi sarebbe in grado di governare. Sarebbe, quindi, necessario dare vita al cosiddetto governo di «larghe intese», a volte detto anche “governo di unità nazionale”.

A seconda dei risultati dei vari partiti e su precisa scelta del presidente della Repubblica, potrebbe trattarsi o di un governo tra FI, Pd e centristi (di centrodestra come di centrosinistra) oppure di un governo tra M5S e Lega (ipotesi più difficile) o di un’ipotesi ancora altra ma assai più remota (e cioè un governo Pd-M5S-Leu, etc…).

C) RITORNO AL VOTO

Se nessuna coalizione o partito si avvicinasse al 35% dei voti, non ci sarebbero le condizioni per le «larghe intese», a prescindere dalle possibili combinazioni. Il capo dello Stato avrebbe, quindi, davanti a sé solo tre strade: 1) far andare avanti il governo Gentiloni, a quel punto dimissionario, cioè in carica solo per “il disbrigo degli affari correnti”, perché così si dovrà presentare davanti alle nuove Camere, o un Gentiloni bis che godrebbe di una fiducia “tecnica” o di una “non sfiducia” da parte delle Camere fino a nuove elezioni (forse in autunno); 2) dare vita a un governo «tecnico» o «del Presidente» di «emergenza nazionale» appoggiato da tutti i partiti sempre per indire nuove elezioni;  3) far nascere un governo «di minoranza», mandandolo davanti alle Camere in cerca, di volta in volta, di una maggioranza numerica. Gli obiettivi di governi simili sarebbero, nelle intenzioni del Presidente della Repubblica, quelli di garantire l’approvazione della manovra economica (ottobre-dicembre) e, forse, anche di una nuova legge elettorale.


NB: Questo articolo è stato pubblicato, in forma più succinta, sul Quotidiano Nazionale del 19 febbraio 2018. 


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Elezioni politiche del 4/03/2018. “Diamo i numeri!”. Tutti i sondaggi di tutti gli istituti raccolti in un’unico articolo con illustrazione e spiegazione annessa

Contrassegni elettorali Politiche del 4 marzo 2018

Contrassegni elettorali Politiche del 4 marzo 2018

 

Nota metodologica. Propongo qui, riprendendo in mano gli articoli per il mio sito, alcune elaborazioni dei principali istituti di sondaggi di oggi: la supermedia di YouTrend di Pregliasco per Agi, l’istituto Demos per Repubblica, l’Istituto Piepoli per la Stampa e per Rai 1, l’Istituto Ipsos per il Corriere della Sera, l’istituto Ixé di Roberto Weber per Huffington Post, lo storico istituto SWG e l’Istituto Noto per Quotidiano Nazionale  (a questo link: https://www.quotidiano.net/politica/elezioni-2018-sondaggi-1.3728424).

Per ragioni di scrittura e migliore comprensione dei vari sondaggi, segnalo che analizzo, avvalendomi di analisi già scritte dalle varie fonti citate, i sondaggi uno per uno e NON facendo una media tra essi perché impossibile date le evidenti discrepanze tra gli stessi.

Segnalo anche che da domani in poi è espressamente fatto divieto, per tutti i mass media (giornali, radio, televisioni, siti Internet) pubblicare, in forma totale o parziale, sondaggi sulle elezioni politiche in base a una deliberazione dell’Agcom fino al giorno dopo il voto. 

NB: evito di ripetere qui ogni commento e analisi sulla legge elettorale in vigore, il Rosatellum, su cui tornerò però in prossimi articoli su questo sito. In ogni caso, sul mio sito sono facilmente rintracciabili diversi articoli che spiegano il funzionamento del Rosatellum, sia in sintesi che per esteso, articoli cui rimando per gli approfondimenti.


1) Una media più o meno “ponderata” degli ultimi sondaggi sulle elezioni politiche. 

Sono diversi i giornali (Corriere della Sera, Stampa, Repubblica, Quotidiano nazionale) che oggi pubblicano sondaggi di diversi istituti demoscopici (i più importanti, in genere: Demos, Noto, Piepoli, Ipsos, Ixé, etc.) in merito alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

A) Secondo l’istituto Ipsos, guidato da Nando Pagnoncelli, per il Corriere della Sera, che analizza ed elabora solo le proiezioni per la Camera dei Deputati e non per il Senato, i principali partiti italiani avrebbero questi risultati e questa distribuzione di seggi:

grafico sondaggi  di Pagnoncelli (Ipsos) x il Corriere

grafico sondaggi di Pagnoncelli (Ipsos) x il Corriere

Nello specifico, vediamo i risultati dei principali partiti politici (senza le aggregazioni):

Pd : 22,6% (al 16/02) – 23,1% (al 13/01) – 23,4% (al 14/12/2017) – 25,5% al (27/10/2017)

Come si vede, il Pd non è mai più riuscito a recuperare i punti persi con la scissione.

Insieme (Psi-Verdi-Ulivisti): 1,1% (al 16/02) – 1,4% al 13/01/2018.

Civica e Popolare (Lorenzin): 1,1% (al 16/02) – 1,8% al 13/01/2018.

+Europa (Bonino): 3,1% (al 16/02) – 1,2% al 13/01/2018.

Solo la lista Bonino è vicina al raggiungimento della soglia di sbarramento del 3%, entrambe le altre due liste minori di centrosinistra rischiano di non arrivare all’1%. I loro voti, in quel caso, andrebbero dispersi, perché così dice la legge elettorale.

Totale centro-sinistra: 27,9% (cui va sommato almeno lo 0,4% circa della Svp).

FI: 16,3% (al 16/02) – 16,5% (al 13/01) – 16,7% (al 6/12/2017) – 16,1% (al 27/10/2017).

Lega: 13,2% (al 16/02) – 13,8% (al 13/01) – 14,3% (al 6/12/2017) – 14,4% (al 27/10/2017).

FdI: 4,3% (al 16/02) – 4,7% (al 13/01) – 5,0% (al 6/12/2017) – 4,9% (al 27/10/2017).

Noi con l’Italia-Udc: 1,8% (al 16/01) – 0,9% (al 13/01).

Totale centro-destra: 35,6% 

Come si vede, Forza Italia ha fermato la sua crescita, la Lega ha avuto una flessione, nonostante i fatti di Macerata ed è ormai lontana dal 14% pieno della fine del 2017, Fratelli d’Italia ha perso qualcosa, ma si mantiene costante, Noi con l’Italia non decolla.

M5S: 28,6% (al 16/02) – 28,7% (al 13/01) – 28,2% (al 6/12/2017) – 29,1% (al 27/10/2017).

Impressiona la stabilità dei consensi dei 5Stelle, non scalfiti da alcuna Rimborsopoli, anche se rispetto agli ultimi dati dell’inverno 2017 anche M5S registra lievi flessioni.

LeU: 6,1% (al 16/02) – 6,4% (al 13/01) – 6,6% (al 6/12/2017) – 5,4% (ma solo come somma di Mdp al 2,8% e Sel al 2,6% al 27/10/2017).

Dopo una prima fiammata positiva a fine anno scorso, LeU resta inchiodata al 6%.

Altre liste (Casa Pound, Potere al Popolo, etc.): 1,8% (al 16/02) – 1,5% (al 13/01).

Forse un po’ troppo sottostimate, da Ipsos, le liste minori di destra e sinistra estrema.


 

B) Secondo l’Istituto Piepoli che fa i suoi sondaggi per la Stampa e per Rai 1, i dati delle intenzioni di voto dei principali partiti fotografati al 15/02/2018 sono i seguenti:

FI: 16% (stabile)

Lega: 13% (stabile)

Fratelli d’Italia: 5% (stabile)

Noi con l’Italia: 3% (+0,5%)

Totale centrodestra: 37% (+0,5%).

Come si vede, Piepoli sovrastima Noi con l’Italia (che, con il 3%, avrebbe seggi autonomi) e Fd’I. Di conseguenza, il risultato totale del centrodestra è più alto di quello di Ipsos.

Pd: 24,5% (+0,5%)

+Europa: 3% (stabile)

Insieme: 1,0% (stabile)

Civica e Popolare: 0,5% (stabile)

Svp: 0,3% (stabile)

Totale centrosinistra: 29,3% (-0,5%).

Piepoli è di manica larga con il Pd, che dà al 24,5% mentre Ipsos lo inchioda al 22,6%, segnala, come Ipsos, la lista Bonino sopra il 3% e indica risultati deludenti per gli altri.

M5S: 27% (stabile).

Piepoli, rispetto a Pagnoncelli, abbassa non di poco la percentuale dei 5Stelle.

Liberi e Uguali: 6,5% (stabile)

Altri (Casa Pound, Potere al Popolo, etc.): 0,2%

Non convince il dato sugli ‘Altri’: Piepoli stima troppo bassi sia la destra che la sinistra.


C) Secondo il sondaggio dell’Istituto Demos  per Repubblica, i dati sarebbero questi:

M5S: 27,8% (febbraio) – 28,0% (gennaio) – 28,7% (dicembre 2017) – 28,4% (dicembre 2016).

Pd: 21,9% (febbraio) – 23,0% (gennaio) – 25,0% (dicembre 2017) – 30,2% (dicembre 2016).

+Europa: 3,5% (febbraio) – 2,8% (gennaio).

FI: 16,3% (febbraio)  – 15,8% (gennaio) – 15,2% (dicembre 2017) – 12,7% (dicembre 2016).

Lega: 13,2% (febbraio) – 12,8% (gennaio) – 13% (dicembre 2017) – 13,2% (dicembre 2016).

Fd’I: 4,8% (febbraio) – 5,2% (gennaio) – 4,8% (dicembre 2017) – 4,4% (dicembre 2016).

Leu: 6,1% (febbraio) – 6,9% (gennaio) – 7,6% (dicembre 2017) – 5,0% (dicembre 2016, ma considerate come somma di Mdp e SI-Sel).

Altri: 6,4% (febbraio) – 5,5% (gennaio) – 5,7% (dicembre 2017) – 6,1% (dicembre 2016)

Come si vede il dato del Pd è davvero ai minimi storici, anche rispetto ad altri istituti, la lista Bonino supera e abbondantemente il 3%, le minori di centrosinistra sono in ‘Altri’. Forza Italia è data stabilmente al 16% e la Lega al 13%, come negli altri sondaggi, mentre i dati per Fratelli d’Italia oscillano sempre. La lista ‘Noi con l’Italia’ è computata in Altri, che arriva a quote considerevoli ma con modi e criteri a mio parere del tutto fuorvianti.


D) Restano fuori, dal panorama dei sondaggi, i dati di due istituti molto importanti e stimati: SWG (che lavora per il Pd) e Ixé di Weber che lavora per Huffington Post. Eccoli, sempre riferiti al giorno 15/02/2018.

I) Il primo che elenchiamo è quello di SWG:

M5S: 28,3% (+0,3)

Pd: 23,5% (+0,2)

+Europa: 2,9% (+0,1)

Civica e Popolare: 1,0% (+0,2)

Insieme: 0,8% (stabile)

SVP: 0,4% (stabile)

Totale centrosinistra: 28,6% (+0,1)

Leu: 5,9 (-0,6).

FI: 15,2% (-0,5)

Lega: 13,4% (+0,4)

FdI: 4,4% (-0,4)

Noi con l’Italia-Udc: 2,2% (+0,2)

Totale centrodestra: 35,2% (-0,4)

Altri: 1,1% (+0,4) e Potere al Popolo: 0,9% (+0,3)

Come si vede il centrosinistra è dato abbastanza alto, grazie soprattutto alle performance della lista Bonino, il Pd è dato lievemente più alto che altrove, mentre il centrodestra è dato stranamente molto basso, nel suo complesso, soprattutto per il dato di FI e Fd’It.

II) il secondo è di Ixé (Weber), i dati più interessanti perché ragiona in termini di seggi, oltre che di percentuali. Iniziamo con le intenzioni di voto per i diversi partiti.

Sondaggio sui partiti di Ixé del 17/02/2018

 

Passiamo alle tendenze di voto dei principali partiti analizzati in una serie storica.

Le tendenze dei principali partiti per Ixé

Le tendenze dei principali partiti per Ixé

 

Esaminiamo ora le tendenze di voto per le coalizioni, sempre con una serie storica.

Le tendenze di voto delle coalizioni per Ixé

Le tendenze di voto delle coalizioni per Ixé

 

Molto più interessanti sono però le analisi e le serie storiche di Weber per Ixé sulla trasformazione dei voti in seggi, anche questi analizzati in una serie storica. Eccole.

Serie storica seggi Camera dei Deputati x Ixé

Serie storica seggi Camera dei Deputati x Ixé

 

Serie storica Senato della Repubblica x Ixé

Serie storica Senato della Repubblica x Ixé

 

Infine, ecco le considerazioni di  Weber per Ixé – Huffington sulle proiezioni in seggi:

Molto probabilmente ai fini della  governabilità sarà decisivo l’andamento nelle regioni meridionali del paese, dove lo scarto fra centro-destra e M5S appare minimo.

Da un punto di vista qualitativo vale la pena di osservare ancora:

  • l’accelerazione della lista Più Europa con Bonino, che sembra catalizzare l’attenzione degli orfani e degli scontenti del PD attuale;
  • l’apparente fragilità di Liberi e Uguali che evidentemente pagano dazio a Potere al Popolo;
  • la virtuale impermeabilità dell’M5S alle polemiche sui rimborsi;
  • il trend in continua crescita di Forza Italia a danno diretto della Lega di Salvini.

I principali punti interrogativi – cui ahimè i nostri lettori troveranno risposta solo il 4 marzo – sono relativi:

  • alla tenuta effettiva del Pd nelle regioni del centro e segnatamente in Emilia Romagna;
  • al carattere della affermazione della Bonino: virtuale o reale come i sondaggi sembrano testimoniare?
  • al M5S che pur restando solidissimo, potrebbe aver esaurito il potenziale di crescita anche a causa delle polemiche recenti

La sensazione più generale che ricaviamo è che oggi un governo di centro-destra appare decisamente più vicino di due mesi e mezzo fa.

Fin qui il ragionamento di Weber per Ixé, molto convincente anche se – a mio avviso – sottostima troppo il risultato del Pd-centrosinistra e sovrastima troppo il centrodestra.

 


2) I sondaggi dicono che il governo è una missione (im)possibile: 

“Il M5S non perde voti e il Pd va sotto il 22 per cento. Il centrodestra prima coalizione, ma ancora lontano dalla maggioranza dei seggi”.

Ecco i numeri e le analisi di  YouTrend. Rielaborazione del sito ‘”List” di Mario Sechi, cui sono abbonato, e che pubblicamente ringrazio, come ringrazio le sempre puntuali analisi di Youtrend di Lorenzo Pregliasco.

Non c’è nessuna maggioranza di governo. Anche gli ultimi sondaggi confermano che per ora il centrodestra è largamente in testa ma è “corto”, alla coalizione guidata da Berlusconi mancano una trentina di seggi per assicurarsi il controllo della Camera e del Senato. Demos, SWG e altri sono allineati e lo scenario è quello che abbiamo raccontato.

 

Numeri e mappa del voto

A) Ecco il quadro presentato da List e YouTrend: le tendenze dei principali partiti.

Storico tendenze dei partiti in percentuale (Youtrend)

Storico tendenze dei partiti in percentuale (Youtrend)

 

Il Movimento 5Stelle (linea gialla) va dritto come un treno (la battuta di Lorenzo Pregliasco è stata: “Sembra la mappa della metropolitana di Londra”), il Partito democratico (linea rossa) è in picchiata e nell’ultimo sondaggio di oggi (Demos per Repubblica) è in ulteriore calo (21.9%), Forza Italia (linea azzurra) continua salire, così anche la Lega (guadagna ancora qualcosa dopo i fatti di Macerata), Liberi e Uguali conferma il numero del 6%, gli altri piccoli partiti oscillano tra il niente e il 3% e in ogni caso con il Rosatellum avranno un ruolo importante, in particolare la lista Bonino per il centrosinistra e Noi con l’Italia per il centrodestra.

Ecco la mappa d’Italia, con particolare riguardo al voto nei collegi uninominali:

Distribuzione seggi Camera dei Deputati (Youtrend)

Distribuzione seggi Camera dei Deputati (Youtrend)

 

B) In termini di seggi (come si vede dal grafico sopra)  significa che, per ora, nessuno ha la maggioranza e per fare un governo ci vorrà parecchia fantasia. Quando il titolare scrive nessuno, significa che anche un’alleanza tra Forza Italia e Pd non ha i numeri per andare a Palazzo Chigi. I giochi elettorali dunque, almeno per ora, non risolvono niente e il trend conferma che il 5 marzo si aprirà una vera rumba per dare un governo al Paese.

Composizione Camere in base media sondaggi You trend
Composizione Camere in base media sondaggi You trend

 

C) Conseguenze inattese della legge elettorale e delle alleanze che ha prodotto. Sembra che la lista +Europa di Emma Bonino abbia un certo gradimento e che potrebbe perfino toccare quota 3%. Forse troppo, dunque occorre prudenza. In ogni caso, se succede, tutto questo per il Pd entra nell’agenda alla voce “conseguenze inattese”: potrebbe perdere non solo voti, ma anche seggi. Guardate qui:

Voti-seggi tra Pd e +Europa e altre liste minori cs

Voti-seggi tra Pd e +Europa e altre liste minori cs

 


 

3) “Elezioni 2018: gli ultimi sondaggi.

Dal M5s al Pd: chi sale e chi scende”.

L’articolo di Rosalba Carbutti (@rosalbacarbutti) per http://www.quotidiano.net 

Secondo l’istituto di Antonio Noto, centrodestra in crescita al 38%. il Movimento 5 Stelle resta il primo partito al 28%, nonostante Rimborsopoli. In flessione il Pd, fermo al 22%, stabile la coalizione del centrosinistra al 27,6%.

L’istituto “Noto sondaggi” rileva le intenzioni di voto dei principali partiti italiani a poche ore dallo stop imposto da Agcom. Nonostante la Rimborsopoli grillina, il Movimento 5 Stelle resta il primo partito e non perde consensi. Nel sondaggio, pubblicato il 15 febbraio,  il quadro della situazione, a oggi, in sintesi prevede: il Movimento 5 Stelle in aumento con un 28% dei consensi, primo partito; il centrodestra che veleggia al 38% con Forza Italia, Lega  e Noi con l’Italia in crescita, mentre Fratelli d’Italia è in calo; ilcentrosinistra al 27,6% con il Pd in flessione al 22%. 
Chi governerà, quindi, stando all’ultimo sondaggio? Secondo Antonio Noto, “a due settimane dal voto, il livello d’indecisione è ancora al 30%, cioè a un livello molto alto. Considerando che chi è ancora in dubbio probabilmente prenderà una decisione nell’ultima settimana prima del voto, è facile immaginare che questa fascia di elettori influenzerà l’esito delle urne”. In sintesi: è difficile e scientificamente non corretto fare previsioni in tal senso.

Prendiamo, infatti, i dati per coalizione del sondaggio di Noto: il centrodestra è in crescita al 38%, con gli azzurri al 16%, la Lega al 14,5%, Fratelli d’Italia al 4,5% e Noi con l’Italia, la cosiddetta quarta gamba, al 3%; considerando uno scarto di voti, questa coalizione potrebbe prendere un minimo del 36% e un massimo del 40%. Nel secondo caso, però, spiega Noto, non è detto che riesca ad avere la maggioranza. “Fare un calcolo dei seggi, considerando che il Rosatellum è un sistema che prevede sia il proporzionale sia l’uninominale, sarebbe comunque una forzatura. Senza contare che, a seconda anche di quanti partiti superano il 3%, ad esempio, il calcolo cambierebbe. Morale: il centrodestra potrebbe avere la maggioranza con il 37% e non averla con il 42%, considerando tutto un insieme di fattori variabili”.

Restando, comunque, alle intenzioni di voto, il centrosinistra resta stabile e, anche considerando una forbice di voti, tra il 25,6% e il 29,6%, resta stabile. Buone notizie, secondo l”ultimo sondaggio, per +Europa, la lista di Emma Bonino, che nella migliore delle ipotesi potrebbe anche superare il 3% (forbice 1,7-3,7%), ma anche per Lorenzin civica e popolare che oscilla tra l’1 e il 3 per cento. Stabili, invece, Insieme (allo 0,7%) e Svp (0,4%). Restando a sinistra, Leu è in flessione al 4,5% con una differenza di consensi che va dal 3,5% al 5,5%. Mettendo anche che ci fosse un’alleanza con il Pd e gli alleati, la coalizione di centrosinistra raggiungerebbe al massimo il 35,1%.

Resta un quesito: quanto la rimborsopoli grillina potrà, nelle prossime settimane, influenzare la campagna elettorale. “Nell’opinione pubblica non si può pensare che ci sia un un rapporto di causa ed effetto. Un caso come quello dei rimborsi – spiega Noto – viene metabolizzato dagli elettori dopo qualche giorno. Ciò detto, resta il fatto che l’elettore del M5S vota il Movimento non per premiare il progetto, ma ancora per rabbia. Nonostante la svolta governista di Di Maio, quindi, il voto contro, il dare lo schiaffo agli altri partiti, resta il motore di chi sceglie alle urne i grillini”.

NOTA METODOLOGICA: Il sondaggio è stato realizzato nella giornata del 15 febbraio in esclusiva per Quotidiano Nazionale attraverso interviste in tempo reale in tutta Italia su un campione di mille persone rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Ha risposto il 92% del campione.

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NB: tutti questi dati ed elaborazioni sono stati scritti in originale per questo blog. 
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Parafrasando #paulnizan “non permettero’ a nessuno di dire che i 50 anni sono gli anni più belli della vita”… in attesa, x nulla trepidante, di farli, domani 11 febbraio 2018, mi accingo ad accogliere qualche vecchio e caro amico/a per fingere di festeggiare… #compleanni #attese #tempusfugit (presso Via del Governo Vecchio)

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Il grande, incommensurabile, @vincinoweb, ritrattista principe oggi de @ilfoglio, ieri di molti altri gloriosi giornali, mi ha fatto l’ennesimo regalo. E, a differenza della fatalona di #rogerrabbit, posso garantire che mi disegna molto meglio di come sono… (presso Via del Governo Vecchio)

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